Milano Quotidiano

Garlasco, la ricostruzione della difesa di Sempio: “Chiara sopravvisse solo pochi minuti”. Ecco perché questo scagionerebbe Andrea

Depositate le consulenze tecniche degli esperti della difesa. Contestate la dinamica dell’omicidio, la durata dell’aggressione e l’attribuzione dell’impronta 33

(immagine generata con intelligenza artificiale)
Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Ecco la controffensiva della difesa di Andrea Sempio alla ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi. Nelle consulenze tecniche depositate in Procura a Pavia dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, gli esperti nominati dal 38enne contestano duramente diversi punti centrali dell’inchiesta che ha portato la Procura a chiudere le indagini nei confronti di Sempio, oggi accusato del delitto di Garlasco al posto di Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva a 16 anni.

Secondo i consulenti della difesa, la dinamica dell’aggressione sarebbe incompatibile con la ricostruzione formulata dai pm pavesi e da alcuni loro esperti. Nel mirino finiscono soprattutto la durata dell’omicidio, la presunta fuga lucida della vittima all’interno della villetta e l’attribuzione dell’impronta palmare numero 33 trovata vicino alle scale dove venne rinvenuto il corpo della 26enne.

“Chiara Poggi sopravvisse pochi minuti”

A mettere in discussione la tempistica dell’aggressione è Sabino Pelosi, medico legale nominato dalla difesa di Sempio. Nella sua relazione Pelosi sostiene che Chiara Poggi sarebbe sopravvissuta “pochi minuti” all’aggressione e non “15 o 20 minuti al massimo” come ipotizzato invece dalla Procura sulla base degli accertamenti dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Secondo il consulente, la “sequenza omicidiaria” sarebbe stata “più breve” e soprattutto caratterizzata da una violenza incompatibile con una lunga colluttazione o con una fuga lucida della vittima all’interno della casa. “Le lesioni sono ritenute di natura contusiva e compatibili, con elevatissima probabilità, con l’uso di un martello”, scrive Pelosi nelle conclusioni depositate agli atti. La consulenza sostiene inoltre che non sarebbe dimostrata “alcuna lesività da difesa, attiva o passiva”, elemento che metterebbe in dubbio l’ipotesi di una prolungata resistenza da parte della giovane.

La critica alla ricostruzione della Procura

Pelosi contesta anche l’impianto generale della ricostruzione accusatoria, definendolo “insufficiente” soprattutto per la mancata integrazione con i dati della Bloodstain Pattern Analysis e con i passaggi relativi al trascinamento del corpo e alle diverse fasi dell’aggressione all’interno dell’abitazione di via Pascoli. Secondo la difesa, il quadro ricostruito dai pm non sarebbe coerente con le tracce ematiche presenti nella villetta. Ed è proprio sull’analisi della scena del crimine che si concentra anche la seconda consulenza depositata dalla difesa.

“L’assassino non tornò sulle scale”

Armando Palmegiani, esperto della scena del crimine e consulente della difesa di Sempio, contesta infatti un altro snodo centrale dell’inchiesta: l’ipotesi che l’assassino, dopo essersi lavato le mani nel lavandino della cucina, sia tornato verso il vano scale per verificare la posizione del corpo di Chiara Poggi. Una ricostruzione che, secondo Palmegiani, sarebbe “poco coerente con il quadro delle evidenze fisiche”. Nella relazione tecnica di Bloodstain Pattern Analysis il consulente propone una sequenza alternativa: l’aggressore, uscito dal vano scale, si sarebbe diretto direttamente verso il bagno per controllare eventuali tracce di sangue sul proprio corpo e procedere a una pulizia sommaria.

Secondo Palmegiani, l’omicida avrebbe utilizzato un asciugamano “per pulire le mani e, con ogni probabilità, per avvolgere l’arma, così da evitare ulteriori gocciolamenti durante gli spostamenti”. La difesa sostiene inoltre che non vi sarebbero elementi concreti per dimostrare un vero lavaggio nel lavandino della cucina: “Mancano gocciolamenti o reazioni al luminol nel sifone”, scrive il consulente. L’eventuale passaggio in cucina, secondo questa ricostruzione alternativa, sarebbe servito soltanto per cercare “un contenitore, ad esempio una busta o un sacchetto”, utile a occultare arma e asciugamano prima di lasciare la casa.

La battaglia sull’impronta 33

Altro punto chiave delle consulenze difensive riguarda la famosa impronta 33, attribuita dagli investigatori al palmo destro di Andrea Sempio e considerata uno degli elementi centrali della nuova inchiesta. Secondo i consulenti Luigi Bisogno e Armando Palmegiani, però, quella traccia sarebbe “inutilizzabile” per identificare chiunque. Nel documento depositato in Procura si sostiene infatti che l’impronta non avrebbe “requisiti sufficienti” di “chiarezza”, “qualità” e “documentabilità” tali da consentire un giudizio identificativo affidabile. La difesa critica anche il metodo seguito dagli investigatori e dai consulenti della Procura, accusati di richiamare “ordinamenti stranieri e approcci non numerici” in maniera incoerente rispetto alla pretesa individuazione di 15 minuzie compatibili con la mano di Sempio.

 

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).