Milano Quotidiano

Milano, i Verdi verso il vertice di maggioranza: “Non aspettiamo il prossimo mandato per cambiare”

Francesca Cucchiara: "Su Tel Aviv andremo sino in fondo. E diverse sono le cose da rivedere già adesso nella guida della città". L'intervista

Francesca Cucchiara Francesca Cucchiara
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Dopo i diverbi e contrasti delle ultime settimane, la giunta milanese avrà finalmente l’occasione per confrontarsi e provare ad appianare le divergenze. Il 15 maggio, su richiesta dei Verdi, è stato infatti fissato un vertice interno alla maggioranza di Palazzo Marino, per discutere e dialogare su alcuni temi rimasti ancora irrisolti. Il principale tra questi è il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, tema divenuto centrale per i Verdi. Ne abbiamo parlato con la consigliera comunale   Francesca Cucchiara, con la quale abbiamo toccato anche diversi altri temi di stretta attualità milanese. L’INTERVISTA

Cucchiara, partiamo da Tel Aviv. Sala ha dichiarato che sul gemellaggio la linea politica è chiara. Cosa farete se effettivamente il sindaco non cambierà posizione?
La riporteremo in aula, perché come abbiamo detto su questo andremo fino in fondo. Il sindaco ha detto che, se l’ODG venisse rivotato, si adeguerebbe. Io continuo però a ritenere un errore non dare seguito a un documento già approvato dal Consiglio. Non è la prima volta che gli indirizzi dell’aula non vengono rispettati ed è anche il motivo per cui abbiamo chiesto l’incontro del 15 maggio con il sindaco sul tema del rispetto della democrazia interna e del rapporto tra Giunta e Consiglio.

Milano verso le elezioni, Sala parla di “continuità”, mentre nel Pd milanese si sono levate voci che chiedono anche una certa “discontinuità”. Come andrà per davvero?
Io penso che non dobbiamo aspettare il prossimo mandato per cambiare ciò che riteniamo giusto cambiare, visto che il centrosinistra oggi governa la città. Ci sono diverse cose che vanno riviste. Prendiamo il tema dell’housing sociale, ad esempio: non possiamo pensare che una stanza a 800 euro al mese possa essere considerata a prezzo sociale. Bisogna rivedere i criteri con cui vengono concluse le convenzioni.

La maggioranza ha un nome condiviso per il dopo Sala oppure il rischio vero è una guerra interna appena finito il mandato?
No. E il fatto che oggi non ci sia ancora un nome condiviso non significa certo entrare in guerra. Anzi, trovo giusto che ci sia un po’ di sana competizione e che questa passi attraverso il sistema delle primarie. Ben venga un po’ di partecipazione.

Qual è la vostra posizione sulle leggi speciali per le città?
In realtà bisognerebbe allargare il discorso. Più che ragionare su leggi speciali, dovremmo affrontare il sistema degli enti locali nel suo complesso. Oggi i Comuni devono far fronte a un numero sempre maggiore di bisogni senza avere gli strumenti adeguati per farlo, pur essendo la prima istituzione con cui i cittadini si interfacciano. Più che una legge speciale, serve una riforma seria degli enti locali.

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