C’è un primo sviluppo giudiziario nell’inchiesta sull’aggressione al rabbino sessantenne avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 16 settembre in piazzale Bande Nere. Un ventenne tunisino, indicato come uno dei tre giovani coinvolti, è stato arrestato con l’accusa di rapina e compare oggi davanti alla sezione direttissime del Tribunale di Milano per l’udienza di convalida. L’ipotesi di reato sarebbe legata al fatto che durante l’aggressione al rabbino sarebbe stato sottratto il copricapo. Gli altri due giovani sono stati denunciati a piede libero. La Procura, con il pm Luca Gaglio e il procuratore Marcello Viola, dovrà ora valutare eventuali ulteriori contestazioni, tra cui lesioni, violenza privata e l’aggravante dei motivi di odio razziale o religioso. La giudice Alessandra Di Fazio dovrà decidere sulla convalida dell’arresto e sull’eventuale applicazione di una misura cautelare.
Secondo quanto riferito dal presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, gli aggressori avrebbero anche tolto il cappello al rabbino, calpestandolo, e gli avrebbero sputato addosso, oltre a colpirlo con calci e pugni. “Una cosa così violenta non è mai successa”, ha raccontato Meghnagi.
Il rabbino sarebbe riuscito a mettersi in salvo e a chiamare la polizia. Gli agenti hanno successivamente individuato tre persone sospettate di essere coinvolte nell’aggressione e le hanno condotte in Questura per gli accertamenti.
La Russa: “Violenza e odio antisemita non possono trovare spazio”
Sull’aggressione è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha espresso solidarietà al rabbino e alla Comunità ebraica milanese. “È molto grave quanto avvenuto oggi a Milano”, ha dichiarato. “L’aggressione violenta ai danni di un rabbino, colpito con calci e pugni, insultato e umiliato mentre si trovava alla fermata di un autobus, rappresenta un episodio inquietante che non può essere sottovalutato”. La Russa ha aggiunto che “la violenza e l’odio antisemita non possono trovare spazio nella nostra società”, precisando però che sarà necessario attendere gli accertamenti per definire responsabilità, dinamica e movente dell’aggressione.
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