Milano Quotidiano

Davide contro Davide: gli scontri del 25 Aprile a Milano negli sguardi (opposti) di Piccardo e Romano

Piccardo (Coordinamento associazioni islamiche Milano) e Romano (Museo della Brigata Ebraica): per Milano Quotidiano prospettive opposte sul corteo. Intervista doppia

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Davide contro Davide. Da una parte Davide Piccardo, alla guida del Coordinamento associazioni islamiche Milano. Dall’altra Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano e tra i fondatori della stessa nel 2004. Due protagonisti della vita culturale e politica cittadina che sulle tensioni che hanno caratterizzato la manifestazione del 25 Aprile si trovano inevitabilmente ad avere idee e opinioni molto diverse. Fronti opposti, che evidenziano sguardi agli antipodi sugli scontri durante il corteo e su quanto sta avvenendo nella polveriera mediorientale. “Non si è trattato di antisemitismo, ma di contestazione nei confronti delle politiche dello Stato di Israele per il genocidio a Gaza”, spiega Piccardo. “La manifestazione è scivolata su posizioni nazional-sovraniste sempre più intolleranti, barbarie contro la Brigata”, commenta Romano. Milano Quotidiano ha intervistato entrambi.

Piccardo (Coordinamento associazioni islamiche Milano): “Nessun antisemitismo, ma la Generazione Gaza prova orrore”

Piccardo, anche quest’anno al corteo milanese del 25 Aprile ci sono stati momenti di forte tensione tra parte dei manifestanti e la Brigata ebraica. Che cosa ne pensa?
Era qualcosa di annunciato, dopo l’escalation degli ultimi anni. Ma io sostengo che sia sbagliato farla passare come una contestazione antisemita ed antiebraica. Tanto che per altri rappresentanti ebrei in corteo ci sono stati solo applausi. Nei confronti della Brigata si è invece trattato di una contestazione spontanea da parte di persone comuni che hanno manifestato il loro dissenso verso lo Stato di Israele e le sue politiche. Quindi qualcosa di assolutamente legittimo, che nasce dal disgusto per il genocidio di Gaza e dalla contrarietà per la guerra contro l’Iran.

Mostrare le foto di Netanyahu e Trump è stata una provocazione?
Aggiungiamoci la presenza a inizio manifestazione di Eyal Mizrahi, l’uomo che in tv disse “definisci bambino” parlando delle giovanissime vittime di Gaza. E poi le bandiere israeliane e monarchiche. E’ chiaro che avrebbero generato degli effetti. Detto questo, ribadisco che ogni forma di antisemitismo è inaccettabile in ogni sede ed in ogni luogo, ma che si è trattato di una contestazione esclusivamente politica nei confronti dello Stato di Israele.

Il confronto tra ProPal e Brigata ebraica negli ultimi anni ha monopolizzato in modo crescente le celebrazioni del 25 Aprile: non dovrebbe essere una giornata dedicata – anche – ad altro?
Quella che possiamo definire come “Generazione Gaza” è fortemente turbata, preoccupata ed inorridita da quello che sta accadendo. La guerra è divenuta uno spettro, qualcosa di centrale nel pensiero delle persone, che pesa tantissimo e si riflette in tutto. E tutto questo ha grande attinenza in realtà con il 25 Aprile, perché è il giorno in cui si celebra la liberazione da una occupazione. E questo genera parallelismi con le lotte di liberazione di altri popoli che combattono per la propria autodeterminazione. Da tre anni c’è un clima molto pesante. E tra quello che accade a Gaza ed in Iran, c’è una crescente insofferenza verso le politiche degli Usa e di Israele.

Romano (Museo della Brigata Ebraica): “25 Aprile da rifondare: è divenuto un raduno nazional-sovranista”

Romano, fortissime le tensioni sulla Brigata ebraica questo 25 Aprile. Ma è dalla sua nascita nel 2004 che, tra alti e bassi, la sua presenza in corteo è fonte di sentimenti contrastanti. Cosa ne pensa?
Ogni generazione di ebrei si illude che l’antisemitismo sia qualcosa del passato, salvo poi vederlo riemergere. Le tensioni internazionali di questi anni hanno portato parte della società ad esprimere senza vergogna il proprio antisemitismo. Nella storia del 25 Aprile a Milano c’è però un punto di svolta specifico.

Quale?
Il cambio alla guida dell’Anpi: da quando ci sono Minelli e Pagliarulo, che si definiscono apertamente comunisti, anche la gestione della manifestazione è molto cambiata. Cenati non avrebbe mai usato quel palco per attaccare ripetutamente Israele. Anche quest’anno si è parlato solo della Brigata. E’ così che celebriamo i partigiani e gli alleati che contribuirono alla Liberazione dell’Italia? Con la graduale scomparsa dei personaggi che fecero parte del Cnl come Arrigo Boldrini, questa piazza ha perso l’abitudine alla diversità, scivolando su posizioni nazional-sovraniste sempre più intolleranti verso presenze extracomunitarie come quella ucraina o iraniana.

I ProPal hanno definito provocatori gesti come l’esibizione di foto di Netanyahu o il tentativo da parte della Brigata di prendere la testa del corteo. Cosa risponde?
Le foto di Netanyahu e Trump sono state portate dagli iraniani, che li considerano loro liberatori. Cosa si doveva fare, impedire loro di mostrarle? E poi mi sembra che si tratti di un completo ribaltamento della realtà, se consideriamo che di fronte a noi c’erano persone che inneggiavano a Hitler, hanno fatto il saluto romano, hanno addirittura parlato di “saponette”. Si tratta di barbarie, nonché di violazione della legge Mancino. Loro ci hanno aggredito, noi abbiamo ricordato chi ha combattuto per la libertà.

Fiano ha lamentato con Milano Quotidiano la mancata solidarietà da parti della sinistra, come ad esempio Avs. Cosa ne pensa?
Non sono sorpreso ma molto deluso da alcune mancate reazioni. Io provengo da una storia di sinistra e per me l’antinazismo è una cosa seria, non cambia a seconda della convenienza e delle circostanze. Ci sono stati parole e comportamenti inaccettabili ed è terribile che si cerchino scuse. La verità è che c’è un populismo anche a sinistra e sta degradando sempre di più. Innestandosi su una tradizione di antisemitismo a sinistra che esiste almeno dal 1700.

E’ pensabile un altro 25 Aprile come quello appena trascorso?
E’ una manifestazione che deve cambiare forma. Abbiamo provato a riformarla, ma va ribaltata e ripensata da capo. Non deve essere un raduno nazional-sovranista ma internazionalizzarsi. Dovremmo abituarci ad un 25 Aprile arricchito di bandiere di Paesi stranieri, riportando al centro delle celebrazioni coloro che hanno liberato il Paese. Serve radicalmente una nuova prospettiva.

 

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