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In pieno luglio la campanella continua a suonare nelle aule di asili e scuole materne adibite a centri estivi. E l’ondata di caldo che si è abbattuta su Milano sta facendo sentire i suoi effetti anche tra i banchi dove ancora siedono bambine e bambini, alle prese con temperature anche al di sopra dei 35 gradi. Molti edifici non sono dotati di climatizzatore: gli impianti elettrici sono vetusti e necessitano di interventi significativi. I genitori hanno denunciato la situazione bollente di asili e scuole materne e stanno raccogliendo delle firme – oltre 5700 ad oggi – per chiedere al Comune delle soluzioni.
Da Palazzo Marino l’assessore allo Spazio pubblico ed Edilizia scolastica Marco Mazzei ha spiegato che l’amministrazione da fine maggio ha avviato “un piano straordinario di verifica di tutti gli impianti”, in tutte le 270 sedi di nidi e asili della città, “per avere una fotografia dello stato dell’arte” e “questa ricognizione finirà verso la metà di luglio e per fine mese avremo un quadro completo”.
L’obiettivo a lungo termine è avere 100 strutture climatizzate nei prossimi anni, procedendo a installare una decina di impianti fissi all’anno. Ad oggi nei 270 edifici “abbiamo 609 condizionatori portatili, 400 in più di quelli dello scorso anno, 1.817 ventilatori, più 57 sull’anno scorso, 368 ombrelloni, più 111 sull’anno scorso, 339 gazebo”, ha detto l’assessore che ha evidenziato come le strutture degli asili e dei nidi sono stati realizzati tra il Dopoguerra e gli anni ’80, con temperature ben diverse da quelle di oggi.
Il 27 per cento delle scuole che ospitano centri estivi (45 in tutto) ha un sistema di condizionamento fisso. Se rifare gli impianti elettrici porterebbe alla chiusura per 20 giorni almeno delle scuole, soluzione non percorribile secondo le famiglie, ci sono altri metodi per iniziare ad abbassare la colonnina di mercurio nelle aule. Secondo Valentina Dessì, professoressa associata del Politecnico di Milano, esperta di progettazione ambientale e temi legati al miglioramento del microclima e del comfort termico degli spazi urbani, la temperatura delle aule scolastiche si può abbassare con interventi mirati, dai costi più contenuti e dagli effetti già raggiungibili dalla prossima estate, basta partire da settembre. Come? Lo ha raccontato a Frontale.
Dessì (Politecnico): “Ecco come abbassare le temperature delle scuole in modo naturale”
“Ci sono delle soluzioni che si possono prendere e bisognerebbe cominciare da subito – ha spiegato -. Le scuole hanno la potenzialità di essere trasformate anche in tempi molto brevi”. Come prima cosa si potrebbe iniziare a lavorare sull’involucro, “cercando di inverdire il più possibile con pareti e coperture, tetti verdi che aumentano la massa termica e aumentano la presenza di vegetazione che è quella che riduce la temperatura. Sulle facciate possiamo mettere piante che crescono in tempi molto brevi, come la vite del Canada o quella del Caucaso. Se ci muoviamo da settembre a maggio dell’anno prossimo quando ricominceranno le ondate di calore saremmo già pronti”. Nelle scuole materne con le vetrate esposte a sud “possiamo intervenire con l’ombreggiamento esterno alle finestre con le veneziane e lavorare su elementi che impediscono il raggiungimento della radiazione solare sulle pareti”.
Il clima anche delle grandi città del Nord Italia si sta avvicinando “sempre di più a alle condizioni delle città africane. Milano sta assomigliando sempre di più a Tunisi però non è che in Africa non vadano a scuola – ha evidenziato Dessì -, i ragazzi vanno in scuole che sono completamente apribili, con grandi sistemi di ombreggiamento e ventilazione incrociata”. Le scuole apribili sono diffuse anche nell’Africa sud-sahariana, con la presenza di “ventilazione incrociata, aree molto ombreggiate, circolazione dell’aria che da la percezione di essere a una temperatura più bassa”. D’altro canto i condizionatori portatili e i sistemi di condizionamento raffrescano di certo le aule ma “peggiorano il clima di tutto quello che c’è intorno”.
Interventi mirati possono riguardare anche gli spazi al di fuori delle aule, creando uno spazio di transizione microclimatica, “con alberature, pergole, acqua nebulizzata per creare delle bolle e oasi fresche. Il giardino spesso occupa il 50-70 per cento di tutto lo spazio scuola quindi tra interno ed esterno possiamo cercare di attrezzare anche singole aree con oasi fresche cercando delle soluzioni anche in termini di materiali”. Ad esempio, nelle aree con i giochi per la pavimentazione antitrauma al posto di superfici bituminose si possono usare la sabbia o il terreno. Bisogna cercare di alternare le superfici impermeabilizzate con superfici permeabili che possano essere compatibili con le funzioni e con le attività nelle scuole”. Le scuole milanesi sono “bellissime” anche dal punto di vista architettonico ma “dobbiamo avere il coraggio di intervenire e cercare di integrare delle soluzioni nell’architettura con aule all’aperto, piccole nicchie, uso di vegetazione, acqua, uso moderato di superfici impermeabili”.
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