Milano Quotidiano

La noiosissima storia della Brigata Ebraica al 25 Aprile di Milano

I vent'anni di contestazioni alla Brigata Ebraica. Ma dopo il 7 ottobre la protesta a Milano non è più solo dei centri sociali e dei proPal

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Il rischio, quando si parla di Brigata Ebraica e 25 Aprile, è di scivolare in una polemica talmente ricorrente da risultare noiosa. Ma quando parliamo di una storia “noiosissima”, usiamo un’espressione puramente tecnica: le dinamiche sono sempre uguali a se stesse, al massimo peggiorano, continuamente. Negli slogan avversi “fascisti, nazisti, fascisti rossi, nazisti rossi, sionisti, etc”. Fin da quando si decise che la Brigata avrebbe sfilato a Milano il 25 aprile 2004.

La storia della Brigata Ebraica al corteo del 25 Aprile

Ma facciamo un passo indietro. La Brigata Ebraica era composta di 5mila ebrei provenienti dalla Palestina mandataria (sotto il controllo britannico), che combatterono insieme all’Ottava Armata al comando di Londra. Era comandata dal generale Ernest Frank Benjamin, e partecipò alla rottura della Linea Gotica nella zona del fiume Senio, in Romagna. La loro bandiera – questo è un dettaglio assai importante – era la stella di David: di fatto l’attuale bandiera israeliana. Di questa Brigata, però, si persero le tracce nella storia contemporanea fin quando un giornalista del New York Times, Howard Blum, pubblicò un volume, nel 2001, intitolato “La Brigata Ebraica”. E tre anni dopo è stato un altro giornalista, Davide Romano, ai tempi segretario generale dei giovani ebrei di Milano, a pensare di far sfilare sotto le insegne della Brigata, gli ebrei e i simpatizzanti, durante il corteo del 25 aprile. Fin qui, tutto bene. Storia edificante, ma della quale fa parte anche una persona che oggi è sotto il fuoco incrociato: Eyal Mizrahi. Ai tempi promosse la Brigata. In tempi assai più recenti ha pronunciato queste frasi:

Nel 2004 nasce la Brigata Ebraica? Nel 2005 iniziano le contestazioni, dopo gli applausi del 2004. Nel 2006 entra nel corteo Letizia Moratti con il padre, ex deportato, sulla sedia a rotelle. Viene presa per una provocazione, e fischiata e insultata. L’anno dopo tocca a Guido Podestà, presidente della Provincia.

L’allora portavoce della Comunità ebraica Yasha Reibman, secondo quanto riporta Repubblica, dichiara che qualcuno era riuscito a bruciare una bandiera di Israele. E’ anche vero che durante la storia dei primi anni 2000 la Brigata viene “adottata” da buona parte del centrodestra. Sono gli anni del berlusconismo, e Lega Nord, Forza Italia e An si dichiarano filoisraeliani. All’inizio del 2009 Israele (premier Ehud Olmert) porta avanti l’operazione militare “Piombo Fuso”. La tensione internazionale si alza anche dopo che questa si conclude, a metà gennaio. Ad aprile scrive Gad Lerner: “Voglio esprimere in anticipo il mio disagio per l’uso e l’abuso politico dello striscione della Brigata sionista”. ATTENZIONE: non Brigata Ebraica, ma Brigata sionistica. C’è differenza, e Lerner lo sa. Nel 2011, titolo dell’ANSA: Centri sociali a Brigata Ebraica: “Fascisti!”.

Nel 2013, a Roma, l’ANPI decide di impedire al presidente di parlare alla fine del corteo. L’anno dopo ci sono ancora scontri. Nel 2014 l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti decide di boicottare il 25 aprile, come forma di protesta contro le contestazioni alla Brigata Ebraica. Durante il corteo la Brigata Ebraica viene accerchiata dai pro-Pal in via Senato, e secondo le cronache di Repubblica e del Corriere provano a sottrarre le bandiere con la stella di Davide. L’anno dopo altri cori: “Sionisti fuori dal corteo”. Ma il centrosinistra che governa Milano è compatto: la giunta Pisapia sfila sotto l’insegna della Brigata Ebraica. Nel 2016 l’intensità è minore, ma ci sono sempre i soliti cori. Nel 2017 il Partito Democratico vive un periodo di tensione con l’ANPI, perché si avvicina alle istanze della Brigata Ebraica. Ma nel 2018 comincia una nuova fase di escalation. Il 25 aprile esplode la contestazione in una nuova violentissima dimensione.

 

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Alla fine del 2019 il pool Antiterrorismo della Procura chiede il rinvio a giudizio per quattro persone, accusate di aver simulato raffiche di mitra al passaggio della Brigata. Finiscono però tutti assolti non per non aver commesso il fatto, ma perché il fatto non costituisce reato: semplicemente si può fare. Nel 2019, sempre il 25 aprile, la sentenza definitiva non è ovviamente ancora arrivata, ma si verificano nuove contestazioni. L’ANSA informa che la Procura ha aperto un altro fascicolo, di cui non si sa come sia finito il procedimento. Poi arriva il Covid: due anni di stop. Nel 2022 il sindaco Sala deve intervenire pubblicamente a difendere la Brigata Ebraica.

 

Torniamo al titolo: tutto questo è già visto. Abbiamo già scritto queste cronache decine di volte. Però poi nel 2023, a ottobre, inizia la guerra dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre. Da qui è un’altra storia, quella contemporanea. Perché nel frattempo è iniziato quello che alcuni definiscono genocidio, altri sterminio, ma in ogni caso una operazione militare durissima a Gaza. E free Gaza è diventato qualcosa di molto diverso. Qualcosa che unifica. Ed è la prima volta, quest’anno, nel quale la Brigata Ebraica non viene contestata solo dai proPal e dai centri sociali. Ma da militanti di sinistra esasperati. E’ qualcosa di cui tenere conto (e preoccuparsi).

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