Milano Quotidiano

La comunità marocchina chiede cartelli in arabo per evitare annegamenti nei laghi e fiumi lombardi

Dopo alcune recenti tragedie, l’associazione Smis chiede una prevenzione più chiara e vicina alle famiglie straniere

(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)
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Non basta più mettere un cartello di divieto e sperare che venga letto, capito e rispettato. Di fronte agli incidenti che ogni estate si ripetono nei corsi d’acqua lombardi, la comunità marocchina chiede alle istituzioni di introdurre avvisi di pericolo anche in lingua araba, soprattutto nelle aree dove fiumi, laghi e laghetti attirano giovani e famiglie in cerca di refrigerio.

La proposta nasce da un’urgenza concreta: rendere la prevenzione più efficace, soprattutto per chi potrebbe non comprendere pienamente la segnaletica in italiano. Non si tratta soltanto di tradurre un messaggio, ma di far arrivare un avvertimento in modo diretto, prima che un bagno improvvisato si trasformi in tragedia.

La richiesta alle istituzioni: “Non possiamo limitarci a contare le vittime”

A farsi portavoce dell’appello, come riferisce il Corriere, è Yahya El Matouat, presidente dell’associazione Smis, Spazio marocchino italiano per la solidarietà, realtà attiva nel Sud Milano. Secondo El Matouat, in Lombardia la segnaletica in arabo è ancora quasi assente, nonostante il problema riguardi da vicino diverse famiglie di origine straniera.

Bisogna informare sui rischi di fiumi e laghi e intervenire prima che sia troppo tardi”, afferma. Il riferimento è in particolare al Lodigiano e al Milanese, territori dove negli anni si sono registrati episodi drammatici. “Non possiamo limitarci a contare le vittime”, aggiunge, chiedendo un cambio di passo nella prevenzione.

Giovani più esposti, tra caldo, costi e voglia di natura

Con l’arrivo dell’estate, molti ragazzi cercano sollievo dal caldo tuffandosi in acque apparentemente tranquille. Ma dietro un fiume, una cava o un laghetto possono nascondersi pericoli difficili da valutare: correnti, fondali improvvisi, zone vietate alla balneazione, assenza di sorveglianza e scarsa conoscenza del territorio.

Il fenomeno, spiega El Matouat, coinvolge soprattutto adolescenti e giovani, tra cui molti di origine marocchina ed egiziana. A incidere sono anche ragioni economiche e abitudini familiari: per alcune famiglie gli spazi naturali rappresentano una possibilità più accessibile rispetto ad altre mete estive, ma non sempre sono luoghi adatti al bagno.

Prevenzione, non solo divieti

La richiesta dei cartelli in arabo non viene presentata come una soluzione isolata. Per Smis serve un intervento più ampio, capace di unire segnaletica multilingue, campagne informative e presenza delle associazioni sul territorio. La sicurezza nei luoghi di balneazione non autorizzati deve diventare un tema di comunità, non soltanto un problema da affrontare dopo l’ennesima emergenza.

Secondo l’associazione, comunicare meglio significa anche riconoscere la composizione reale della popolazione lombarda. Dove vivono famiglie di diverse origini, gli avvisi di pericolo devono essere comprensibili al maggior numero possibile di persone.

Accanto alle istituzioni, El Matouat richiama anche la responsabilità dei genitori. La prevenzione, sottolinea, comincia in casa: spiegare ai figli perché certi luoghi sono pericolosi, controllare dove vanno, impedire bagni in zone vietate o non sorvegliate. “Servirebbe promuovere campagne di sensibilizzazione sui rischi legati alla balneazione in aree non sicure”, osserva. Ma il messaggio riguarda anche le famiglie: educare i ragazzi, far conoscere i pericoli e intervenire prima che sia troppo tardi può contribuire a salvare vite.

L’appello della comunità marocchina mette al centro una questione semplice: un avviso funziona solo se viene capito. Per questo la segnaletica in arabo, insieme a una comunicazione più capillare, viene vista come uno strumento di prevenzione concreta. Perché ogni estate non può ricominciare con lo stesso copione: il caldo, i tuffi nei luoghi vietati, gli incidenti e poi il conto doloroso delle vittime.

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