Milano Quotidiano

Lega a congresso con il trionfo per l’ok all’autonomia. Simbolo, segreteria politica e nodo Milano: le anticipazioni

Il testo Calderoli verrà approvato blindando la riforma entro la fine della legislatura. Questa mossa strategica serve a Salvini per silenziare il dissenso interno e rilanciarsi alla guida di una Lega che torna a guardare alle sue storiche radici del Nord

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Il via libera del Consiglio dei Ministri alle intese sull’autonomia regionale differenziata, che recepisce i rilievi della Corte Costituzionale prima del definitivo approdo in Parlamento, rappresenta il vero pilastro politico su cui poggerà il congresso straordinario della Lega, in programma il 24 e 25 ottobre all’Allianz MiCo di Milano. Non si tratta di una semplice coincidenza temporale. Il semaforo verde arrivato ieri da Palazzo Chigi è l’esito di una precisa trattativa politica: una contropartita che la premier Giorgia Meloni ha concesso a Matteo Salvini come riconoscimento per la fedeltà e la compattezza dimostrate dal Carroccio sulla riforma elettorale. Con la certezza che il testo Calderoli verrà approvato blindando la riforma entro la fine della legislatura, il leader della Lega incassa il trofeo identitario più importante proprio alla vigilia delle assise milanesi. Un tempismo perfetto. Questa mossa strategica serve a Salvini per silenziare il dissenso interno e rilanciarsi alla guida di una Lega che torna a guardare alle sue storiche radici del Nord, pur senza smantellare formalmente la struttura nazionale costruita negli ultimi anni.

Il nuovo simbolo: via la parola “Premier”

Nessuna sorpresa sulla leadership: Salvini resterà saldamente alla guida del partito. Tuttavia, l’estetica e la comunicazione subiranno una profonda revisione proprio a partire dal logo ufficiale, come anticipato dallo stesso segretario. Secondo quanto risulta a Milano Quotidiano l’Alberto da Giussano, simbolo bossiano per eccellenza, rimarrà il perno visivo inamovibile dell’iconografia leghista. Il nome di Salvini resterà all’interno del contrassegno, ma con un font leggermente ridotto per dare maggiore centralità al brand collettivo. Cancellata la dicitura “Premier”, un passo indietro formale che adegua il simbolo agli equilibri reali del centrodestra. Il cambiamento visivo accompagnerà una svolta politica sostanziale. Durante i lavori del 24 e 25 ottobre verranno approvate diverse mozioni programmatiche incentrate su un netto ritorno alla “questione settentrionale”, rimettendo al centro dell’agenda lo sviluppo economico e le istanze dei territori del Nord.

La svolta organizzativa: nasce la Segreteria Politica

Per rispondere alle pressioni del fronte nordista e dei governatori, Salvini introdurrà una novità assoluta nella storia recente del movimento: una segreteria politica ristretta. Fino ad oggi la gestione era affidata esclusivamente al Consiglio Federale; la nuova struttura di comando sarà invece un nucleo operativo snello, composto da un massimo di 8-10 persone. Secondo le indiscrezioni raccolte da questo giornale, la squadra d’élite vedrà la presenza fissa delle figure più pesanti del partito: l’ex governatori Luca Zaia (Veneto) e l’attuale presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. Probabile ingresso anche di Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia. Dentro, pare, anche i capigruppo parlamentari Riccardo Molinari (Camera, espressione del Piemonte) e Massimiliano Romeo (Senato, segretario della Lombardia).

Poi una delegazione qualificata di amministratori locali e sindaci in rappresentanza dei territori. Sul fronte dei vicesegretari si va verso la conferma del triumvirato uscente, recentemente dimessosi insieme a Salvini per pure ragioni procedurali legate allo statuto congressuale. Rimarranno quindi ai vertici il veneto Alberto Stefani (presenza imprescindibile per garantire i pesi territoriali della Liga Veneta), il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (argine e garante della sponda Centro-Sud) e la milanese Silvia Sardone. Sicura la candidatura alle elezioni politiche come capolista in Veneto per Zaia e per lui, in caso di vittoria del centrodestra, o la presidenza di un ramo del Parlamento o la guida di un ministero ‘pesante’ (Industria e Made in Italy o Politiche Agricole).

Il nodo Milano e il rischio rottura nel Centrodestra

Il nome di Sardone rischia di agitare le acque della coalizione di centrodestra fuori dalle mura del congresso. La Lega è intenzionata a sfruttare la vetrina milanese per lanciarla ufficialmente come candidata a sindaco di Milano. Una linea di assoluta fermezza quella del Carroccio, che non intende fare passi indietro e che rischia di spaccare l’alleanza. Salvini e i suoi non accetteranno mai la convergenza sul nome di Matteo Perego, esponente di Forza Italia e attuale Sottosegretario alla Difesa, su cui i forzisti stanno spingendo. Il rischio di andare divisi sotto la Madonnina è concreto, e la partita milanese si preannuncia come il prossimo vero terreno di scontro nel centrodestra, anche perché l’idea delle primarie lanciata da Salvini non piace agli alleati.

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