E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Negli ultimi anni, Milano è divenuta teatro di dinamiche inedite, quasi stranianti per chi ne osserva l’evoluzione da tempo. Proviamo a metterne in fila alcune, partendo dalla cronaca più recente. Nei giorni scorsi, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha preso posto tra il pubblico del Consiglio Comunale di Palazzo Marino, rivolgendo dure critiche alla giunta, pur risparmiando la figura del sindaco Giuseppe Sala. In vent’anni di attività giornalistica sul territorio, non ho memoria di una seconda carica dello Stato che si sia resa protagonista di un simile strappo istituzionale.
Dalla Chiesa ai corpi intermedi: le crepe del “modello”
I segnali di fessurazione, d’altronde, giungono da più fronti. Già lo scorso anno, in occasione del tradizionale discorso di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo Mario Delpini aveva censurato senza mezzi termini gli squilibri generati dal cosiddetto “modello Milano”. Una presa di posizione netta, che si innesta in un quadro ecclesiale a sua volta peculiare: Delpini è infatti il primo arcivescovo del capoluogo lombardo a non aver ricevuto la porpora cardinalizia, un dettaglio che, nelle geometrie ecclesiastiche, suggerisce una distanza non casuale.
Al contempo, i corpi intermedi appaiono indeboliti. Camera di Commercio e Assolombarda, pur restando centrali nelle dinamiche cittadine, sembrano oggi più distanti dai tavoli decisori di quanto non fossero in passato. A questo si aggiunge un’ulteriore anomalia: la quasi totale assenza visiva della Confindustria nazionale da queste latitudini.
Banche e Procura: i motori storici sotto assedio
Anche il mondo bancario, un tempo perno del sistema milanese e motore finanziario del Paese, attraversa una fase di profonda instabilità. Da lunghi mesi il comparto è scosso da una conflittualità interna – dinamiche spesso indecifrabili per l’opinione pubblica, ma con un impatto concreto sulla vita dei cittadini – che ne ha limitato la capacità di programmazione sul territorio. La sensazione diffusa è quella di una Milano finanziaria costretta a difendersi da un’offensiva strategica che muove da Roma.
Non fa eccezione la Procura della Repubblica. Lontana dall’essere il monolite del passato (un’evoluzione, per certi versi, persino salutare), l’istituzione attraversa una transizione complessa. Il Procuratore Capo, Marcello Viola, raggiungerà l’età pensionabile di 70 anni nel febbraio del prossimo anno – salvo eventuali innalzamenti dei limiti d’età a 72 anni da parte del governo. Con le norme attuali, tuttavia, il 2027 segnerà non solo la fine della parabola politica della giunta Sala dopo dieci anni di mandato, ma anche il cambio della guardia in via Freguglia. Tra i papabili successori si fa il nome di Paolo Ielo, rientrato a Milano dopo le importanti inchieste romane. Appare più complessa la candidatura di Maurizio Romanelli, già superato da Viola nel precedente concorso e prossimo alla pensione nel 2028. Resta comunque aperta la corsa per altri pretendenti, intenzionati a valorizzare il proprio profilo nei mesi a venire.
Dove sono finiti gli “sherpa” che univano la città?
Tutti questi elementi restituiscono l’istantanea di una città strutturalmente mutata. Storicamente, il punto di forza di Milano risiedeva nella coesione tra i suoi attori chiave: la finanza al servizio del territorio (si pensi al ruolo storico di Cariplo o della Banca Popolare di Milano), i corpi intermedi in costante dialogo con la politica, la Chiesa in prima linea nel welfare e persino la magistratura, capace di garantire una sostanziale “pax istituzionale” durante il cruciale periodo di Expo.
Quel sistema reggeva grazie all’opera di numerosi “sherpa“: figure chiave capaci di fare da raccordo tra il motore economico, quello politico e quello sociale. Oggi quella classe di mediatori è scomparsa: in parte assorbita dal settore privato, in parte travolta dalle inchieste giudiziarie, in parte, semplicemente, non più all’altezza del compito. Priva di queste cinghie di trasmissione, la città si è disunita, frammentandosi.
Il “tutti contro tutti” per il dopo-Sala
La cartina di tornasole di questa frammentazione è rappresentata dall’attuale dibattito sulla successione a Palazzo Marino. Il proliferare di potenziali candidature a sindaco è la spia di una forte polarizzazione ideologica. Nel centrosinistra si profilano almeno sette opzioni: l’area cattolica esprime profili come Anna Scavuzzo e Umberto Ambrosoli; la sinistra schiera Pierfrancesco Majorino e Lorenzo Pacini; non mancano le opzioni civiche come Mario Calabresi, l’area ambientalista con Francesca Cucchiara o figure di rottura come il giornalista Gianni Barbacetto.
La vera novità, tuttavia, è che anche il centrodestra si presenta frammentato in una pletora di aspiranti: dal civico Antonio Civita al centrista Maurizio Lupi, passando per l’ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada, l’eurodeputata della Lega Silvia Sardone e il presidente dell’Ordine degli Avvocati, Antonino La Lumia. Sullo sfondo si muove inoltre la proposta di Massimiliano Lisa e dell’ex procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano: una piattaforma critica verso l’attuale amministrazione, ma difficilmente assimilabile al centrodestra tradizionale.
Milano, dunque, si scopre frammentata. In assenza di un nuovo, grande progetto condiviso, ricomporre questi pezzi e governare la complessità della metropoli sarà, per chiunque, una sfida complessa.
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