Milano Quotidiano

Milano, il nuovo Consolato Usa costruito sfruttando operai indiani pagati 2 euro all’ora

La Procura contesta lo sfruttamento di lavoratori indiani impiegati nella costruzione della nuova sede diplomatica americana di piazzale Accursio

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario della società americana Caddell Construction, il colosso dell’edilizia incaricato di realizzare il nuovo Consolato generale degli Stati Uniti nell’area dell’ex Tiro a Segno di piazzale Accursio. Il provvedimento, firmato dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici ed eseguito dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, nasce da un’inchiesta per presunto caporalato e sfruttamento della manodopera. Secondo i magistrati, l’attività imprenditoriale può proseguire, ma necessita di un controllo esterno per eliminare le presunte irregolarità emerse nel corso delle indagini. Per questo è stato nominato un amministratore giudiziario che affiancherà l’azienda nella gestione del cantiere.

Il progetto da centinaia di milioni di dollari

L’inchiesta riguarda uno dei più importanti cantieri oggi aperti a Milano. La nuova sede diplomatica statunitense sorgerà su un’area di circa 40mila metri quadrati e prevede un investimento stimato in oltre 300 milioni di dollari. I lavori dovrebbero concludersi nel 2028. A realizzare l’opera è la divisione italiana di Caddell Construction, gruppo statunitense con sede in Alabama specializzato nella costruzione di ambasciate e consolati americani in tutto il mondo. Tra gli indagati figurano la stessa società, in base alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti, e il manager responsabile della sede italiana, il cittadino turco Ulas Demir.

Le condizioni per arrivare in Italia

Al centro dell’indagine ci sono le condizioni di impiego di centinaia di operai indiani utilizzati nel cantiere. Secondo la Procura, nel corso degli anni sarebbero stati impiegati circa mille lavoratori, con una presenza media giornaliera compresa tra 300 e 400 persone. Gli operai arrivavano in Italia attraverso il sistema del distacco transnazionale, una procedura che consente a società estere di trasferire temporaneamente propri dipendenti in un altro Paese. Formalmente il meccanismo sarebbe risultato regolare, ma gli investigatori ritengono che dietro questa procedura si celasse un sistema di sfruttamento della manodopera.

Trentacinque lavoratori indiani ascoltati dai carabinieri hanno raccontato di aver dovuto versare circa 500mila rupie, pari a 5-6mila euro, a una società di intermediazione con sede a Nuova Delhi per ottenere il visto necessario a lavorare in Italia. Secondo le testimonianze raccolte, solo dopo il pagamento di questa somma sarebbe stato possibile entrare nel programma di reclutamento e partire per Milano. Una volta arrivati in Italia, gli operai sarebbero stati ospitati in residence tra Garbagnate Milanese e Pieve Emanuele e inseriti immediatamente nel cantiere del nuovo consolato.

Le trattenute contestate sugli stipendi

L’indagine si concentra soprattutto sulle condizioni economiche applicate ai lavoratori. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, agli operai sarebbero stati fatti firmare documenti senza adeguate traduzioni nella loro lingua. Come riferisce il Corriere, successivamente avrebbero scoperto che i loro stipendi erano soggetti a trattenute mensili di circa 500 euro per l’alloggio, nonostante il contratto prevedesse vitto e alloggio a carico del datore di lavoro. A queste somme si sarebbero aggiunti ulteriori 350 euro richiesti in contanti per i pasti. Secondo gli inquirenti, chi si opponeva rischiava ritorsioni o il licenziamento.

La consulenza: fino a 245 ore al mese e 2 euro l’ora effettivi

Una consulenza tecnica disposta dalla Procura ha ricostruito le condizioni di lavoro effettive degli operai. Secondo gli accertamenti, i lavoratori avrebbero prestato attività per una media di 245 ore al mese, contro le 158 ore teoriche previste. Nelle buste paga la retribuzione risultava pari a circa 4,16 euro l’ora, ma una volta sottratti i costi per alloggio e pasti il compenso reale sarebbe sceso fino a 2,17 euro l’ora. Valori che, secondo i magistrati, risultano ben inferiori sia ai 10-12 euro orari previsti dal contratto nazionale dell’edilizia sia alla soglia di povertà lavorativa individuata dall’Istat.

Le contestazioni della Procura milanese

Per la Procura di Milano questi elementi configurerebbero una situazione di sfruttamento della manodopera approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri. È su questa base che è stata contestata l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto reato di caporalato. Le accuse dovranno ora essere verificate nel prosieguo delle indagini e nell’eventuale fase processuale, mentre il cantiere del nuovo Consolato americano continuerà la propria attività sotto la supervisione dell’amministrazione giudiziaria.

 

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