Milano Quotidiano

Fascisti e fucili, Schlein “scomunica” Pacini: “Linguaggio che non ci appartiene”

La segretaria del Pd prende le distanze dall’assessore del Municipio 1 e candidato alle primarie milanesi: “Non evocherei mai i fucili, sono affermazioni sbagliate”

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Elly Schlein prende nettamente le distanze da Lorenzo Pacini e dalle frasi con cui l’assessore del Municipio 1 di Milano aveva evocato l’uso dei “fucili” nella lotta contro il fascismo. Una vera e propria scomunica politica arrivata dalla segretaria del Partito democratico nel corso della trasmissione In Onda su La7. “È un linguaggio che non ci appartiene e non ci deve appartenere. Non evocherei mai i fucili. Non ho nessuna difficoltà a dire che sono affermazioni sbagliate”, ha dichiarato Schlein, chiudendo così ogni spazio a possibili giustificazioni o interpretazioni attenuanti.

Le parole di Pacini alla Zanzara

La polemica era esplosa la scorsa settimana dopo l’intervento di Pacini ai microfoni de La Zanzara. L’assessore dem, che ha annunciato la propria candidatura alle primarie del centrosinistra per Palazzo Marino, aveva affermato: “Noi i fascisti li combattiamo alle urne e poi, a un certo punto, se serve, con i fucili. Così vi abbiamo sconfitto in modo definitivo una volta e così si sconfigge di nuovo il fascismo”. Pacini aveva poi rincarato la dose: “Siete già stati sconfitti una volta e verrete sconfitti altre mille volte. A un certo punto verrete fermati. Secondo me democraticamente, finché c’è la democrazia, poi ci sono altri modi per ricacciarvi indietro. L’abbiamo fatto una volta e abbiamo vinto”. Il riferimento era alla Resistenza e alla sconfitta del fascismo, ma il richiamo ai “fucili” e agli “altri modi” aveva immediatamente acceso lo scontro politico.

Le polemiche del centrodestra dopo le parole di Pacini

Tra i primi a intervenire era stato Fabio Raimondo, deputato milanese di Fratelli d’Italia, che aveva definito le dichiarazioni “di una gravità inaudita e incompatibili con qualsiasi incarico istituzionale”. “Evocare i fucili come strumento per combattere gli avversari politici significa superare ogni limite del confronto democratico e alimentare un clima di odio e di violenza che va condannato senza alcuna ambiguità”, aveva dichiarato Raimondo. Il parlamentare aveva poi sottolineato il ruolo istituzionale di Pacini e la sua candidatura alle primarie: “Non stiamo parlando di un anonimo militante o di un simpatizzante che ha perso il controllo. Pacini è un amministratore del Partito democratico, assessore nel Municipio 1 e si è persino autocandidato a sindaco della città”. Raimondo aveva quindi chiamato direttamente in causa la leader dem, chiedendole di prendere le distanze e di sollecitare l’espulsione di Pacini dal partito. Critiche e attacchi erano giunti anche dalla Lega.

 

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