Milano Quotidiano

Garlasco, ora l’inchiesta su Stasi finisce nella bufera: “Evidenti omissioni”. Ma Cassese: “Lavorato con onestà”

Dalle accuse all’ex procuratore Venditti ai dubbi sugli interrogatori coordinati da Cassese fino alle critiche al genetista De Stefano: la nuova inchiesta riscrive il passato investigativo sul delitto di Chiara Poggi

(immagine generata con l'intelligenza artificiale)
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco non mette soltanto Andrea Sempio al centro dell’attenzione investigativa. Nel mirino della Procura di Pavia finiscono anche alcune figure chiave delle precedenti indagini, accusate oggi di aver trascurato elementi che, secondo gli inquirenti, avrebbero meritato approfondimenti ben diversi. Nel verbale dell’interrogatorio di Sempio del 6 maggio scorso si parla apertamente di “evidenti omissioni” compiute negli atti della Procura di Pavia durante la prima indagine a carico dell’amico di Marco Poggi, archiviata nel 2017. Una valutazione durissima che investe magistrati, investigatori e consulenti tecnici.

Il caso Venditti e quell’appunto sui “20-30 euro”

Uno dei filoni più delicati riguarda l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, già coinvolto in un’indagine della Procura di Brescia per presunta corruzione in atti giudiziari legata alla gestione della precedente inchiesta su Sempio. Gli investigatori richiamano il ritrovamento, un anno fa, di un appunto nell’agenda di Giuseppe Sempio, padre di Andrea, con la frase: “Venditti gip archivia x 20, 30 Euro”. Per la Procura si tratta di “un dato di assoluto rilievo”, anche perché i familiari dell’indagato “si siano immediatamente attivati, raccogliendo una notevole somma di denaro” per ottenere l’archiviazione del procedimento.

Le accuse al colonnello Cassese

Tra gli indagati compare anche il colonnello dei carabinieri in pensione Gennaro Cassese, all’epoca capitano della compagnia di Vigevano e coordinatore di gran parte degli interrogatori sul caso Garlasco. L’ipotesi contestata dalla Procura di Pavia è quella di false dichiarazioni ai pm. Gli inquirenti evidenziano anomalie nei verbali degli interrogatori, a partire da quello del 4 ottobre 2008 durante il quale Andrea Sempio ebbe un malore e venne soccorso dal 118. Secondo chi indaga, nel rapporto non vi sarebbe però traccia dell’intervento dell’ambulanza. È proprio in quell’occasione che Sempio consegnò lo scontrino del parcheggio di Vigevano utilizzato come alibi. Per la Procura, però, quella circostanza “nel minimo avrebbe dovuto richiedere un approfondimento ulteriore”, a partire da un’analisi più approfondita dei tabulati telefonici.

L’ex colonnello Cassese: “Abbiamo lavorato con onestà”

Cassese, interpellato dall’ANSA, respinge le accuse e sottolinea di non aver ancora ricevuto alcun avviso di garanzia. “Non posso escludere che il mio nome sia stato iscritto nel registro degli indagati, ma a me non è arrivato nulla”, spiega l’ex ufficiale dell’Arma. Sul mancato ricordo del malore di Sempio aggiunge: “È vero, di quell’ambulanza non mi ricordo: sono passati 18 anni. Ma nessuno può mettere in discussione la massima serietà con la quale ho sempre operato, nel rispetto delle istituzioni“. Cassese difende anche il lavoro investigativo svolto all’epoca: “Sentimmo persone anche a Varese e in Puglia. Abbiamo raccolto sommarie informazioni da più di 300 persone. Certo, gli accertamenti scientifici dell’epoca conducevano a Stasi”. E conclude: “Si potrà forse sostenere che sono stati commessi degli errori, ma ci siamo sempre comportati con buon senso e onestà intellettuale”.

Le critiche al genetista De Stefano e la fuga di atti riservati

Nel nuovo fascicolo compaiono anche pesanti rilievi nei confronti di Francesco De Stefano, il genetista che firmò la perizia del 2014 sul dna estratto dalle unghie di Chiara Poggi. Secondo l’informativa investigativa, le dichiarazioni rese dal consulente in aula sarebbero “un misto di imprecisioni, inesattezze e falsità“. Gli investigatori contestano in particolare il fatto che De Stefano sostenne di non aver mai effettuato un confronto dettagliato tra il dna di Alberto Stasi e i risultati ottenuti dal lavaggio dei reperti.

La Procura sta inoltre cercando di chiarire la “genesi della fuoriuscita illegale di atti” finiti nella disponibilità della difesa di Sempio durante la prima indagine. Nel mirino c’è anche la presenza, ritenuta anomala, del luogotenente Maurizio Pappalardo negli uffici della Procura il 23 dicembre 2016, il giorno successivo all’iscrizione di Sempio nel registro degli indagati. Secondo gli investigatori, il carabiniere non risultava ufficialmente in servizio ma avrebbe comunque avuto accesso al fascicolo. “Nessuna motivazione sul perché, tantomeno sulle motivazioni che gli avessero consentito di avere accesso ad atti riservati”, si legge nell’informativa. E gli investigatori aggiungono: “Non si può escludere dal novero dei soggetti che, in maniera del tutto illecita, possano aver messo nelle condizioni Andrea Sempio di entrare in possesso delle carte“.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra