Milano Quotidiano

Garlasco, verso la chiusura delle indagini anche su Venditti: “Pagato dai Sempio”

La Procura di Brescia indaga sul presunto "sistema Pavia" e sulla posizione dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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L’inchiesta sul delitto di Garlasco si intreccia sempre di più con il fascicolo aperto dalla Procura di Brescia sul presunto “sistema Pavia” e sulla posizione dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti. Tra le fonti di prova indicate dai pm di Pavia nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio compaiono infatti anche numerose conversazioni intercettate nell’ambito dell’indagine bresciana per presunta corruzione in atti giudiziari. Secondo quanto emerge dagli atti allegati al 415 bis firmato dai pm Valentina De Stefano, Andrea Civardi e Stefano Rizza, le intercettazioni raccolte a Brescia vengono richiamate come elementi investigativi nel procedimento che accusa Sempio dell’omicidio di Chiara Poggi.

L’ipotesi della Procura di Brescia: “Soldi per favorire l’archiviazione”

Al centro dell’indagine bresciana c’è l’ipotesi che Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, abbia ricevuto una somma di denaro per favorire l’archiviazione del primo procedimento aperto contro Andrea Sempio nel 2016 e chiuso nel marzo 2017. La Procura di Brescia ipotizza che l’ex magistrato abbia “ricevuto una somma indebita di denaro” compresa tra i “20 e i 30mila euro” per sostenere la richiesta di archiviazione della posizione di Sempio. Per gli inquirenti il presunto corruttore sarebbe Giuseppe Sempio, padre di Andrea, oggi indagato nel fascicolo bresciano.

L’appunto sequestrato in casa Sempio

L’indagine ruota attorno a un appunto trovato in un quaderno-rubrica sequestrato nell’abitazione della famiglia Sempio. Poche righe che, secondo l’accusa, rappresenterebbero un possibile indizio chiave. Sul foglio comparirebbe la frase: “Venditti gip archivia per 20-30 euro”, mentre sul retro sarebbe annotato: “Se archivia indaggine, non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna”. Proprio questo documento viene considerato uno degli elementi centrali del fascicolo coordinato dai pm bresciani Donato Greco e Alessio Bernardi, che attendono per la prossima settimana l’informativa conclusiva della polizia giudiziaria prima di procedere con l’avviso di chiusura delle indagini.

Il filone “Sistema Pavia” e le accuse sui noleggi

Il nome di Mario Venditti compare anche nel secondo filone investigativo ribattezzato “sistema Pavia”, nel quale risultano coinvolti anche i pm Pietro Paolo Mazza e Cristiano D’Arena. Le accuse, a vario titolo, riguardano corruzione e peculato e si concentrano sull’affidamento dei noleggi delle apparecchiature per le intercettazioni e delle auto utilizzate dalla Procura pavese.

Secondo l’accusa, alcuni mezzi sarebbero stati richiesti in misura sproporzionata rispetto alle esigenze investigative e utilizzati anche per fini privati. Un’ipotesi che però il Tribunale del Riesame di Brescia ha già parzialmente ridimensionato, osservando che “non emergono elementi investigativi tali da dimostrare che le auto noleggiate non fossero utilizzate per le indagini ma per esigenze personali dei magistrati”.

Il 18 maggio l’incidente probatorio

Nel frattempo il prossimo 18 maggio, data in cui scadranno i termini dell’indagine sul “sistema Pavia”, è stato fissato a Brescia un incidente probatorio richiesto dalla difesa. Davanti ai magistrati saranno ascoltati cinque sostituti procuratori che all’epoca prestavano servizio a Pavia: Valeria Biscottini, Valentina De Stefano, Alberto Palermo, Roberto Valli e Andrea Zanoncelli. Due fascicoli distinti, ma sempre più intrecciati, che riportano ancora una volta il caso Garlasco al centro della scena giudiziaria nazionale.

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