Milano Quotidiano

Lega, Yoodata: accordo strategico tra Salvini e Fontana-Romeo e torna al 10%. Zaia asset prezioso

"Gestione più collegiale ma anche leadership riconosciuta e non più messa in discussione. Il segretario resta il punto di riferimento nazionale"

lega salvini
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“La Lega arriva alla preparazione delle prossime elezioni politiche del 2027 in una fase complessa, segnata da tensioni interne e da una competizione esterna più affollata rispetto al passato. Il quadro appare problematico, ma non dimentichiamo che proprio nei momenti di difficoltà si misura (e si attiva) la capacità di un partito di ritrovare la propria missione. La Lega ha ancora energie, classe dirigente, radicamento territoriale e un patrimonio identitario che può essere appunto riattivato. La condizione, però, è che imbocchi con decisione un percorso di rilancio fondato su due scelte strategiche”. Lo afferma a Milano Quotidiano Alessandro Amadori, politologo, sondaggista e Direttore Scientifico di Yoodata.

“La prima condizione strategica riguarda la coesione. La Lega può ripartire solo se ritrova un equilibrio interno stabile, fondato su una gestione più collegiale del partito ma anche su una leadership riconosciuta e non più messa in discussione. Matteo Salvini resta il punto di riferimento nazionale: è il volto più noto, la figura che ha guidato la Lega nelle sue stagioni di massima espansione e che può ancora garantire una sintesi politica”.

“Per questo, nei prossimi mesi sarà decisivo che Salvini, Massimiliano Romeo e Attilio Fontana (i due esponenti di spicco del partito, che ne hanno recentemente messo in discussione la leadership) trovino un’intesa solida. Non un compromesso tattico, bensì un accordo strategico che valorizzi davvero la compagine di governatori e di ministri di valore che la Lega ha saputo esprimere, e che abbia Salvini come garante della sua realizzazione. La forza del partito, oggi più che in passato, passa dai territori: amministratori competenti, radicati, con un’esperienza ampiamente riconosciuta e verificata sul campo in termini di consenso”, sottolinea il sondaggista.

“In questo quadro, una figura come Luca Zaia rappresenta un asset prezioso. Il suo ampio consenso nel Veneto è un fattore politico reale, e averlo capolista nel Nord Est significherebbe consolidare un bacino elettorale che storicamente ha garantito alla Lega risultati robusti. La collegialità, dunque, non è un vincolo: è una risorsa oggi imprescindibile”.

“La seconda condizione riguarda l’offerta politica. La Lega può tornare competitiva se costruisce un programma chiaro, pragmatico, centrato su ciò che il ministro Giuseppe Valditara definisce nel suo ultimo libro come la “rivoluzione del buon senso”. Non un’etichetta, ma un metodo: affrontare i problemi reali degli italiani appunto con realismo, concretezza, e una visione che parte dalla vita quotidiana”.

“I temi ci sono già, e sono quelli che oggi preoccupano di più le famiglie e le imprese:
• costo della vita e in particolare dell’energia, che continua a comprimere redditi familiari e margini aziendali;
• sicurezza, immigrazione e legalità, che restano priorità nelle aree urbane e nei piccoli centri;
• sanità territoriale e pensioni, due pilastri del welfare che chiedono interventi mirati;
• tutela dei piccoli produttori, cuore del tessuto economico italiano;
• valorizzazione dei territori, che significa infrastrutture, mobilità, servizi;
• sburocratizzazione, per ricucire il rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione e recuperare risorse da investire nello sviluppo del Paese”, analizza il Direttore Scientifico di Yoodata.

“È su questo terreno che la Lega può recuperare distintività: tornare a essere il partito che difende chi produce, chi risparmia, chi vive nei territori e chiede risposte concrete. Ma allora, a quale risultato è realistico puntare per il 2027? In un quadro politico dove esiste anche la nuova concorrenza del movimento di Roberto Vannacci, la Lega deve recuperare la propria identità originaria: pragmatica, territoriale, produttiva. Se riuscirà a mantenere unità interna e a presentare un programma centrato sul buon senso, il partito potrà tornare in una fascia dimensionale significativa”.

“Non si tratta tanto di prevedere numeri quanto di delineare uno scenario politico plausibile. In quest’ottica, la Lega può ambire a tornare a raggiungere quella soglia del 10%, che le consentirebbe di restare un grande partito nello scacchiere italiano, con un ruolo rilevante nella definizione delle politiche pubbliche e degli equilibri di governo”, conclude Amadori.

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