Milano Quotidiano

Fine vita, in Lombardia il primo suicidio assistito gestito interamente dal Servizio sanitario

Il 59enne Domenico Zuccarella, malato di sclerosi multipla, aveva presentato la richiesta a novembre. La procedura si è conclusa dopo 290 giorni

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Sono stanco, non ne posso più“. Lo aveva detto davanti a un giudice il 23 giugno, dopo oltre sette mesi trascorsi in attesa di una risposta. Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto dopo aver ottenuto dal Servizio sanitario regionale lombardo l’assistenza per il suicidio medicalmente assistito.

È la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria medicalmente assistita, ma il suo caso segna un precedente: per la prima volta la sanità pubblica non si è limitata a verificare l’esistenza dei requisiti, ma ha organizzato e gestito anche la fase esecutiva della procedura.

Il primo caso gestito fino alla fase esecutiva

È questo l’elemento che distingue il caso Zuccarella dai precedenti. Finora, una volta accertati i requisiti, l’organizzazione concreta del suicidio assistito restava a carico della persona e delle associazioni che la accompagnavano. Questa volta, invece, il Servizio sanitario regionale ha fornito il farmaco e la strumentazione necessari, individuato il personale sanitario disponibile su base volontaria e definito una modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni fisiche di Zuccarella. È stato inoltre individuato il luogo in cui svolgere la procedura, garantendo l’assistenza sanitaria necessaria.

Dalla domanda alla morte 290 giorni: le linee guida ne prevedono 145

La richiesta era stata presentata all’Asst Ovest Milanese l’8 novembre 2025. La procedura si è conclusa il 25 agosto 2026: 290 giorni dopo. Un tempo doppio rispetto a quello indicato dalle linee guida approvate dalla Regione Lombardia il 13 maggio 2026, che fissano in 145 giorni, quattro mesi e tre settimane, il termine massimo per completare l’intero procedimento.

I solleciti e il ricorso d’urgenza

Dopo mesi di solleciti e diffide senza una conclusione della procedura, alla fine di maggio il collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, aveva presentato un ricorso d’urgenza al tribunale. Due le richieste: concludere l’iter in tempi compatibili con la progressione della malattia e, in caso di accertamento positivo dei requisiti, garantire attraverso il servizio sanitario anche la fase esecutiva.

È durante quel procedimento che, il 23 giugno, Zuccarella aveva spiegato personalmente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”. Conclusa la vicenda giudiziaria e sanitaria, Zuccarella ha disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica.

“Ora serve una legge regionale”

Per l’Associazione Luca Coscioni, il precedente resta però fragile finché la procedura è disciplinata soltanto attraverso atti amministrativi. “Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito'”, affermano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione. La proposta di legge regionale di iniziativa popolare è stata depositata, ma attende ancora l’esame dell’aula del Consiglio regionale lombardo.

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