Milano Quotidiano

Garlasco, ecco perché l’avvocato Lovati si trova a processo per diffamazione

Al centro del dibattimento le accuse rivolte dall'ex legale di Andrea Sempio allo studio Giarda sulle indagini del 2016-2017

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Andrea Sempio, almeno in questa fase, resterà fuori dal processo milanese che vede imputato Massimo Lovati per diffamazione nei confronti dello studio Giarda. La difesa dell’ex legale del 38enne aveva prospettato la possibilità di chiamarlo a testimoniare, ma il giudice Gianluca De Rosa ha respinto l’istanza ritenendo non sufficientemente precisati i temi sui quali Sempio avrebbe dovuto essere sentito. Il procedimento nasce dalle dichiarazioni rese da Lovati il 13 marzo 2025, quando ancora assisteva Sempio nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. In quell’occasione aveva parlato di una “macchinazione orchestrata dalla difesa dello studio Giarda” a proposito della prima indagine aperta sul 38enne tra il 2016 e il 2017, facendo riferimento anche a una presunta manipolazione nelle attività investigative collegate al prelievo del Dna.

Lovati contesta le esclusioni dei testimoni: “Non ammesse prove sostanziali e decisive”

La linea difensiva punta proprio a ricostruire le modalità con cui, all’epoca, vennero raccolti alcuni oggetti e acquisiti elementi utili alle verifiche genetiche su Sempio. Al termine dell’udienza Lovati ha criticato la decisione di non ammettere alcuni testimoni che considera centrali. “Non sono state ammesse delle prove secondo me sostanziali e decisive”, ha affermato, spiegando che resta da chiarire chi abbia materialmente prelevato gli oggetti nel novembre 2016. Il giudice ha comunque accolto una parte consistente delle richieste istruttorie, riducendo però la lista dei testimoni indicati dalla difesa. Tra coloro che saranno ascoltati ci sono ex investigatori dell’agenzia Skp e alcuni consulenti che lavorarono per la difesa di Alberto Stasi. Resta invece ancora da decidere sull’ammissione di una persona che, secondo la difesa di Lovati, avrebbe assistito direttamente al prelievo del Dna di Sempio.

I Giarda: “Dichiarazioni false e diffamatorie”

Nel processo sono parti civili Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, storico difensore di Stasi morto nel 2021. Per Enrico Giarda, le dichiarazioni di Lovati avrebbero leso il lavoro dello studio e la memoria del padre. Il legale ha ribadito che non ci sarebbe stata alcuna macchinazione e ha richiamato le valutazioni già espresse in passato dalla magistratura milanese sulla regolarità delle attività svolte. La richiesta di risarcimento avanzata dai due fratelli ammonta complessivamente a 116mila euro per danni morali e di immagine.

Il dibattimento riprenderà il 9 novembre con l’audizione di Fabio ed Enrico Giarda. Il 30 novembre toccherà invece ad alcuni degli altri testimoni ammessi, tra cui ex investigatori della Skp. Un’ulteriore udienza è stata fissata per il 18 gennaio.

Il precedente accordo economico tra Lovati e lo studio Giarda

Durante l’udienza è stato ricostruito anche un precedente giudiziario che aveva coinvolto Massimo Lovati e lo studio Giarda. In quella circostanza l’avvocato, insieme al collega Simone Grassi, era stato querelato per alcune dichiarazioni relative alla presunta manipolazione del profilo genetico di una persona, definita da Lovati un atto paragonabile a uno stupro. La vicenda si era conclusa con un accordo economico e il conseguente ritiro della querela. La somma corrisposta non è stata resa pubblica, perché protetta da una clausola di riservatezza.

Nel nuovo processo Fabio ed Enrico Giarda hanno prodotto diversi atti relativi alle indagini difensive condotte per Alberto Stasi nel 2016. La documentazione comprende la relazione redatta dall’agenzia investigativa Skp di Luca Antonio Tartaglia, alcuni elementi ricavati dai profili social di Sempio e le tre telefonate di pochi secondi effettuate verso l’abitazione di Chiara Poggi il 7 e l’8 agosto 2007. Depositati anche gli accertamenti genetici eseguiti all’epoca dal professor Linarello e dal dottor Fabbri sulla possibilità di isolare e confrontare l’aplotipo Y di Sempio con le tracce rinvenute sulle unghie della vittima.

Tra gli atti acquisiti figura inoltre il provvedimento con il quale la gip Anna Calabi aveva archiviato l’indagine aperta nel 2020-2021 nei confronti di Angelo Giarda e dell’investigatore Tartaglia. Il procedimento, avviato dopo una querela di Lovati per presunte violazioni della privacy e diffamazione ai danni di Sempio, non aveva portato all’individuazione di condotte penalmente rilevanti.

La difesa aveva chiesto di sentire anche Ezio Denti, responsabile del laboratorio svizzero dove, secondo una notizia pubblicata all’epoca dal settimanale Oggi, sarebbero state condotte alcune analisi sul profilo genetico di Sempio. Il Tribunale non ha ammesso la testimonianza. Quella ricostruzione giornalistica aveva già portato a una querela contro il giornalista Giangavino Sulas e il direttore Umberto Brindani, successivamente ritirata dopo una lettera di scuse nella quale veniva riconosciuta l’infondatezza della notizia.

 

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