E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Come si immaginavano il futuro nel passato? La presentazione del nuovo “Piano del Verde” del Comune di Milano da parte dell’assessore Elena Grandi lo scorso 17 luglio ci ha offerto lo spunto per un interessante esercizio di retrofuturismo applicato alla politica meneghina. Frontale ha infatti voluto ripercorrere la storia di un progetto “dimenticato”, l’Ecopiano per Milano presentato nel settembre del 1991 alla presenza di delegati di OCSE, Comunità Europea e OMS, oltre che del Ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo. Un documento con proposte straordinariamente avveniristiche per l’epoca. Già 35 anni fa, infatti si parlava di incentivare il lavoro da casa per ridurre il traffico dei pendolari. Ovvero di smart working. O di introdurre limiti di circolazione nel centro storico. Di fatto l’Area C. Ed ancora: la costruzione di parcheggi sotterranei per circa 150mila automobili, incentivi alla mobilità sostenibile, la sostituzione del riscaldamento a petrolio con teleriscaldamento e gas naturale.
Intuizioni ed idee che avrebbero insomma visto la luce solo in tempi molto più recenti. Il motivo? Pochi mesi dopo la presentazione dell’Ecopiano, Tangentopoli si abbatté su Milano. Travolgendo una intera classe dirigente e paralizzando tutto per almeno un anno. L’Ecopiano non fu mai varato. Ed i semi che custodiva ci misero molti anni a germogliare nuovamente. Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti di quella stagione: Massimo Ferlini, all’epoca assessore all’Ambiente.
Un progetto per fare di Milano una città-pilota
“A dire la verità non mi piaceva molto chiamarlo ‘Ecopiano’ – spiega -. Perché non si trattava di una pianificazione nel senso di dire: ‘Noi sappiamo già come andrà tutto’. Al contrario, il messaggio era: ‘Abbiamo individuato delle traiettorie; vediamo come intervenire su queste variabili e come farle lavorare a nostro favore’. Non c’era la pretesa di sostituirsi alla realtà o all’azione degli altri. L’”Ecopiano” aveva esattamente questa impostazione: intervenire sulle variabili”. In altre parole: non un piano che disegna un futuro già scritto, ma una mappa delle leve su cui un’amministrazione può provare a spingere. Un progetto che concepiva Milano come città-pilota, capace di sperimentare nuove politiche, addirittura in anticipo sui governi nazionali. L’orizzonte, come si legge dai verbali della presentazione, era quello del giugno 1992, quando si sarebbe firmata a Rio la Convenzione ONU sui cambiamenti climatici.
Eppure, nonostante gli ampi consensi e le risorse messe a disposizione, l’Ecopiano non fu mai attuato. Il 17 febbraio 1992 avvenne l’arresto di Mario Chiesa, con tutto quello che ne conseguì. “Ci fu un periodo di blocco delle iniziative – spiega Ferlini -. Per fare un esempio, del depuratore di Nosedo, previsto dall’”Ecopiano”, non si parlò più per sei anni. Quando arrivò la Giunta Albertini e decise di rimetterci mano, accelerarono il percorso e cercarono di risolvere la situazione chiedendo la nomina di un commissario. In questo modo si riuscì a realizzare l’opera esattamente come era stata programmata, progettata e approvata, senza cambiare una virgola, salvo naturalmente gli inevitabili aggiornamenti tecnologici”.
Comunque, della visione sistemica dell’Ecopiano, ammette Ferlini, sopravvisse ben poco: “L’idea di considerare la città come un ecosistema e di affrontarla nel suo insieme riprese soprattutto attraverso un ragionamento più legato all’urbanistica che all’ecologia”. E infatti, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, ambientalismo ed ecologia scompaiono quasi del tutto dal dibattito pubblico rispetto al decennio precedente – almeno fino al 2018, quando il movimento Fridays for Future porta in piazza migliaia di giovani chiedendo che la lotta al cambiamento climatico torni al centro delle agende politiche. “Sì – commenta Ferlini – successivamente questo approccio che fu alla base dell’”Ecopiano” è stato in parte recuperato, perché, come dico spesso, la realtà è testarda. Se tiri la coperta solo da una parte, inevitabilmente scopri l’altra”.
Dal Piano del Verde alla sfida della Città metropolitana
Del resto, si sa, la storia è ciclica. E come la lotta al cambiamento climatico è tornata centrale nel dibattito nazionale, così il Piano del Verde 2026 riprende alcuni concetti dell’Ecopiano del ‘91: la depavimentazione per ridurre il consumo di suolo pubblico, il monitoraggio costante – ieri affidato alle centraline, oggi all’intelligenza artificiale – e, soprattutto, la costituzione di una cintura verde intorno alla città. Su quest’ultimo punto, però, Ferlini lancia un monito: “Sono molto favorevole alla realizzazione di aree verdi, ma le aree verdi che incidono realmente sulla temperatura, soprattutto con il cambiamento climatico in atto, sono quelle boschive, con alberi ad alto fusto. Quando invece vengono sostituite da aiuole, per lo più artificiali, e nella progettazione di interventi importanti – tanto per non fare nomi: San Babila o Cordusio – non vengono previste aree alberate significative, bisognerebbe chiamare chi le ha progettate e chiedergliene conto”.
In chiusura, l’ex assessore allarga lo sguardo al metodo con cui Milano dovrebbe affrontare la transizione verde: “Ritengo che oggi qualunque decisione riguardante la città metropolitana debba essere affrontata con una visione unitaria. Dirò di più: proprio per ragioni ambientali, tutti i servizi a rete – trasporti, acqua, rifiuti, qualità dell’aria – dovrebbero già oggi essere gestiti attraverso accordi stabili tra i sindaci, indipendentemente dall’esistenza formale della riforma della Città metropolitana. Bisognerebbe rispettare le regole e stabilire scadenze precise entro cui realizzare gli interventi, in modo che un cittadino che vive in un comune a venti chilometri da Milano, ma appartenente all’area metropolitana, possa dire: ‘Io sono cittadino di Milano, perché usufruisco degli stessi servizi di chi abita in Corso Sempione’”.
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