Milano Quotidiano

Fabrizio Corona aggredito e rapinato a Milano, la pista del regolamento di conti: riconosciuto uno degli assalitori

L'ex re dei paparazzi avrebbe indicato ai carabinieri un imprenditore con cui ha avuto rapporti professionali e dal quale vanterebbe un credito economico. Sei uomini lo avrebbero accerchiato sotto casa, minacciandolo con un cacciavite

(fonte: Wikipedia)
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Potrebbe esserci un conto in sospeso di natura economica dietro l’aggressione subita da Fabrizio Corona sabato pomeriggio a Milano, nei pressi della sua abitazione in zona piazzale Susa. È una delle piste al vaglio dei carabinieri della Compagnia Monforte, impegnati a identificare i sei uomini che avrebbero accerchiato, minacciato e rapinato l’ex re dei paparazzi. Un episodio che, alla luce dei primi elementi raccolti, potrebbe non essere stato affatto casuale: Corona sarebbe stato infatti il bersaglio designato dell’azione.

A indirizzare gli accertamenti sarebbero state proprio le dichiarazioni del cinquantaduenne, che avrebbe riconosciuto uno degli aggressori. Secondo quanto riferisce Il Giorno, si tratterebbe di un imprenditore con il quale Corona ha avuto rapporti professionali e nei confronti del quale vanterebbe un credito economico. Un elemento ancora da verificare, ma che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire il movente dell’aggressione.

Corona riconosce uno degli aggressori: la pista dell’imprenditore

L’indicazione fornita da Corona agli investigatori rappresenta al momento uno degli sviluppi più significativi dell’inchiesta. Stando alle prime ricostruzioni, l’autore del format social “Falsissimo” avrebbe fatto il nome dell’imprenditore già nell’immediatezza dei fatti, circostanza che sarebbe stata verosimilmente ribadita nella denuncia formalizzata domenica.

L’uomo indicato da Corona, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, avrebbe anche precedenti specifici. Si tratta tuttavia di informazioni sulle quali saranno necessari ulteriori riscontri investigativi: allo stato non risultano identificati ufficialmente tutti i componenti del gruppo né sono state rese note contestazioni formali a loro carico.

I carabinieri hanno intanto acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. I filmati potrebbero consentire di ricostruire le fasi dell’aggressione, individuare gli altri partecipanti e verificare le modalità della fuga. L’ipotesi è che i sei uomini si siano allontanati a bordo di due automobili, circostanza ancora da accertare.

L’aggressione sotto casa: in sei contro Corona, minacciato con un cacciavite

L’episodio risale al pomeriggio di sabato 10 ottobre. Corona si trovava nei pressi della propria abitazione, nella zona di Città Studi, quando sarebbe stato avvicinato e circondato da sei uomini. Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima, gli aggressori lo avrebbero minacciato con un cacciavite, per poi colpirlo e strappargli due orecchini e altrettante catenine d’oro. Il valore complessivo degli oggetti sottratti sarebbe di circa 400 euro.

È stato lo stesso Corona a chiamare il 112, facendo intervenire i carabinieri. All’arrivo dei militari, però, gli aggressori si erano già dileguati. Il cinquantaduenne ha riportato alcune escoriazioni, ma ha rifiutato l’assistenza sanitaria e non è stato necessario il trasporto in ospedale.

Dopo l’accaduto, Corona ha contattato il suo storico avvocato, Ivano Chiesa, al quale avrebbe raccontato anche un particolare relativo ai componenti del gruppo: dal modo di parlare, gli sarebbe sembrato che avessero un accento calabrese. Una percezione riferita dalla vittima, che non costituisce di per sé un elemento utile a stabilire la provenienza degli aggressori.

“Fabrizio è stato aggredito fuori da casa sua da sei persone che, stando a quanto ha intuito, da come parlavano, erano di origine calabrese. Mi ha detto che a parte qualche escoriazione, niente di grave”, ha dichiarato Chiesa alla Tgr. Il legale ha inoltre riferito che il suo assistito avrebbe cercato di difendersi durante l’aggressione.

Le indagini dei carabinieri e il precedente delle minacce a settembre

L’inchiesta dovrà adesso chiarire se l’aggressione sia effettivamente collegata a precedenti rapporti economici e professionali o se alla base dell’episodio vi siano altre ragioni. La rapina dei gioielli potrebbe essere stata il principale obiettivo del gruppo oppure un elemento di un’azione mirata contro Corona. Sono interrogativi ai quali gli investigatori cercheranno di rispondere attraverso le testimonianze e l’analisi delle immagini.

Non è peraltro il primo episodio di violenza o intimidazione denunciato recentemente dall’ex fotografo. Il 3 settembre scorso Corona si era presentato in Questura a Milano dopo aver ricevuto, secondo quanto raccontato, messaggi minacciosi da due ex amici del figlio Carlos, che gli avrebbero chiesto 500 euro per evitare conseguenze fisiche per lui e per il figlio.

Corona aveva quindi raggiunto un appuntamento in via Noë, seguito a distanza da due pattuglie della polizia. Uno dei giovani aveva colpito con una catena il lunotto posteriore del suo Range Rover, mandandolo in frantumi.
In quell’occasione un ventenne, identificato con le iniziali A.B., era stato bloccato dagli agenti e indagato a piede libero per tentata estorsione e danneggiamento aggravato. Gli stessi reati erano stati contestati a un ventiquattrenne, P.V., riuscito inizialmente a fuggire. Al momento non emergono elementi che colleghino quell’episodio all’aggressione di sabato.

 

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