Milano Quotidiano

Fantapolitica meneghina, allucinazioni dell’estate 2026

Una ricostruzione immaginaria di ciò che potrebbe accadere nella politica milanese a partire da settembre: dalle primarie del centrosinistra alla sfida per Palazzo Marino nel 2027

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com

Quello che segue non è un retroscena politico né il racconto di fatti realmente accaduti, ma un esercizio di fantapolitica su ciò che potrebbe succedere nei prossimi mesi.

E’ l’inizio di settembre. Il segretario metropolitano Alessandro Capelli, come sempre, ha fatto una fatica immane a farci stare tutti – nel programma della Festa del Partito Democratico dal 3 al 13 settembre. Una delle pochissime feste di partito – che peraltro sono tutte di centrosinistra – sopravvissute a Milano (ed è un peccato: la politica è partecipazione, e anche dibattito).

Capelli, come prima Silvia Roggiani (ora segretaria regionale, un tempo metropolitana) e prima ancora Pietro Bussolati (oggi consigliere regionale, predecessore di Roggiani), è un po’ impazzito a fare il programma. Ma una cosa aveva ben chiara fin dall’inizio: un posto particolare avrebbe dovuto avere la presentazione del nuovo libro di Mario Calabresi, il giornalista figlio del commissario Luigi.

 

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Calabresi infatti è da un anno in predicato di correre da sindaco a Milano. Ha già incontrato molte persone, e qualche volta pure il sindaco uscente Beppe Sala, che su Calabresi è stato sempre molto criptico. Non apertamente ostile, ma neanche particolarmente entusiasta. Quando arriva alla festa dell’Unità, abbronzato e con il sorriso largo, Calabresi è accolto da una piccola folla. Tutti sanno che potrebbe succedere qualcosa. E così, lui sale sul palco. L’intervistatrice ci gira intorno per un’ora. Parla di molte cose, tutte interessanti.

E poi alla fine: ma che cosa ne pensi delle primarie? “Sì, sono disponibile a farle, e a candidarmi sindaco, se il popolo del centrosinistra e di Milano mi vorrà”, scandisce Calabresi. Che annuncia anche l’uscita sia dalla compagine azionaria che dai ruoli operativa in Chora, la società editoriale che ha fondato. Alea iacta est. La contesa si apre ufficialmente.

L’annuncio di Calabresi apre il cantiere delle primarie

La segreteria, nel giro di un paio di settimane, apre il cantiere delle Primarie. Fissa le regole: saranno larghe, oltre i limiti del Pd. Saranno aperte a tutti. Ma la presenza di Calabresi è ingombrante. Anna Scavuzzo ed Emmanuel Conte si ritirano. Per entrambi ci sono posti di assoluto prestigio a disposizione. In particolare Conte, per la sua capacità amministrativa e politica, rivestirà un ruolo di grande rilievo nella futura compagine di governo.

Sul fronte sinistro, Pierfrancesco Majorino ripete più volte che lui c’è, che è pronto a giocarsela. Ma Lorenzo Pacini, il piccolo Mamdani, e Tommaso Goisis, il candidato movimentista, non mollano: perché mai dovrebbero?

A ottobre inoltrato Gianni Barbacetto annuncia che se la giocherà anche lui: del resto, che cosa ha da perdere? Il sindaco di Milano uscente, Beppe Sala, si agita: sa che subirà decine di attacchi, e potrà difendersi così e così. La campagna per le primarie si infiamma. Majorino pensa di ritirarsi, esattamente come ha fatto Carlo Cottarelli (era scontato, questo). Azione è infatti subito confluita sul giornalista, una delle poche personalità a mettere d’accordo Calenda e il “kraken” Renzi, che pure aveva avuto la tentazione di buttare nella mischia una sua candidatura.

Donatella Sciuto, la rettrice amata da molti esponenti, così come l’ex rettrice di Bicocca Giovanna Iannantuoni, se era già ritirata a luglio, avendo capito l’andazzo. Ma il primo ad aver intuito la situazione generale era stato l’ex rettore del Politecnico Ferruccio “Ferro” Resta, sul fronte opposto.

Majorino sa che quattro contro uno, non finirà bene. Anche perché sulla sua mattonella ha Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis, e Barbacetto a bombardarlo sulla sua continuità rispetto alla giunta Sala. Complicato. Alla fine Majorino molla. Le primarie diventano improvvisamente confermative. Mario Calabresi arriva alle elezioni da grande favorito.

La sfida tra Calabresi e Lupi

Dall’altra parte, nel centrodestra, in “finale” ci sono arrivati Maurizio Lupi e Pietro Tatarella. Ma la legge elettorale nuova e le urne congiunte tra amministrative ed elezioni politiche alla fine hanno fatto prevalere la “ragion romana”. Ignazio ha scelto Lupi, che poi era quello a cui l’aveva promesso dall’inizio. Tatarella però fare il numero due, e prevedibilmente – considerato l’incarico nazionale di Lupi – sarà il vero capo del consiglio comunale quando tutto sarà finito.

Finisce come deve finire, nel giugno assolato 2027. Beppe Sala è scontento: è stato attaccato da tutte le parti, e soprattutto dai suoi. Ma va a Roma, e la sua vita avrà l’ennesima svolta. Lorenzo Pacini diventa il capogruppo in consiglio comunale, Emmanuel Conte direttore generale del Comune, Anna Scavuzzo andrà anche lei a Roma, sostenuta dai cattolici. Goisis diventa assessore.

Calabresi sindaco, ma non con la marcia trionfale che ci si sarebbe potuti immaginare, e che i sondaggisti corroboravano con i loro numeri: Lupi ha lottato bene, pezzo per pezzo, quartiere per quartiere.

E le elezioni, come non se ne vedevano da dieci anni (anzi, quasi undici), sono state combattute strada per strada, social per social.

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