Mentre in via Bellerio si consuma il confronto interno seguito all’affondo di Attilio Fontana su Matteo Salvini, fuori dal perimetro leghista il campo nordista si riorganizza. Nella stessa giornata sono arrivati due annunci distinti: la crescita di Patto per il Nord, guidato dall’ex segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi, e la nascita a Milano di Area Liberale Federalista, promossa tra gli altri da tre ex parlamentari del Carroccio.
Patto per il Nord cresce a Milano e apre una sede a Rho
Il primo annuncio porta la firma di Grimoldi, oggi segretario federale del movimento. Si tratta dell’adesione di Gabriele Abbiati, già consigliere comunale a Milano eletto nelle liste della Lega Salvini Premier, e l’apertura di una sezione a Rho, nella Città metropolitana, prevista per i primi giorni di settembre. “Continuano il nostro radicamento e la nostra crescita in tutte le Regioni del Nord“, ha dichiarato, rivendicando per la propria formazione l’etichetta di “unico movimento politico federalista e liberale a difesa e tutela delle istanze del Nord”.
Il debutto di Area Liberale Federalista
Diversa la fisionomia della seconda novità. Area Liberale Federalista nasce con sede nel capoluogo lombardo e conta tra i promotori Jonny Crosio, Raffaele Volpe, già sottosegretario alla Difesa e presidente del Copasir, e Walter Togni. Nel documento di lancio i fondatori puntano sul criterio della verificabilità: “Non nasciamo per occupare uno spazio, ma per riportare in politica il metodo di chi risponde dei risultati: proposte verificabili, tempi certi, responsabilità personale“. Insieme alla campagna di adesioni è stata annunciata un’iniziativa che chiarisce la collocazione internazionale del gruppo, denominata Antenna Ucraina, con una delegazione e corrispondenti permanenti sul territorio, perché lì passerebbe “la frontiera della sicurezza euro-atlantica”. Una scelta che segna una distanza netta dalla linea prudente tenuta dal Carroccio sul dossier di Kiev.
L’associazione annunciata da Fontana
Sul versante interno resta aperto il cantiere avviato dal governatore lombardo, che nell’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che sulla guida del partito “nessuna soluzione va esclusa a priori” e ha confermato di lavorare con altri a un’associazione “larga e aperta”. Formalmente un contenitore di dibattito, non un soggetto politico. Politicamente, la conferma che nel Nord esiste una domanda che il partito non sta intercettando, e che diversi attori si stanno attrezzando per raccoglierla.
Grimoldi: “Con Fontana o Zaia sarebbe un’autostrada spianata”
Che i fuoriusciti guardino a quel malessere con interesse dichiarato lo ha detto lo stesso segretario di Patto per il Nord commentando le parole del presidente della Regione. “Se oltre alle truppe che hanno salutato Salvini arrivassero anche quelli che hanno una visibilità spiccata come Fontana o Luca Zaia, ci sarebbe un’autostrada spianata”, aveva osservato l’ex segretario della Lega lombarda. Letti in questa cornice, l’ingresso di un ex eletto del Carroccio e l’apertura di una nuova sezione assumono il significato di un cantiere predisposto in vista di un possibile travaso.
Sigle divise e nessun federatore
Il quadro che ne esce è quello di un’area in movimento ma frammentata. Patto per il Nord, il Partito Popolare del Nord fondato da Roberto Castelli, ora Area Liberale Federalista: tre formazioni che pescano nello stesso bacino, quello di chi ha lasciato il Carroccio contestando la svolta centralista, e che nessuno finora è riuscito a unificare.
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