“Credo che questo sia un punto strategico da sottolineare: la riforma della medicina generale non riguarda solo l’organizzazione sanitaria, ma rappresenta un elemento fondamentale di preparedness pandemica“. Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, risponde alla domanda di Milano Quotidiano se la riforma dei medici di base sia fondamentale per prevenire nuove pandemie, come ad esempio nel caso dell’Hantavirus.
“Una rete territoriale forte, integrata e digitalmente connessa consente infatti diagnosi precoce, presa in carico dei soggetti fragili, sorveglianza epidemiologica diffusa e capacità di risposta rapida nelle emergenze infettive. La pandemia del Covid ci ha insegnato che senza una medicina di prossimità strutturata il sistema ospedaliero entra rapidamente in sofferenza. Per questo la riforma dei medici di base deve essere considerata una priorità di salute pubblica e di prevenzione futura”.
“Si eviti il rischio di una riforma troppo calata dall’alto o eccessivamente burocratica”
“L’obiettivo di rafforzare i servizi sul territorio, ridurre le disuguaglianze e rendere il sistema più moderno è assolutamente condivisibile. Però occorre evitare il rischio di una riforma troppo calata dall’alto o eccessivamente burocratica, che finirebbe per indebolire invece di rafforzare il rapporto medico-paziente. I medici di medicina generale conoscono bisogni e criticità dei territori e devono essere parte attiva del cambiamento“.
“Se dal confronto tra il ministro Schillaci, le Regioni e i rappresentanti dei medici di base (ieri martedì 12 maggio c’è stato il primo incontro, ndr) emergeranno aspetti da correggere, sarà giusto modificare alcuni punti dell’impianto della riforma. Una trasformazione così importante deve avere basi organizzative solide, risorse adeguate e soprattutto condivisione operativa. Modernizzare il sistema sanitario è indispensabile, ma la vera sfida è farlo senza perdere il valore della prossimità e della continuità assistenziale che rappresentano uno dei punti di forza del nostro Servizio sanitario nazionale”, conclude Pregliasco.
L’Hantavirus e la lezione del Covid secondo Pregliasco
Sul caso Hantavirus, il virologo invita invece a mantenere “un approccio pragmatico, equilibrato e scientificamente corretto”. Secondo Pregliasco, il caso segnalato dal Ministero della Salute dimostra che i sistemi di sorveglianza stanno funzionando correttamente: “si effettuano test, si monitorano i contatti e si applicano misure precauzionali proporzionate”. Tuttavia, precisa, “questo non significa che siamo di fronte all’inizio di una nuova pandemia”.
Pregliasco ricorda infatti che l’Hantavirus è conosciuto da molti anni e presenta modalità di trasmissione molto differenti rispetto al Covid-19. “Allo stato attuale non esistono elementi che facciano pensare a una diffusione sostenuta nel nostro Paese. È quindi importante evitare allarmismi e paragoni impropri con quanto vissuto durante la pandemia da SARS-CoV-2”.
Allo stesso tempo, conclude il virologo, è corretto mantenere alta l’attenzione epidemiologica, soprattutto per i casi sospetti provenienti da aree dove si stanno osservando aumenti delle infezioni, come alcune zone dell’Argentina, anche in relazione alla maggiore presenza di roditori che rappresentano il principale serbatoio del virus. “La lezione del Covid ci ha insegnato che bisogna essere prudenti e preparati, ma anche capaci di distinguere tra sorveglianza sanitaria e situazione emergenziale. Oggi non ci sono le condizioni per ipotizzare lockdown o restrizioni generalizzate. Serve attenzione, monitoraggio e informazione corretta ai cittadini”.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


