Milano Quotidiano

Le cose stanno cambiando nell’economia della città. E non in meglio

Uffici, fatturato, costi, cassa integrazione e oneri di urbanizzazione: diversi indicatori raccontano una Milano ancora forte, ma con segnali di rallentamento sempre più difficili da ignorare

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Ho letto recentemente in un libro di Adam Sternberg una frase, rivolta a una New York futura e distopica. Per descrivere un futuro fosco “la definizione più comune divenne “Apocalisse incrementale”, coniata dall’opinionista di un giornale in una rabbiosa filippica sulla lenta morte della città”. Non penso che a Milano siamo in questa fase. Ma ci sono degli indicatori che non mi fanno assolutamente stare tranquillo. E allora, prima di condividere un po’ gli incubi sul futuro basati sui fatti del presente, vorrei precisare che Milano ha visto di molto peggio e ha sempre vinto. Lo farà anche questa volta. Per vincere, però, bisogna sapere che cosa si sta per affrontare.
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Gli uffici: meno spazio, meno scrivanie

Secondo un report di Cushman&Wakefield il primo trimestre delle locazioni per quanto riguarda gli uffici è il peggiore dell’ultimo lustro. Rispetto all’anno scorso stiamo parlando di un calo del 44 per cento. I dettagli di questo quadro comunque non incoraggiano: i canoni continuano a crescere nelle vie centrali della città. E il resto? Il resto cala. Savills, un’altra società attiva in questo campo, ci dà qualche dato in più. Conferma che dopo un lustro i primi sei mesi di quest’anno sono stati la prima interruzione di un trend positivo. Conferma che il mercato delle locazioni chiude il primo semestre con un calo del 36 per cento (da notare che Cushman&Wakefield dava un calo del 44 per cento nel primo trimestre, qui invece del 36 per cento ma sul semestre). La superficie media affittata? Sotto del 31 per cento e sotto del 42 per cento rispetto alla media quinquennale. Insomma: le aziende prendono uffici più piccoli ma più di rappresentanza. Che facciamo, gioiamo? No: uffici più piccoli uguale previsione di un minor numero di scrivanie. Minor numero di scrivanie, minor numero di dipendenti. A meno che non si creda alla favola dello smart working, che ormai in moltissimi stanno abbandonando o comunque riducendo.

Rimaniamo sempre sul settore delle imprese, perché sono all’origine di tutto. Se ci sono le imprese ci sono gli stipendi, se ci sono gli stipendi ci sono le spese e gli investimenti. Ma soprattutto: le azienda monitorano il proprio fatturato guardando avanti, non indietro. Quindi sono attente a quelle “brezze” che preannunciano tempeste. E dunque: le aziende come vanno?

Indice del fatturato dei servizi

E’ importante considerare soprattutto il campo dei servizi, perché Milano da molti anni ormai è una città pesantemente terziarizzata. A Milano il fatturato cresce, ma meno della Lombardia. L’indice complessivo è a +1,1 per cento contro il 2,9 della regione. A dirlo è la Camera di Commercio con il report ESter del secondo trimestre 2026. Non c’è da gioire, e il perché lo spiegherò dopo. Prima un altro dettaglio: fuori Milano le cose vanno meglio che a Milano. E vanno meglio per i grandi piuttosto che per i piccoli. Nei servizi le micro imprese arretrano dello 0,2 per cento. Le azienda fino a 50 dipendenti hanno lo stesso risultato negativo. Da 50 a 199 addetti a Milano fanno +1,9% rispetto al 3,1 regionale, oltre i 200 sono a +2,4 contro il 4,2 regionale. Guardando il grafico “Aspettative su fatturato e occupazione”: queste sono le aspettative. In grande peggioramento.

Aspettative su fatturato e occupazione

Il fatturato cresce. Ma gli utili?

Cresce il fatturato, è una buona notizia? No. In assoluto no. Per le aziende non conta il fatturato, ma l’utile. E’ ovvio, no? Sono i soldi che si guadagnano che contano, non quelli che si fanno girare per pagare questo e quello. L’inflazione milanese a inizio estate sfiorava il 3 per cento, e da allora è solo cresciuta. Non sappiamo di quanto: a livello nazionale dovremmo essere al 4,2 per cento. Il dato milanese potrebbe essere ben peggiore. A settembre l’elettricità è a +19,3 per cento e il gas a +20,7 per cento sull’anno. E’ difficile far di conto in questi casi, ma gli esperti stimano che malgrado l’aumento del fatturato gli utili siano in calo, e non di poco. Del resto uno può anche fatturare di più, ma se i costi aumentano più velocemente è chiaro che tutto si deteriora. Tanto per capirci. i costi sono anche quelli dei dipendenti. Se questi sono schiacciati perché l’inflazione pesa su di loro, ovviamente proveranno ad aumentare la pressione sulle aziende per i salari, e le aziende – pur resistendo per non far saltare tutto per aria – saranno comunque spinte a un innalzamento dei costi e non a un contenimento. Forse val la pena ricordarlo, quando si parla di salario minimo.

Vogliamo qualche altro dato che certifichi la brezzolina che comincia a farsi più fresca? In tutta la Lombardia le ore di cassa integrazione autorizzate sono calate del 25,5 per cento. A Milano sono salite del 6,4 per cento. Le liquidazioni giudiziali sono incrementate in tutta la Provincia di Milano di un numero in aumento tra il 14,6 e il 17 per cento. In Lombardia aumentano del 5 per cento, tanto per capirci: 10 punti in meno.

E l’urbanistica: meno oneri, meno investimenti

C’è poi tutta la vicenda dell’urbanistica. Che fornisce lavoro alle imprese, ma soprattutto soldi che possono essere usati per fare investimenti da parte del Comune. Ovvero: gli oneri di urbanizzazione. Nel 2019 l’assessorato dichiarava 188 milioni di euro di oneri. Nel 2024 sono stati 105, con un calo di oltre il 40 per cento rispetto al 2022. Meno oneri vuol dire meno investimenti, meno libertà di manovra per chi amministra. In un contesto nel quale le aziende movimentano più soldi ma ne fanno assai di meno, e i lavoratori di fronte ad aziende che non possono pagarli di più sono alle prese con il caro vita.

Io sono ottimista per natura ma ecco, forse una pensata sulla Apocalisse incrementale bisognerebbe iniziare a farla.

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