Scambio modello tennis. Apre Ignazio La Russa: caro Sala, dimettiti prima. Ribatte Sala: caro La Russa, io arrivo in fondo. Perché il governo non ha il coraggio di fare lo stesso?
C’è molto, in questo scambio. Prima di tutto c’è il non detto da parte di Sala. Il non detto è che il governo sta pensando di andare a elezioni un po’ prima delle amministrative. La ragione è semplice: alle amministrative vota l’11 per cento del corpo elettorale complessivo, e in tutte le grandi città in cui vota questo 11 per cento è molto avanti il centrosinistra. Dunque, il governo vuole “separare” il voto. Può farlo prima o dopo le amministrative. Se lo fa prima, non subisce il contraccolpo per aver perso le grandi città, cosa che è prevedibile. Poi c’è il non detto di La Russa. Che è anche questo abbastanza semplice: La Russa sta dicendo che la maggioranza a Milano non esiste più. E anche questo, così come il ragionamento di Sala, qualche ragione ce l’ha.
La maggioranza a Milano è formata da due anime che un tempo erano in equilibrio, e ora non lo sono più. Da una parte la sinistra-sinistra che contesta l’operato nell’urbanistica ma non solo della giunta Sala, e in definitiva contesta il sindaco. Dall’altra parte la sinistra moderata che comunque non riesce più a difendere l’operato nell’urbanistica e in definitiva non difende il sindaco. E il sindaco, in mezzo alla bufera da solo. Così, La Russa punge: lascia, basta, vieni via. Che cosa stai là a prendere le botte da chi non ti vuole? Questa è ovviamente la lettura di La Russa.
E poi c’è il detto. Il detto è che è un momento di grande debolezza per chi governa. Vale per il governo del Paese, vale per il governo della città. Le opposizioni mordono, graffiano, strappano brandelli di consenso. E il logoramento colpisce tutti, sia a Milano sia a Roma.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


