Milano Quotidiano

Convince il “cross-over” di Ciammarughi e Mascia

Al Conservatorio di Milano la performance del pianista Luca Ciammarughi e del danzatore Francesco Mascia. Un programma “contaminato” interpretato in maniera insolita e convincente

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Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati.

Il vostro cronista è sempre stato scettico nei confronti delle cosiddette “contaminazioni” musicali. Se volete metterlo di cattivo umore fategli ascoltare qualche brano di un qualsiasi Pavarotti & Friends, che so, Big Luciano che canta “Pazza idea” o Zucchero che canta “Va’, pensiero”. Ciascuno a casa sua, ha sempre pensato; “separazione delle carriere”, direbbe se fosse un giurista.

E invece a volte anche certezze che sembrano granitiche possono sgretolarsi se qualcuno vi fa vedere le cose da un altro angolo visuale e ve le propone con un diverso linguaggio. È successo domenica mattina al Conservatorio di Milano con la performance (è la parola giusta, non chiamiamolo “concerto”) del pianista Luca Ciammarughi e del danzatore Francesco Mascia, che hanno proposto non solo un programma “contaminato” ma lo hanno interpretato in maniera insolita e convincente. Bach, Schubert, Chopin, Mahler e Glass si sono alternati a David Bowie, Leonard Cohen, Prince e George Michael, scelti anche per la singolare coincidenza del decennale della loro morte. C’è da dire che questi quattro artisti non sono, con tutto il rispetto, Al Bano, Pupo, Bocelli o Laura Pausini e le loro composizioni hanno uno spessore musicale che và al di là delle melodie, facendosi apprezzare per armonizzazioni strutturate e complesse. Ciammarughi ha trascritto per pianoforte alcune delle loro canzoni più famose facendole respirare insieme a celebri brani dei grandi autori classici.

La scommessa ha funzionato, anche per la “messa in scena” affidata a Francesco Mascia, ballerino della Scala, che ha tradotto la musica in coreografia. Chi scrive non sa quasi nulla di balletto, per cui non entrerà in analisi tecniche: gli basterà dire che è rimasto conquistato dalla poesia, dall’armonia del gesto fisico del giovane danzatore in perfetta sintonia con la sensibilità musicale del pianista. Particolarmente coinvolgente la trascrizione dell’“Adagietto” dalla 5^ Sinfonia di Mahler, dove i due interpreti hanno condotto il pubblico dentro atmosfere che sarebbero piaciute al Luchino Visconti di “Morte a Venezia”.

Due parole infine su Luca Ciammarughi, artista-intellettuale: figura rara, perché ci sono tanti artisti che non sono intellettuali e tanti intellettuali che non sono artisti. Aggiungendoci una capacità divulgativa ancora più rara, che esprime in articoli, libri, conduzioni radiofoniche, didattica (è docente di Musica da camera al Conservatorio di Novara). Una poliedricità che ne fa un unicum nel panorama della musica colta italiana e che potrebbe essere valorizzata ancora di più dalle principali istituzioni musicali non solo milanesi. Sarebbe tra l’altro perfetto conduttore di un format televisivo alla Bollani, tanto per intenderci. Ma qui il vostro cronista non ha alcun potere, se non quello di dare l’idea a qualcuno che potrebbe realizzarla…

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