Milano Quotidiano

Milano, già libero il 20enne che ha aggredito un rabbino. Parla la vittima: “Non cambierò il mio stile di vita”

Il giovane dovrà affrontare un processo per propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Gli altri due ragazzi restano indagati

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Torna libero il ventenne arrestato dopo l’aggressione al rabbino di 60 anni avvenuta il 16 settembre in piazzale Bande Nere, a Milano. Il Tribunale ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana, ritenendo la misura sufficiente rispetto alla custodia cautelare. Come riporta il Corriere della Sera, il giovane dovrà affrontare un processo per propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La prima udienza è stata fissata per il 12 novembre. Con lui risultano indagati anche un amico e il fratello, entrambi denunciati a piede libero.

La difesa dei ragazzi: “Era uno scherzo”

I tre respingono l’accusa di odio antisemita e sostengono che si sia trattato di uno scherzo degenerato. Il fratello del ventenne, 21 anni, racconta che il gruppo stava girando alcuni video per TikTok quando avrebbe notato il rabbino. Secondo la sua versione, uno dei ragazzi avrebbe preso il copricapo “per scherzo”, lo avrebbe indossato per poi restituirlo. Successivamente, mentre il rabbino continuava a riprenderli con il telefono, il ventenne gli avrebbe fatto “una sorta di sgambetto alle spalle”, senza farlo cadere. Il 21enne nega che ci siano stati pugni o altre violenze e respinge ogni movente razzista o antisemita. Nei suoi confronti è stato disposto un foglio di via da Milano della durata di un anno.

La Questura parla di “brutale violenza”

Di segno opposto la valutazione contenuta nel provvedimento della Questura, dove si parla di “brutale violenza”, di “diffuso allarme sociale” e della “pericolosità sociale” del giovane destinatario del foglio di via. La ricostruzione dei ragazzi resta quindi distante da quella della vittima e dagli atti della polizia. Saranno ora le indagini coordinate dal pm Luca Gaglio e condotte dalla Digos a chiarire con precisione la dinamica e il contesto dell’episodio.

Il rabbino: “Non mi nasconderò, ma è la prima volta che alzano le mani”

A raccontare la propria versione è anche Rav Tzemach Mizrachi, il rabbino coinvolto nell’episodio. “Continuerò a girare con la giacca e il cappello da rabbino. Non mi nasconderò, non ci nasconderemo. Non cambierò il mio stile di vita”, afferma. Mizrachi racconta di essere stato alla fermata dell’autobus mentre stava andando a prendere i figli a scuola. Secondo la sua ricostruzione, i tre giovani lo avrebbero chiamato in arabo, poi uno di loro gli avrebbe sottratto il cappello e lo avrebbe indossato mentre gli altri facevano dei balletti per prenderlo in giro. A quel punto il rabbino avrebbe iniziato a fotografarli e filmarli. “Se ne stavano andando ma uno dei tre ragazzi si è girato e mi ha tirato un calcio”, racconta. Precisa però di non essere caduto e di non essere andato in ospedale: “Il racconto che è emerso è stato esagerato, da parte dei giornali e anche dalla Comunità Ebraica. Grazie al cielo sto bene”.

Mizrachi aggiunge che, attraverso il gruppo di sicurezza della Comunità ebraica, avrebbe scoperto che poco prima un altro rabbino avrebbe riconosciuto gli stessi giovani come protagonisti di un altro episodio avvenuto nella zona di Gambara. Sul clima che si respira in città, il rabbino racconta di essere già stato più volte insultato in passato. “Non è la prima volta che mi insultano, è la prima volta che alzano le mani”, spiega. Nonostante quanto accaduto, esclude di voler cambiare abitudini. “Quello che è successo a me non rappresenta il mondo. È solo il male che cerca di mostrarsi”. Aggiunge però che continuerà ad adottare maggiore prudenza, soprattutto per i figli: “I miei bambini non li mando in giro da soli, non vogliamo provare situazioni pericolose”.

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