Milano Quotidiano

“Può colpire ancora”: Saidilly resta in carcere dopo il brutale accoltellamento a Milano

Il gip: “Fatto eccentrico, insensato e inquietante”. Esclusa la premeditazione, confermati i futili motivi. Sarà approfondita la salute mentale del 22enne

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Resta in carcere Lamin Saidilly, il 22enne di Conegliano accusato di avere aggredito con una ventina di coltellate un uomo di 55 anni sabato mattina all’esterno del bar “La Giada”, in via Capecelatro a Milano. Il gip Luigi Iannelli ha convalidato la misura cautelare, ritenendo concreto sia il pericolo di fuga sia il rischio che il giovane possa compiere nuove azioni violente.

A pesare sono soprattutto le parole pronunciate da Saidilly durante l’arresto: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”. Una frase definita dal giudice “raccapricciante” e indicata come uno degli elementi più allarmanti dell’intera vicenda. Per il gip, infatti, si è di fronte a un episodio “eccentrico e apparentemente insensato”, non soltanto per le modalità dell’aggressione, ma anche per la rivendicazione fatta dal giovane subito dopo essere stato bloccato dagli agenti.

Nell’ordinanza non viene però riconosciuta l’aggravante della premeditazione, contestata dalla Procura nell’ipotesi di tentato omicidio. Secondo il giudice, non vi sono al momento elementi sufficienti per sostenere che Saidilly avesse maturato e mantenuto nel tempo il proposito preciso di uccidere qualcuno. Il fatto che si trovasse a Milano con un coltello dalla lama di sette centimetri e con un passamontagna dimostra, per il gip, una predisposizione ad azioni aggressive e incide sulla valutazione della sua pericolosità, ma non basta da solo a provare una decisione omicidiaria coltivata in modo stabile. La vittima, Gerardo P., sarebbe stata scelta casualmente tra i passanti presenti in strada. Resta invece riconosciuta l’aggravante dei futili motivi, collegata anche al riferimento fatto dal 22enne al “divertimento” provato durante l’aggressione.

Gli scritti trovati nel trolley: il timore del suicidio ed  i richiami ad armi, denaro e droga

Un altro fronte dell’indagine riguarda le decine di pagine manoscritte sequestrate dalla Digos nell’abitazione di Conegliano dove il giovane viveva con il padre. I fogli, prevalentemente in lingua inglese, sono stati trovati all’interno di un trolley e sarebbero stati scritti durante un periodo di detenzione nel Regno Unito. In alcuni passaggi Saidilly avrebbe fatto riferimento a una salute mentale precaria e al timore di potersi suicidare. Altri testi, invece, appaiono come composizioni rap o flussi di coscienza, con richiami ad armi, coltelli, denaro, droga e marchi di lusso.

Secondo il gip, si tratta di scritti “sui generis”, formalmente coerenti ma privi in alcuni punti di una logica compiuta. Non basterebbero tuttavia, allo stato, a dimostrare né la premeditazione né l’esistenza di una patologia psichiatrica. Alcune pagine conterrebbero anche riferimenti autobiografici e difese rispetto a rapporti disciplinari ricevuti durante la detenzione inglese, tra violazioni dei regolamenti interni e presunte aggressioni a personale penitenziario.

Saidilly e i due anni in carcere nel Regno Unito

Dagli accertamenti sarebbe emerso che Saidilly, trasferitosi nel 2015 in Inghilterra con la famiglia, ha trascorso circa due anni nel carcere di Lindholme, nel South Yorkshire, tra il novembre 2023 e la fine del 2025. La detenzione sarebbe stata legata a un episodio di rapina e lesioni commesso a Leeds con l’uso di un coltello. Durante quel periodo il giovane sarebbe stato seguito da uno studio legale specializzato in diritto della salute mentale. Il padre ha però negato che il figlio abbia mai manifestato problemi psichiatrici, mentre agli atti non risultano al momento certificazioni mediche che attestino patologie specifiche.

Il gip: “Profilo allarmante e complesso”

Nell’ordinanza il giudice evidenzia anche alcuni aspetti di lucidità nella condotta del 22enne. Saidilly era travisato per evitare di essere riconosciuto e, secondo il gip, la stessa frase pronunciata dopo l’arresto dimostrerebbe una certa consapevolezza di quanto appena commesso. Il quadro viene quindi definito “allarmante e complesso”. Nel corso del procedimento sarà con ogni probabilità necessaria una perizia psichiatrica per chiarire le condizioni mentali dell’indagato e stabilire se fossero tali da incidere sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dell’aggressione.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).