La pulizia è stata fatta, la messa in sicurezza no. All’ex centro sportivo Libertas di Porto di Mare i cumuli di rifiuti lasciati dagli occupanti abusivi sono stati rimossi, ma il perimetro dell’impianto continua a essere facilmente accessibile. Le recinzioni restano danneggiate in più punti e i varchi mai richiusi permettono ancora di entrare senza difficoltà. Durante un nuovo sopralluogo il consigliere di Fratelli d’Italia Riccardo Truppo Rocca ha trovato all’interno anche nuovi giacigli, segnale che l’area continua a essere frequentata e utilizzata durante la notte. “La situazione è tutt’altro che risolta”, denuncia.
Dallo sport al degrado: spogliatoi devastati
Dell’impianto che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per il quartiere resta oggi ben poco. Il Libertas ospitava bambini, ragazzi e famiglie, con campi sportivi in attività e una forte funzione di aggregazione sociale. Al loro posto adesso ci sono strutture svuotate, segni di vandalismo su porte e infissi, materassi e giacigli abbandonati tra i muri anneriti. “Fa impressione vedere oggi tanta desolazione in un luogo che fino a pochi anni fa era sinonimo di sport, aggregazione e socialità”, osserva Rocca.
“Finché il perimetro resterà aperto, ogni intervento di pulizia rischia di essere soltanto temporaneo. Gli accessi abusivi riprendono, tornano i giacigli e con essi rifiuti e degrado”, afferma il consigliere. La richiesta è quindi immediata: chiudere tutti i varchi, ripristinare le recinzioni e mettere realmente in sicurezza l’ex centro sportivo, impedendo nuovi ingressi.
Il concorso del Comune e il futuro di Porto di Mare
Il caso del Libertas si inserisce però in una partita più ampia sul futuro dell’intero quadrante. Palazzo Marino ha promosso “Milano per l’abitare accessibile – Concorso di idee Porto di Mare”, iniziativa destinata a raccogliere proposte per la trasformazione dell’area. Ed è proprio su questo punto che Rocca solleva una questione politica e urbanistica. Secondo il consigliere, Porto di Mare non può essere considerato uno spazio vuoto su cui immaginare da zero un nuovo pezzo di città. “Porto di Mare ha già una propria identità e una propria vocazione: ambientale e sportiva. Ed è questa che deve essere tutelata e rafforzata“.
“Recuperare l’area senza stravolgerla”
Il timore è che la riqualificazione si traduca in un cambio radicale di funzione. “Non diventi il presupposto per snaturare un territorio che rappresenta un patrimonio ambientale importante per il sud di Milano e che per decenni ha ospitato realtà sportive e luoghi di aggregazione”, afferma Rocca. Per il consigliere si dovrebbe intervenire su più fronti: bonificare le zone compromesse, mettere in sicurezza gli edifici abbandonati, valorizzare il verde e restituire alla pratica sportiva e alla vita sociale gli spazi oggi lasciati al degrado.
Con le comunali del 2027 che si avvicinano, quel quadrante è destinato a diventare uno dei terreni di scontro tra maggioranza e opposizione. “A un anno dalle elezioni non servono nuovi pezzi di città disegnati sulla carta“, conclude Rocca, che rivendica per Porto di Mare la funzione originaria: “un grande polmone verde e un luogo che deve tornare a vivere attraverso lo sport“.
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