Milano Quotidiano

L’ultima di Ultima Generazione: costumi, ombrelloni e teli mare a Palazzo Marino per protestare contro il caldo

Una decina di attivisti in piazza della Scala per chiedere piscine pubbliche e spazi freschi per chi lavora all’aperto

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Milano come Rimini, almeno per qualche ora. Ombrelloni aperti, teli mare stesi sul selciato e accessori da spiaggia davanti a Palazzo Marino: Ultima Generazione ha scelto piazza della Scala per il suo nuovo presidio contro il caldo estremo e l’assenza, a giudizio del movimento, di adeguate tutele per cittadini e lavoratori. Niente vernice arancione, questa volta. Nessun monumento da ripulire e nessun blocco stradale: soltanto una decina di attivisti trasformati in bagnanti metropolitani, con il Comune sullo sfondo e l’emergenza climatica come mare immaginario. Il messaggio, al di là della scenografia balneare, era serio. Gli ambientalisti hanno chiesto più piscine pubbliche, aree refrigerate e luoghi di riposo per chi lavora all’aperto, con un’attenzione particolare ai rider, costretti a pedalare e consegnare anche nelle ore più calde.

“Moriamo di caldo e di ansia”

“Non possiamo continuare ad andare avanti con i boschi che bruciano, gli spazi verdi che non ci sono e noi moriamo di caldo”, ha spiegato  uno degli attivisti presenti. Alla temperatura percepita si aggiungerebbe quella emotiva. “Moriamo di caldo e moriamo di ansia, perché questa ansia sociale d’impotenza che continua a plasmare le nostre menti è logorante”, ha aggiunto. La richiesta è quella di politiche considerate più concrete e vicine alla vita quotidiana delle persone. “Chiediamo qualcosa di più giusto, di più vero per noi, per la nostra popolazione e per le nostre famiglie”, ha sottolineato l’attivista.

Un’altra esponente del movimento ha invece insistito sulle disuguaglianze prodotte dalle ondate di calore. Chi dispone dell’aria condizionata, può spostarsi in automobile o partire per le vacanze avrebbe maggiori possibilità di proteggersi. Chi rimane in città o svolge lavori all’aperto, al contrario, avrebbe poche alternative. “Le persone che non possono andare via dalla città che cosa fanno?”, ha domandato l’attivista, accusando la politica di non avere fornito risposte e di avere sostituito il dialogo con “il silenzio” o con la “criminalizzazione del dissenso”.

La condanna per l’imbrattamento dell’Arco della Pace: 100mila euro da risarcire

Il flash mob è arrivato a distanza di poche ore dalla diffusione delle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano ha condannato sette militanti di Ultima Generazione per l’imbrattamento dell’Arco della Pace. I giudici della quarta sezione penale hanno stabilito che le finalità sociali e la tutela dell’ambiente non possono giustificare azioni che danneggiano i beni culturali. Gli attivisti erano finiti a processo per il blitz del 15 novembre 2023, quando il monumento milanese era stato ricoperto di vernice arancione. La sentenza ha inflitto a ciascuno quattro mesi di reclusione e mille euro di multa. La pena è stata sospesa e subordinata allo svolgimento di quattro mesi di lavori di pubblica utilità.

Gli imputati dovranno inoltre risarcire in solido quasi 100mila euro alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano. Nelle motivazioni il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche, giudicando meritevoli le intenzioni alla base dell’iniziativa ambientalista. Allo stesso tempo, ha escluso che l’imbrattamento di un monumento possa essere considerato direttamente funzionale alla tutela della salute o del pianeta. Secondo il Tribunale, le azioni eclatanti finiscono infatti per comprimere il diritto della collettività a godere del patrimonio storico e artistico. Nello stesso procedimento sono stati invece assolti per particolare tenuità del fatto altri cinque attivisti accusati di avere lanciato sacchi di farina contro un’opera di Andy Warhol esposta alla Fabbrica del Vapore nel novembre 2022.

 

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