Lunedì, presso Assolombarda, abbiamo passato oltre 13 ore consecutive parlando di futuro. Il futuro dell’Italia, della Lombardia, e di Milano. Lo abbiamo fatto, come di consueto, nella rassegna Direzione Nord, giunta alla sua 28esima edizione.
E’ stato divertente? Sicuramente sì. Stancante? Molto. Nell’ambito di questa “stanchezza felice” mi sono portato a casa un’idea che mi viene da condividere. Il panel più affollato di tutti non è stato quello che parlava di energia, con il ministro Pichetto Fratin. O quello sulla casa, con gli operatori e il sottosegretario Albano (quella del piano casa di Giorgia Meloni). O quello sulle Olimpiadi, dove pure c’erano i miei amici Saldini e Varnier. No: il panel più affollato, e più sentito, è stato l’ultimo. Quello nel quale si sono confrontati quattro contendenti alla poltrona di sindaco. E pure quello, qualche ora prima per motivi tecnici (lo sciopero degli aerei) nel quale Maurizio Lupi ha potuto dire la sua. Ecco: Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo, Antonio Civita, Antonino La Lumia. Moderati da Marco Castelnuovo. Questo è stato il panel più affollato, più intenso.
Un nuovo protagonismo per scegliere il sindaco di Milano
Al netto del confronto, e delle parole dette (o non dette) mi sono portato a casa l’impressione che dopo aver frequentato le assemblee affollate del pre-referendum, la città abbia già voglia di parlare ancora di politica. Un nuovo protagonismo, anche e soprattutto per scegliere il sindaco. Nuove parole d’ordine, nuova voglia di riflettere. Questa è una buona notizia. E se poi le urne ci diranno che anche l’astensionismo è in ritirata, sarà pure meglio. Ma i politici, che si erano abituati a guardare più alle consorterie – viste le affluenze ridicole – che i cittadini, l’avranno capito? E’ qualcosa su cui riflettere.
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