La Procura di Milano ha fermato Zakaria Ben Haddi, 21 anni, nato in Italia da genitori marocchini e residente a Vimercate, in Brianza, con l’ipotesi di reato di terrorismo internazionale. A far scattare il provvedimento, coordinato dal pm Alessandro Gobbis e dal procuratore Marcello Viola, una serie di post pubblicati il 30 maggio sui profili Instagram e TikTok del giovane, ritenuti dagli inquirenti indicativi di “una sua immediata ed estemporanea attivazione.” Tra i contenuti pubblicati, apologie di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico contro i cristiani e contro l’Occidente, con espliciti riferimenti all’incitamento al martirio.
Il riferimento a Modena e il biglietto per il Marocco del 9 giugno
Tra i post che hanno allarmato gli investigatori figura un esplicito riferimento all’episodio di Modena del 15 maggio 2026, quando Salim El Koudri, un 31enne, aveva investito sette persone. Secondo l’accusa, Ben Haddi avrebbe manifestato la propria disponibilità a compiere un gesto analogo. A rendere il quadro ancora più preoccupante, il giovane era in possesso di un biglietto aereo per il Marocco con partenza fissata al 9 giugno, elemento che gli inquirenti hanno interpretato come la consapevolezza di essere “in procinto di lasciare l’Italia” dopo una possibile azione violenta.
“I miei post erano solo divulgativi”: la versione del 21enne davanti al gip
Interrogato dal gip Rossana Mongiardo, chiamata a decidere sulla richiesta di convalida del fermo e sull’applicazione della custodia cautelare in carcere, il 21enne ha fornito una lettura opposta a quella degli inquirenti: i contenuti pubblicati sui social avrebbero avuto esclusivamente finalità divulgative, senza alcuna intenzione apologetica. Sul riferimento all’episodio di Modena, il giovane ha dichiarato di sapere che non si è trattato di un attentato terroristico, pur avendo pubblicato il video dell’auto che travolge i passanti. Quanto al biglietto aereo per il Marocco del 9 giugno, ha spiegato di dover sostenere un esame.
La spirale di radicalizzazione monitorata dalla Digos
Le indagini della Digos, sezione antiterrorismo, avevano già individuato nei mesi precedenti una progressiva radicalizzazione ideologico-religiosa del giovane. Tra i messaggi acquisiti dagli investigatori, Ben Haddi aveva commentato la possibilità di “un colpo di Stato” scrivendo “Impossibile fare un colpo di Stato nella situazione attuale”, in una conversazione con altri utenti che discutevano di sovversione organizzata. Il monitoraggio dei suoi profili social aveva portato alla luce contenuti di crescente pericolosità, fino all’accelerazione degli ultimi giorni.
Il fermo di Ben Haddi si inserisce in un filone investigativo più ampio. Lo spunto degli accertamenti risale al 22 aprile scorso, quando la stessa Digos aveva portato agli arresti domiciliari un ragazzo italo-albanese residente a Pavia, ritenuto parte di una rete online di giovani estremisti neonazisti e antisemiti con riferimenti a “Terza Posizione”. Due casi apparentemente distanti per ideologia, ma accomunati dallo stesso metodo investigativo e dalla stessa attenzione agli ambienti di radicalizzazione giovanile online.
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