Milano Quotidiano

La Lombardia brucia ed è colpa della siccità: boom di incendi boschivi e fiumi in secca

Dal Moregallo a Como i roghi non si spengono. E la pioggia del weekend non sposta il bilancio idrico

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Agosto di fuoco in Lombardia. La Regione ha alzato al massimo la guardia contro gli incendi boschivi in un mese che, secondo la pianificazione ordinaria, dovrebbe essere tra i più tranquilli dell’anno. Il Piano regionale colloca infatti la fase critica tra gennaio e aprile, quando i boschi sono spogli e la vegetazione non è ancora ripartita. Quest’anno la sequenza si è rovesciata, e la spiegazione sta tutta nel terreno. Il caldo ha seccato l’erba in anticipo, il sottobosco è arido, la ramaglia si è trasformata in una riserva di combustibile distesa su interi versanti. È l’effetto diretto di una siccità che va avanti da mesi e che presenta il conto sulle montagne quanto nei fiumi.

Sette giorni di fiamme sul Moregallo

Il fronte più esteso si è aperto sulla riva lecchese del Lario. Sul Moregallo il conteggio provvisorio parla di oltre 250 ettari di bosco andati in cenere. Tutto è cominciato il 4 agosto sul lato nord, lungo la strada tra Valmadrera e Oliveto Lario: da lì il rogo ha risalito il pendio, ha raggiunto la cresta e l’ha scavalcata, obbligando le squadre a combattere su entrambi i fianchi della montagna. Un territorio con poche vie d’accesso da terra e pendenze che rendono lento ogni spostamento, tanto che il peso dell’operazione è ricaduto sui mezzi aerei: elicotteri, Canadair e l’Erickson Air Crane S-64 si sono alternati per giorni pescando acqua direttamente dal lago.

Situazione critica anche a Como, dove le fiamme hanno risalito il Monte Goj fino alle pendici a ridosso dell’abitato. Alcune palazzine sono state evacuate in via precauzionale mentre il fumo rendeva l’aria irrespirabile nei quartieri sottostanti. A Gordona, in Valchiavenna, il fronte è in miglioramento, ma l’emergenza non si chiude. Il costone attraversato dall’incendio ha perso stabilità e la minaccia ora arriva dall’alto, con massi che possono staccarsi e rotolare verso il fondovalle: da qui il divieto temporaneo di pesca disposto su alcuni tratti del Mera e del Boggia.

Perché questi roghi non si spengono: la brace che sopravvive all’acqua

C’è una ragione tecnica dietro la durata anomala degli incendi di quest’estate. Il lancio dall’elicottero raffredda la superficie e restituisce l’impressione che il fuoco sia stato annullato, ma l’acqua bagna solo lo strato esterno del terreno e non sempre raggiunge ciò che cova più in basso. Sotto le foglie, dentro la ramaglia, nelle sacche di materiale vegetale secco la combustione prosegue lenta, alimentata dall’aria che continua a filtrare, finché una fiamma non torna in superficie.

Il caso più eloquente è Premana, dove il rogo dell’Alpe Caprecolo, divampato il 12 luglio, si è riacceso a ripetizione per settimane: a oltre un mese di distanza i sentieri restano interdetti. Stessa dinamica a Valmadrera, dove i volontari hanno continuato a soffocare sul nascere ogni ripartenza mentre i Carabinieri Forestali sorvegliavano l’area con i droni, e dove le ordinanze che vietano l’accesso ai percorsi e l’accensione dei fuochi sono ancora in vigore.

La pioggia del weekend non chiude l’emergenza

Da sabato notte la Lombardia è rientrata in allerta gialla per temporali, con il codice di protezione civile in vigore fino alle 13 di lunedì 17 agosto. Il calo termico si è sentito, con le massime a Milano precipitate dai 36 gradi della scorsa settimana ai 27 attesi in giornata, ma le precipitazioni sono state disomogenee e modeste: attorno ai cinque millimetri sul capoluogo, una decina sul Bergamasco, accumuli più consistenti solo in quota tra Brescia e Sondrio, dove si è aggiunta la grandine. Sul Mantovano non è caduto praticamente nulla.

Sono numeri che non scalfiscono un deficit costruito in mesi. I rovesci convettivi scaricano molta acqua in pochi minuti su terreni induriti dall’aridità, che ne trattengono una frazione minima, e portano con sé raffiche e chicchi capaci di fare danni senza ricaricare falde e invasi. Sui versanti già percorsi dal fuoco il rischio si ribalta addirittura: senza radici a trattenere il suolo, un temporale intenso può innescare colate di fango e detriti.

Il Po in secca, Cremona chiede lo stato di emergenza

Sul fronte idrico la situazione è altrettanto compromessa. A Cremona il Po ha superato gli otto metri sotto lo zero idrometrico, una magra che gli studiosi giudicano ormai ricorrente ma che prima degli anni Duemila non si era mai registrata. Il 15 agosto la storica processione dell’Assunta è saltata perché il fiume non consentiva la navigazione, e la Provincia guidata da Roberto Mariani ha chiesto alla Regione la dichiarazione dello stato di emergenza, con l’adesione dei Comuni rivieraschi e delle associazioni agricole. Più a monte, a Pavia, il letto del fiume mostra ormai più sabbia che acqua.

I rilievi dell’Autorità di bacino distrettuale fotografano la gravità del quadro. Al 13 agosto la portata a Pontelagoscuro era scesa a 233 metri cubi al secondo, molto al di sotto della soglia di 450 che tiene lontano il cuneo salino dal delta. Il Lago Maggiore è classificato in siccità estrema, Como e Iseo in siccità severa, con il solo Garda nella norma. La severità idrica dell’intero distretto padano resta confermata su livello alto.

Adda ai minimi, si ferma il Traghetto di Leonardo

A Imbersago la crisi idrica ha messo fuori servizio a tempo indeterminato il Traghetto di Leonardo. La portata del fiume Adda non basta più a garantire la traversata tra la sponda lecchese e quella bergamasca: il primo blocco era scattato il 10 agosto, al raggiungimento della soglia critica, e doveva valere fino alla vigilia di Ferragosto, nell’attesa di piogge risolutive. Nei giorni successivi il livello è calato ulteriormente e la Pro loco, che gestisce il collegamento con volontari e traghettatori qualificati, ha annunciato la sospensione senza data di riapertura.

L’imbarcazione non ha motori né alcuna alimentazione: si sposta con un timone, un cavo d’acciaio teso tra le due rive e l’inclinazione dello scafo, che converte la corrente in spinta laterale. Un principio che richiama gli studi condotti da Leonardo da Vinci al servizio di Ludovico il Moro. Un sistema arrivato intatto fino a oggi, e che ora si arrende non alla furia dell’acqua, ma alla sua assenza.

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