Un’autopsia eseguita su un cadavere con sospetta tubercolosi potrebbe essere all’origine del focolaio scoperto all’Istituto di Medicina legale dell’Università Statale di Milano. È questa una delle ipotesi al centro degli accertamenti dell’Ats, dopo la conferma di otto casi di malattia tra specializzandi e personale. “Sono in corso le indagini per risalire alla fonte del contagio e verificare l’attuazione delle misure di prevenzione”, fanno sapere dall’Azienda per la tutela della salute. La vicenda risale all’inizio di luglio, ma è emersa pubblicamente soltanto ora.
Otto casi di tubercolosi e sette infezioni latenti
Gli otto casi accertati riguardano persone nelle quali il batterio ha provocato una manifestazione clinica della malattia. Altre sette persone sono risultate positive ai test, ma senza sviluppare la tubercolosi: hanno contratto il Mycobacterium tuberculosis in forma latente e stanno seguendo una terapia preventiva destinata a durare diversi mesi. Complessivamente sono quindi quindici le persone sottoposte a trattamento. Al momento nessuna risulta ricoverata.
L’esposto dell’Associazione liberi specializzandi
A rendere pubblica la vicenda è stato Massimo Minerva, presidente dell’Associazione liberi specializzandi, che ha inviato una lettera all’ateneo e annunciato un esposto ai carabinieri, previsto per mercoledì 26 agosto. “L’associazione si è fatta carico della denuncia per evitare problemi ai singoli”, spiega Minerva, secondo cui “questi ragazzi sono trattati come lavoratori non pagati”.
Per l’associazione, il focolaio sarebbe però soltanto la conseguenza di criticità più profonde legate alla prevenzione e alla formazione. “La cosa meno grave è che c’è stato un focolaio. Se fosse solo quello…”, osserva Minerva. Tra le questioni che saranno poste nell’esposto ci sono la formazione degli specializzandi sul trattamento del materiale biologico e la corretta valutazione del rischio professionale.
Anaao: “Problema strutturale sulla sicurezza”
Anche Anaao-Assomed Lombardia denuncia una situazione che non considera un semplice incidente. Secondo il sindacato esisterebbe “un problema strutturale” legato alla “assoluta mancanza di sicurezza e dei sistemi per la tutela delle condizioni di lavoro dei dirigenti medici e dei medici specializzandi”.
Il segretario regionale Massimiliano Oliva e il responsabile di Anaao Giovani Lombardia Matteo Sibilla chiedono l’aggiornamento urgente del Documento di valutazione dei rischi per le attività con esposizione biologica, impianti adeguati, comprese le cappe di aspirazione nelle sale autoptiche coinvolte, e l’attivazione tempestiva del medico competente.
La Statale: “Verifiche già avviate”
L’Università Statale di Milano assicura “massima attenzione a quanto segnalato” e fa sapere di avere già avviato “le opportune verifiche istruttorie per ricostruire quanto accaduto, coinvolgendo le diverse strutture competenti”. Parallelamente l’Ats, insieme al centro di riferimento regionale Villa Marelli dell’ospedale Niguarda, sta proseguendo con la sorveglianza sanitaria e il monitoraggio delle persone coinvolte.
Il caso arriva anche in Regione
Per Anaao, quanto accaduto alla Statale confermerebbe criticità già segnalate al direttore generale Welfare di Regione Lombardia Mario Melazzini. Il sindacato si dice disponibile ad aprire un tavolo con Palazzo Lombardia per verificare e rafforzare le condizioni di sicurezza sul lavoro. La richiesta è che il focolaio di Medicina legale non venga considerato un episodio isolato, ma diventi il punto di partenza per una verifica più ampia sulle procedure di prevenzione e sulla sicurezza nelle attività autoptiche.
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