Sembra essersi avvitato il processo per la nomina del successore di Stefano Boeri alla guida della Triennale di Milano. Il secondo mandato dell’archistar è ufficialmente scaduto il 28 marzo. Ma il confronto tra il sindaco di Milano Beppe Sala ed il ministro della cultura Alessandro Giuli non ha ancora portato ad un esito positivo. Nonostante i tanti nomi messi sul tavolo in queste ultime settimane. In una recente intervista al Corriere l’architetto Mario Cucinella ha usato toni duri di critica: “Il contributo di architetti, designer, artisti e operatori della cultura, milanesi e non milanesi, avrebbe potuto delineare un programma per il futuro di Triennale da cui partire per cercare una persona più adatta a realizzarlo – ha detto -. Non sarebbe stato complicato, bastava una giornata. Invece si è scelto, come al solito, di seguire la strada del toto nomi, che è l’esatto contrario. E temo che alla fine sarà un’occasione persa”. Di Triennale e di cultura a Milano abbiamo parlato con Stefano Zecchi, filosofo, scrittore ed ex professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi. Nonché assessore alla Cultura con Albertini. Ecco cosa ci ha raccontato.
Professore, partiamo dalla Triennale. Cucinella ha incolpato, tra gli altri, anche il sindaco Sala per non aver ancora individuato un successore. E’ così?
Cucinella non conosce la procedura amministrativa. Il sindaco apre il bando ma se questo va deserto non è colpa del primo cittadino. Significa che il bando dovrà essere reiterato. Il problema è che tutti parlano a ruota libera. Il sindaco può avere magari altre responsabilità.
Come giudica invece l’operato dell’assessore alla Cultura Sacchi in questi anni?
Ho trovato inconsistente il suo operato. Di solito quando una persona fa, sbaglia e gli piovono critiche addosso. Ma quando uno non fa, galleggia. Il giudizio lo si dà sulle cose che vengono fatte. È una bravissima persona, ma avrebbe dovuto avere più energia creativa nell’organizzare le attività culturali milanesi. Cultura significa dare spazio alle energie che si vedono esprimere. Il compito di un assessore alla Cultura è dare vitalità alle energie creative.
Come si potrebbe dunque migliorare Milano da un punto di vista culturale?
Quando ero assessore ho promosso la Casa della Poesia, e lì si trovavano ragazzi che leggevano poesie. A me oggi piacerebbe fare una Casa della Storia, dove discutere, ma non sul modello dei talk show. Un confronto vivo anche su temi attuali come l’Iran. Non condivido l’ossessione giovanilistica.
E allora come si potrebbero avvicinare i giovani alla cultura?
La cultura nasce dall’educazione e dalla formazione. Noi a Milano abbiamo un tesoro: le nostre università. Ne abbiamo nove, il numero più alto europeo. Il problema è che non fanno rete. E questo spetterebbe all’assessore alla Cultura. Milano potrebbe diventare un centro di rinascita urbanistica. Ma bisogna mettere in relazione le diverse discipline. E invece sembra che l’unico problema sia quello di dove far dormire i ragazzi. Certo, una problematica reale. Ma non l’unica.
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Stefano Zecchi (immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


