Dalla Torre Milano vengono buttati giù i pm. Il Comune, invece, si salva. Questo hanno deciso i giudici. Riassunto minimo per chi non si occupa di urbanistica. I magistrati avevano chiesto una condanna per tutti gli imputati e pure il sequestro di un grattacielo alto 82 metri poiché costruito con una Scia al posto di due edifici preesistenti di due e tre piani, demoliti. I giudici hanno assolto tutti perché il fatto non costituisce reato. Cioè – come da sempre si sostiene da queste parti – non c’era niente di penalmente rilevante. Hanno seguito le norme. Se poi le norme sono giuste o sbagliate non lo decide il tribunale penale, e men che meno i pubblici ministeri.
Il prezzo di questa inchiesta lo paghiamo tutti noi
Generalmente, di fronte a casi del genere, il mio garantismo mi porta a discutere del prezzo umano pagato da chi è andato alla sbarra, è stato dipinto come mostro (in questo caso come mostro e palazzinaro, una specie particolarmente perniciosa). E invece questa volta vorrei parlare del prezzo che abbiamo pagato tutti noi. Tutti. Perché la sentenza sulla Torre Milano fissa e fisserà il benchmark per tutte le altre vicende. Dei giudici terzi ci hanno detto che no, non ci sono stati soldi, corruzioni, concussioni, altre cose strane. E che no, non costituisce reato il fatto di aver operato nel modo in cui si è sempre operato a Milano. Il prezzo che abbiamo pagato tutti noi e che continueremo a pagare nel prossimo futuro è che il settore degli investimenti immobiliari si è inchiodato.
I fondi stanno decidendo di andare via. Guardate che cosa è successo con gli australiani di Lendlease. Adios, amici. Ma chi mai può pensare di investire in un posto dove poi può capitare che ti sequestrano quello che hai costruito con titoli edilizi validi, perché pensano che le norme applicate siano sbagliate? Ecco, il prezzo di questo lo paghiamo e lo pagheremo tutti noi. Una città inchiodata, un settore che vale miliardi azzerato o quasi. Gli operatori che si guardano l’un l’altro ripromettendosi che sì, finiranno i cantieri perché non possono rimetterci tutto, ma che no, anche basta così.
E poi c’è l’altro prezzo, anche questo enorme, e che si giocherà nei prossimi anni. Sportelli urbanistici bloccati, paralizzati dalla paura. I dipendenti che se potranno, negli anni che li separano dalla pensione, che possono pure essere decenni, negheranno le autorizzazioni piuttosto che concederle: meno rischioso. I politici, che piuttosto che cambiare la città, piuttosto che avere un’idea di città e cercare di realizzarla lasceranno lo status quo: meno rischioso. Ecco, questa sentenza di Torre Milano è talmente mostruosa che non riesco neppure a gioirne. Gioisco solo di aver preso ancora una volta le parti del garantismo. Non come chi, anche nel Pd che pure ha governato e governa questa città (una sorta di dissociazione con se stessi), ha come riflesso condizionato dare ragione alla procura, invocando discontinuità. E non come chi, anche nel centrodestra che aveva appena finito la campagna per il sì al referendum (un altro caso di dissociazione) ha pensato di approfittarsi della situazione per rastrellare il voto di qualche invidioso sociale che ce l’ha con chi tira su i palazzi.
Una ultima notazione per Tiziana Siciliano, già procuratrice aggiunta che ha coordinato proprio i lavori sull’urbanistica e che ora è candidata con Massimiliano Lisa proprio per riportare la correttezza in città. C’è un giudice che ha accertato che l’operato del Comune è stato corretto. Se non si vuole dissociare anche lei da se stessa, dovrebbe trarne le debite conclusioni.
Post post scriptum. Un affettuoso pensiero anche per il Fatto Quotidiano. E’ dura prendere un altro colpo dopo il caso Minetti. Ma è questo che capita quando invece del garantismo ci si fa alfieri del giustizialismo.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


