Milano Quotidiano

Milano, Pastorella (Azione): “Campo larghissimo con M5S? Un grande problema. Primarie solo se davvero rappresentative”

La vicepresidente di Azione Giulia Pastorella: "Da Conte parole infami sulla Russia. Cottarelli stimabile ma lo vuole candidare il centrodestra". L'INTERVISTA

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“Per noi è fondamentale che non ci siano candidati massimalisti e che non si butti via tutto quello che abbiamo fatto in dieci anni rendendo Milano europea e internazionale, vicina alle grandi metropoli europee”. Giulia Pastorella, deputata, vicepresidente di Azione e capogruppo dei Riformisti a Palazzo Marino, traccia la roadmap per le comunali del prossimo anno a Milano. Oltre al toto-nomi, la o il candidato ideale è lontano dagli estremismi, anche di sinistra, ha un animo riformista e si sposa con la parte più internazionale ed europea del capoluogo lombardo. Questo l’identikit. Un profilo che difficilmente può rientrare nel “campo larghissimo” proposto dal Pd cittadino e dalle braccia aperte dal segretario Alessandro Capelli anche al Movimento Cinque Stelle, Rifondazione comunista e nuove realtà civiche. L’INTERVISTA

La Direzione metropolitana del Pd ha approvato all’unanimità la relazione del segretario Alessandro Capelli e un ordine del giorno punta a coinvolgere nella coalizione anche Movimento Cinque Stelle, Rifondazione comunista e forze civiche e sociali che non fanno parte della maggioranza, oltre al ruolo centrale per i dem delle primarie di coalizione. Come vedete queste proposte?
Per me le primarie non sono il male assoluto in generale, ma sono il male assoluto se diventano una partita interna di un partito. Se invece sono uno strumento di partecipazione più ampia della cittadinanza e avvicinamento alla politica possono anche avere dei risultati virtuosi.

Possono funzionare tra i dem di Milano?
Per quelle dinamiche che finora ho visto all’interno del Pd milanese purtroppo sembra più un tema di correnti che si affrontano e scontrano. In questo senso mi viene da sorridere anche all’idea che si possa cooptare i Cinque Stelle e Rifondazione comunista… Dietro le primarie ci dovrebbe essere il tema di chi volontariamente vuole venire a competere in questa competizione e a presentare il proprio candidato. Mentre questa mi sembra un’apertura un po’ paternalistica. Bisognerebbe dire: “sì, siamo aperti, ma poi decideranno bene gli altri cosa fare”. Non a caso, i Cinque Stelle l’altra volta hanno presentato un candidato separato. Questa volta c’è anche l’incognita della tenuta dell’alleanza nazionale, ammesso che tenga.

Qual è l’elemento critico?
Certamente le parole infami di Conte sul fatto che la minaccia russa sia tutta un’invenzione per farci riarmare. Ho visto anche tanti pezzi del PD che si sono un po’ ribellati… A livello locale c’è anche da domandarsi perché il PD vuole i Cinque Stelle che notoriamente a Milano hanno delle percentuali molto basse, qual è il vantaggio di avere quel genere di forza dentro una coalizione che tendenzialmente rinnega tutto quello che ha fatto la coalizione Sala. Per noi naturalmente la presenza dei Cinque Stelle sarebbe un grande problema.

Sareste più propensi a un candidato derivante da accordi politici, un po’ come insegna il modello di Genova con Silvia Salis?
Non perché ci piacciono le cose dietro le quinte, ma perché se le primarie non sono davvero rappresentative, competitive, un esercizio di democrazia, vince chi vogliono i militanti. Che non è necessariamente chi la cittadinanza vuole. Per questo, cercare un accordo rappresentativo di tutte le anime, che sono poi le anime della città, forse potrebbe essere più coerente se si vuole rispettare quello che accadde nella sensibilità della cittadinanza.

La Lega a metà giugno ha portato le sue primarie in piazza con il modello dei gazebo. Come vedete questo coinvolgimento dei cittadini?
Un esercizio di stile. La Lega poi è andata al tavolo di coalizione e ora serve un accordo tra tutte le forze politiche. È stata una trovata forse per galvanizzare un po’ la base e dare un’impressione di democraticità, ma si scontra contro la realtà: alla fine se si è parte di una coalizione si deve poi fare conti con il fatto che il centrodestra non vuole fare le primarie. Le primarie della Lega sono state abbastanza inutili.

A sinistra nel calderone dei candidati ci sono vari nomi, che spaziano da Pacini a Scavuzzo. Cosa ne pensa?
Su Pacini è un immediato no, perché ha posizioni diametralmente opposte alle nostre su tutto, dai temi internazionali alla gestione locale. Altri profili sono naturalmente molto interessanti. Con Anna Scavuzzo sul tema dell’urbanistica stiamo lavorando molto bene, è una persona che rispetto e stimo, così come Conte. Bisogna però fare un ragionamento su cosa ha bisogno la città e quali sono le posizioni e i temi che dobbiamo portare avanti. Bisogna capire se si vuole qualcuno in continuità con l’attuale gestione, di cui facciamo parte, o se ci sia bisogno di qualcuno esterno alla politica. Magari una figura che porta una visione ma che abbia attorno poi una giunta esperta. Ci sono tanti schemi di gioco, ma soprattutto per noi Riformisti è molto importante capire quanta discontinuità il PD chiederà. Cosa che ci preoccupa molto. Ho visto in Consiglio comunale questo spostamento del PD verso sinistra, anche della Lista Sala che a più riprese si è spaccata mostrando un’anima abbastanza estremista. I Verdi hanno molto alzato la posta in gioco, ci hanno tenuto in scacco per tanto tempo. Questa trasformazione dalla maggioranza riformista in una più orientata verso sinistra mi preoccupa in termini della scelta del candidato.

Quale caratteristica deve avere il vostro candidato ideale?
Per noi è fondamentale che non ci siano candidati massimalisti che rinneghino quanto fatto in tutti questi anni. Occorre equilibrio, bisogna costruire case popolari e aiutare i meno abbienti. Ma non si possono crocifiggere i milionari. Serve una visione di città che non preveda di buttare via tutto quello che abbiamo fatto in dieci anni e che ha trasformato Milano in una città europea, internazionale, che attrae gli investimenti, le aziende. Questo è assolutamente da preservare con un’attenzione agli aspetti negativi che questa crescita e questo sviluppo hanno portato. E che condividiamo peraltro con tutte le grandi metropoli europee.

Cottarelli potrebbe tenere insieme tutto questo?
Cottarelli è un candidato naturalmente molto stimabile ma il fatto che sia il candidato potenziale dell’intero centrodestra ci mette un pochino più in difficoltà perché sono 5 anni che governiamo con il centrosinistra. Azione ha sempre detto che valuterà e parteciperà sicuramente alla scelta del candidato, ma non è indifferente di chi si circonda poi il candidato.

E un potenziale avvicinamento con Forza Italia, se dovesse a sua volta allontanarsi dalla Lega?
Come sarei felice di una ‘coalizione dei volenterosi’ a livello nazionale, con i riformisti del Pd, Forza Italia e altre forze centrali, non dico che non sia possibile a Milano. Ma la vedo molto difficile proprio per quello spostamento del PD. Vedo anche molto difficile che Forza Italia si stacchi dalla destra. È uno schema auspicabile ma nella pratica poco plausibile.

La richiesta di maggiore peso da dare al centro viene anche da alcuni esponenti democratici come le riformiste Malpezzi e Quartapelle. Malpezzi ha commentato il raduno a Napoli di Schlein Conte, Bonelli e Fratoianni sottolineando che ‘senza centro non andiamo lontano’.
Sono contenta che sia convinta di questo. Ma al momento non mi pare che i riformisti dem abbiano il peso politico all’interno per ottenere questa apertura e spostamento. Sono dichiarazioni che ci fanno piacere. Mostrano di non essere piegati alla logica pentastellata di Schlein. Però la domanda è: “Cosa possono fare veramente per convincere la leadership del PD a dare più peso ai riformisti che non all’alleanza con i populisti?” Al momento l’impressione è che non ci siano appigli ed è per questo che Calenda continuamente li spinge a prendere le distanze ed eventualmente uscire, come hanno fatto Elisabetta Gualmini e Pina Picerno.

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