Milano Quotidiano

Le brutte figure ripetute di centrodestra e centrosinistra

A centrodestra e centrosinistra sempre gli stessi discorsi su Milano in vista delle elezioni. Per le quali tutti i dirigenti alla fine sperano che arrivi da Roma una decisione sul nome del candidato per poter dire "non è colpa mia"

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E’ incredibile come il centrodestra e il centrosinistra, a Milano, dicano sempre le stesse cose. Partiamo dal centrodestra: sono cinque anni che ripetono come pappagalli gli stessi concetti. La partita di Milano si giocherà sulla sicurezza, Milano è gotham city, la gente è scontenta, Sala verrà sconfessato dagli elettori. E poi la cosa più trita e ritrita di tutte: dobbiamo trovare in fretta un candidato sindaco. Come se in campo non ce ne fossero già un bel po’. Ci sono i civici candidati, il politico candidato, i civici non candidati e i politici non candidati. Stavolta la scelta c’è, non come la volta scorsa. Eppure, come cinque anni fa, è tutto un mantra: troveremo presto il candidato.

Il centrodestra aspetta il centrosinistra, che però è già avanti

La scorsa volta queste parole le pronunciava Matteo Salvini, a cui spettava l’onere più che l’onore, di affrontare Sala alla riconferma scontata al secondo mandato. Stavolta a dirle sono tutti: da Forza Italia, a Ignazio La Russa, alla Lega. “Entro l’estate decideremo” è diventato in breve “entro l’estate proporremo dei nomi al tavolo nazionale”, e ben presto diventerà “a settembre ci sarà il nome”. Poi, come d’incanto, qualcuno inizierà a dire: “Ehi, ma aspettiamo prima gli avversari, non diamo un vantaggio competitivo“. Come se aspettare chi è già in vantaggio sia una buona idea. Roba da pazzi. O meglio: roba che agevola un centrosinistra che sta un chilometro avanti a livello elettorale. Basta guardare i dati storici delle ultime elezioni, cosa che tutti sembrano ignorare.

Le contraddizioni del centrosinistra milanese

Poi ci sono le cose nel centrosinistra. Anche qui, sempre le stesse. Si batte sulla città dei diritti, inclusiva, sui diritti delle minoranze (sacrosanti), sul diritto alla cultura (sì, a quella dei luoghi simbolo come Hoepli e Spirit de Milan). Peccato che poi la cultura del centro sia la cultura del centro, ma è in periferia che è più difficile e la cultura serve davvero per dare una via d’uscita a chi non ce l’ha. Si batte sulla città dei diritti delle minoranze eppure il ceto medio e il ceto basso, che è la maggioranza, continua a subire una lenta espulsione da una città che ha bisogno di una nuova idea di rilancio. Ma è su questa idea che si verificano le sclerotizzazioni più evidenti: la sinistra sinistra non vuole consumo di suolo ma anche (Veltroni ha insegnato a tutti) case a basso costo. Come se le due cose non fossero in contrasto. La sinistra riformista vorrebbe un nuovo piano urbanistico, ma si vergogna a dirlo perché figurarsi, i grattacieli sono roba da fascisti (in confronto la doccia è di sinistra e il bagno è di destra sembra alta filosofia politica). In tutto questo anche il centrosinistra dice che è presto. Si deciderà più in là. Fa niente se non c’è un progetto, non c’è un nome, non c’è una coesione. Quante parole ripetute, roba che alle medie ti avrebbero cerchiato con la penna blu “ripetizione, ripetizione, ripetizione”. Parole ripetute all’infinito e soprattutto inutili. Perché alla fine tutti i dirigenti sperano che arrivi Roma a decidere per poter allargare le braccia, spingere in là le responsabilità e poter dire “non è colpa mia”. Esattamente l’inverso di quello che si aspettano i milanesi: programmazione, dialogo, senso di responsabilità e autonomia di pensiero anche e soprattutto da Roma.  

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