Sono 21 gli elementi che la Procura di Pavia ritiene rilevanti nel nuovo filone investigativo sull’omicidio di Chiara Poggi e che, secondo gli inquirenti, andrebbero a comporre un quadro accusatorio nei confronti di Andrea Sempio. Negli atti depositati dai pm emergono dettagli che spaziano dalle prove scientifiche ai comportamenti dell’indagato negli anni successivi al delitto, passando per intercettazioni, ricerche web e presunti tentativi di approccio alla vittima.
Le telefonate a casa Poggi e il presunto interesse per Chiara
Uno dei punti centrali riguarda le tre telefonate effettuate da Sempio a casa Poggi il 7 e l’8 agosto 2007, pochi giorni prima del delitto. Secondo la Procura, l’indagato avrebbe mentito quando spiegò di non sapere che Marco Poggi fosse già partito per le vacanze.
Per gli investigatori, invece, quelle chiamate sarebbero state tentativi di contatto diretto con Chiara. Negli atti si parla di un “approccio” nei confronti della giovane e viene richiamato anche un presunto riferimento a un “video intimo” che Sempio avrebbe avuto nella sua disponibilità. I pm sostengono inoltre che il giovane provasse un’“attrazione non ricambiata” per Chiara Poggi. In una delle intercettazioni ambientali captate nella sua auto, Sempio avrebbe ammesso che “l’interesse non era reciproco”. Da qui, secondo l’accusa, nascerebbero “risentimento e astio”, elementi che la Procura collega al possibile movente del delitto.
Il Dna sotto le unghie e l’impronta palmare 33
Negli atti torna centrale il tema delle prove scientifiche. La Procura richiama il Dna ritenuto “compatibile” con Andrea Sempio e “incompatibile” con Alberto Stasi trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Per gli inquirenti, la presenza di quel materiale genetico sarebbe legata al fatto che la vittima tentò di difendersi durante l’aggressione.
Altro punto chiave è l’impronta palmare numero 33 rinvenuta sulla parete delle scale della villetta di Garlasco. Secondo la Procura, le misure antropometriche sarebbero compatibili con Sempio e con l’impronta di scarpa insanguinata individuata sul cosiddetto “gradino zero”. Gli investigatori sottolineano inoltre che quella traccia sarebbe stata lasciata da una “mano bagnata” e non semplicemente sudata, anche alla luce della reazione alla ninidrina. Negli atti viene evidenziato che l’impronta era già visibile prima degli accertamenti del Ris di Parma.
Le ricerche sul Dna e il processo Stasi
Tra i 21 elementi richiamati dagli inquirenti figurano anche le ricerche effettuate da Sempio sul web nel 2014, durante il processo d’appello bis a carico di Alberto Stasi. Per la Procura, quelle consultazioni online dimostrerebbero “particolare interesse e preoccupazione” per il tema del Dna trovato sotto le unghie della vittima. Gli atti richiamano inoltre il comportamento dell’indagato nel 2016, quando venne coinvolto nella prima indagine poi archiviata. Secondo i pm, Sempio e il padre si sarebbero “attivati immediatamente” per reperire soldi con cui pagare investigatori privati.
“Ha mentito facilmente”: le contestazioni dei pm
Gli inquirenti contestano anche le versioni rese a verbale da Sempio nel corso degli anni. In particolare, viene ricordato che durante un verbale del 4 ottobre 2008, quando venne ascoltato per verificare il suo alibi, il giovane si sarebbe sentito male davanti a domande considerate più precise dagli investigatori. Nel fascicolo si legge inoltre che durante l’interrogatorio del febbraio 2017 avrebbe mentito “facilmente”, essendo già a conoscenza degli elementi di prova raccolti nei suoi confronti.
Gli appunti gettati nella spazzatura e i “soliloqui” in auto
Tra gli elementi più recenti compare anche un episodio del 26 febbraio 2025, all’inizio della nuova indagine. Secondo la Procura, Sempio avrebbe gettato nella spazzatura alcuni appunti “ricollegabili all’omicidio”. Su questo punto, però, nei giorni scorsi Gianluigi Nuzzi ha riferito la versione fornita dall’indagato: si sarebbe trattato semplicemente della scaletta di uno spettacolo.
Gli atti richiamano poi le intercettazioni ambientali registrate tramite una microspia installata nell’auto di Sempio. In quei “soliloqui” gli investigatori ritengono di aver colto riferimenti ai video intimi e commenti offensivi nei confronti della vittima anche a distanza di 18 anni dai fatti.
“Nessun alibi” e i ritorni davanti alla villetta
Secondo la Procura, Andrea Sempio non avrebbe un alibi solido per la mattina del 13 agosto 2007. Gli investigatori contestano in particolare la validità dello scontrino utilizzato a sostegno della sua versione dei fatti, sostenendo che avrebbe avuto “tutto il tempo” per raggiungere la villetta di via Pascoli, uccidere Chiara Poggi e allontanarsi. Gli atti evidenziano inoltre che Sempio sarebbe tornato davanti alla casa della famiglia Poggi anche nel pomeriggio successivo al delitto.
Il profilo personale delineato dall’accusa
Nel quadro accusatorio la Procura inserisce anche il profilo personale dell’indagato. I pm descrivono Sempio come una persona “ossessionata dal sesso violento” e “del tutto irrispettosa della dimensione personale femminile”, facendo riferimento a scritti, ricerche e contenuti rinvenuti nel corso delle indagini. Molti dei 21 elementi richiamati dagli investigatori riguardano filoni già noti dell’inchiesta – dalle tracce genetiche alle intercettazioni – ma negli atti vengono presentati come parti di un unico mosaico accusatorio che la Procura ritiene convergente verso la responsabilità dell’indagato nell’omicidio di Chiara Poggi.
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