Milano Quotidiano

Lega, Yoodata: “Fontana indica la necessità di un cambio di passo, ma Salvini è simbolo di stabilità”

Alessandro Amadori, politologo, sondaggista, a Milano Quotidiano: "Il governatore pone un problema vero, ma la soluzione non è sostituire il segretario. Cambiare insieme in vista delle elezioni politiche 2027"

lega salvini
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“Le recenti parole del governatore lombardo Attilio Fontana hanno avuto l’effetto di un sasso lanciato nello stagno: ‘La Lega è passata dal 34% al 5%’, ha ricordato, attribuendo a Matteo Salvini la responsabilità politica di un declino che, nei numeri, è difficilmente contestabile. Fontana ha parlato apertamente di disagio dei militanti, di una linea percepita come poco comprensibile e, soprattutto, ha evocato la possibilità di una sostituzione del leader. Non un dettaglio: un governatore in carica, espressione della tradizione amministrativa del partito, che mette in discussione la guida del segretario. E lo fa rilasciando un’intervista a un importante giornale, il Corriere della Sera, tradizionalmente non vicino alla Lega come partito. Il gesto è stato irrituale e ha avviato un acceso dibattito all’interno della stessa Lega”. Alessandro Amadori, politologo, sondaggista e Direttore Scientifico di Yoodata, analizza in un’intervista a Milano Quotidiano che cosa sta accadendo nella Lega dopo le parole del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana.

“Fontana, va detto, non ha tutti i torti. La Lega vive da tempo una fase di contrazione strutturale: il partito che nel 2019 aveva effettivamente raggiunto il 34% oggi oscilla in un’area molto più bassa (fra il 5 e il 7 per cento), e la base storica – quella dei territori, degli amministratori, dei circoli di alcune regioni del Nord, in particolare di Lombardia e Veneto – manifesta un malessere che non può essere liquidato come fisiologico. La competizione interna al centrodestra, l’emergere di nuove forze nell’area identitaria (il movimento di Roberto Vannacci, che certamente ha cannibalizzato la Lega) e la difficoltà a definire un profilo chiaro hanno contribuito a un indebolimento che è sotto gli occhi di tutti”, sottolinea l’esperto di comunicazione politica.

“Eppure, proprio per questo, l’idea di una sostituzione della leadership appare oggi più come una tentazione e una provocazione che come una soluzione. La Lega è un partito che, nei momenti di transizione, ha sempre pagato le fratture interne più di altri. E il 2026 non è un anno qualsiasi: è la vigilia della lunga marcia verso le elezioni politiche del 2027, una fase in cui la coesione organizzativa e la chiarezza della linea politica contano più della ricerca di un nuovo equilibrio interno”.

“In questo quadro, la permanenza di Matteo Salvini alla guida del partito non è solo una scelta conservativa (oltre che di lealtà e di gratitudine verso un leader che ha compiuto comunque uno straordinario percorso politico): è una scelta di stabilità. Salvini resta il volto più riconoscibile della Lega, il punto di riferimento di una parte significativa della base e l’unico, al momento, in grado di garantire una gestione unitaria del partito in una fase complessa. Cambiare leader ora significherebbe aprire una competizione interna che rischierebbe di indebolire ulteriormente la struttura territoriale, già provata da anni di tensioni e da un calo di consenso che ha ridotto risorse, visibilità e capacità di mobilitazione”, evidenzia il Direttore Scientifico di Yoodata.

“Questo non significa ignorare il messaggio di Fontana. Al contrario: le sue parole dovrebbero essere lette come un campanello d’allarme che invita la Lega a un lavoro di chiarificazione politica e identitaria, che è compito dello stesso Salvini avviare e portare a soluzione. Il disagio dei militanti è reale, e il partito non può permettersi di arrivare al 2027 senza aver ricostruito un profilo credibile, una narrazione coerente e una piattaforma programmatica capace di parlare ai territori, alle imprese, agli amministratori locali e a quell’elettorato pragmatico che storicamente ha rappresentato la sua spina dorsale. Valorizzando l’ottimo lavoro svolto dalla compagine ministeriale della Lega in questa legislatura”.

“La sintesi possibile è questa: Fontana fotografa un problema vero, ma la soluzione non è affatto un cambio di leadership immediato. La Lega ha bisogno di unità, di una linea chiara e di un lavoro collettivo che coinvolga la sua classe dirigente, i ministri, i governatori, i sindaci e la base. Salvini, oggi, è ancora il perno attorno a cui questo processo può e deve svilupparsi. Le scosse interne, in questa fase, rischierebbero di fare decisamente più danni che benefici. Il 2027 è vicino. La Lega può arrivarci come un partito che ha attraversato una crisi e ha saputo ricompattarsi, oppure come una forza politica che ha trasformato il malessere interno in una frattura irreversibile. Le parole di Fontana indicano la necessità di un cambio di passo; la scelta di mantenere Salvini alla guida indica la necessità di farlo insieme“, conclude Amadori.

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