
Una serie di messaggi online risalenti alla fine del 2010 attribuiti ad Andrea Sempio, nei quali emergerebbe una presunta “ossessione sentimentale” nei confronti di una ragazza. Sono questi gli elementi oggi al centro dei nuovi sviluppi dell’inchiesta a carico dell’amico di Marco Poggi. Secondo gli inquirenti, quei contenuti potrebbero essere riferiti a Chiara Poggi e contribuire a rafforzare l’ipotesi investigativa di un movente legato a un rifiuto di natura sessuale. Una lettura che, se confermata, rappresenterebbe un tassello nella nuova ricostruzione del caso.
La difesa: “Messaggi riferiti a un’altra ragazza”
Di segno opposto la posizione dei legali di Sempio, che respingono la ricostruzione della Procura. Secondo la difesa, i messaggi non riguarderebbero Chiara Poggi ma un’altra giovane, che potrebbe essere chiamata a testimoniare in un eventuale procedimento. I difensori sottolineano inoltre come non vi fosse un rapporto tale da giustificare il movente ipotizzato dagli inquirenti, contestando alla radice la lettura investigativa.
Lo sconcerto di Sempio: “Non avevo rapporti sociali con Chiara Poggi”
Sempio è stato convocato per il prossimo 6 maggio per rendere interrogatorio davanti ai magistrati guidati da Fabio Napoleone. Si tratta della seconda convocazione: la prima, il 20 maggio 2025, non si concretizzò per la scelta – ritenuta legittima – di non presentarsi su indicazione dei legali. Per l’appuntamento di mercoledì, la strategia difensiva non è ancora stata definita. “Non riesce a capacitarsi di questo movente sessuale. Lui mi dice, ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso di sociali, specifico dato il movente, non si capisce da dove deducano un movente sessuale, visto che lui non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare”, ha spiegato l’avvocata Angela Taccia, che assiste Sempio insieme a Liborio Cataliotti.
Nel frattempo è cambiato anche il capo d’imputazione: Sempio non è più indagato in concorso con ignoti o con Alberto Stasi, ma come possibile autore dell’omicidio della 26enne, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Una modifica che potrebbe essere collegata anche alla trasmissione di atti alla Procura generale di Milano, in vista di una possibile richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni. Sul quadro accusatorio, la difesa invita alla cautela: “Dobbiamo aspettare perché finché non abbiamo gli atti non possiamo capire la ratio di questa nuova imputazione, comunque elastica, comunque provvisoria”. Un elemento, tuttavia, sembra emergere dalla nuova ricostruzione: “L’unica cosa che apprendiamo è che a quanto pare l’assassino è uno”, ha aggiunto la legale, ribadendo una linea che il team difensivo sostiene da tempo.
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