Matteo Salvini tira dritto sulle polemiche legate al corteo che sabato 18 aprile accompagnerà la manifestazione dei Patrioti europei da Porta Venezia a piazza Duomo. Il leader della Lega respinge le contestazioni sulla scelta del percorso, lo stesso che tradizionalmente viene attraversato anche da altre mobilitazioni cittadine, compresa quella del 25 aprile, e rivendica il diritto di manifestare in una città che, osserva, non può avere piazze riservate solo a una parte politica. “Non è che camminare fra porta Venezia e piazza del Duomo sia permesso solo a chi porta la bandiera rossa”, ha detto durante la conferenza stampa in via Bellerio.
Il vicepremier ha impostato la risposta alle critiche su un principio politico prima ancora che organizzativo: la libertà di manifestazione. Salvini ha ironizzato sull’idea che qualcuno possa considerarsi proprietario simbolico di quel tragitto cittadino, sottolineando come si tratti di un percorso già fatto “decine di volte da decine di cortei”. Da qui l’affondo polemico contro chi, a suo dire, si scandalizza per la sfilata leghista ma poi denuncia derive autoritarie altrove. Il messaggio è chiaro: in un Paese democratico non si può sostenere che la Lega non possa arrivare in piazza Duomo.
Salvini: “Sarà una piazza aperta e inclusiva”. Ed invita persino Beppe Sala
Salvini ha provato anche a disinnescare il tema dell’isolamento politico, definendo quella di sabato una piazza “aperta” e “inclusiva”. Ha spiegato che chiunque voglia partecipare sarà il benvenuto, compresi esponenti degli altri partiti del centrodestra e perfino il sindaco Giuseppe Sala, invitato provocatoriamente a esserci “per curiosità”. Una battuta, ma anche il tentativo di ribaltare la narrazione di una manifestazione chiusa e identitaria, presentandola invece come un appuntamento ampio e non settario.
Il leader leghista ha poi rimarcato che l’iniziativa non è formalmente organizzata dalla Lega, ma dal gruppo dei Patrioti europei, che a Bruxelles e Strasburgo siede su posizioni diverse rispetto a Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una distinzione politica che Salvini ha voluto evidenziare soprattutto su alcuni dossier: il sostegno alla Commissione von der Leyen, gli accordi commerciali come il Mercosur e la linea sulla guerra tra Russia e Ucraina. In sostanza, il raduno milanese vuole essere anche una vetrina per ribadire l’identità della Lega dentro il centrodestra e in Europa.
Attese migliaia di persone da tutta Europa. La presenza di trattori e motociclisti
Sul piano organizzativo, Salvini ha parlato di una mobilitazione imponente: migliaia di persone attese da tutta Italia e da numerosi Paesi europei, con delegazioni da Francia, Olanda, Austria, Grecia, Ungheria, Spagna, Estonia, Fiandre e Danimarca. In piazza ci saranno anche circa venti trattori in rappresentanza del mondo agricolo, oltre a motociclisti e harleysti, chiamati a testimoniare il dissenso contro le politiche europee e locali sui motori endotermici e sulle limitazioni alla circolazione delle due ruote. Prevista inoltre la presenza di ministri, governatori, circa 300 sindaci e vicesindaci e più di mille amministratori della Lega.
Il leader leghista ha provato a spostare il focus dal terreno delle accuse a quello dei contenuti. Secondo Salvini, la manifestazione non avrà nulla a che vedere con razzismo, islamofobia o richiami al Remigration Summit, temi agitati in queste ore dalla sinistra. Al contrario, ha insistito, il messaggio politico sarà centrato su “pace, lavoro e sicurezza”, cioè sui tre assi che dovrebbero definire un’idea alternativa di Europa rispetto a quella incarnata dall’attuale maggioranza comunitaria. Anche il contrasto all’immigrazione clandestina resterà centrale, ma dentro una piattaforma che il leader leghista vuole presentare come politica e non estremista.
Cosa vuole ottenere la Lega dalla mobilitazione del 18 aprile
Dietro la manifestazione c’è anche un obiettivo più interno: mostrare che la Lega c’è, che mobilita, e che intende giocare un ruolo centrale nel campo del centrodestra dopo una fase politicamente complessa. Salvini ha definito quella di Milano la prima grande manifestazione dell’area dopo la sconfitta referendaria, caricandola quindi di un significato che va oltre il semplice appuntamento di piazza. La scommessa del leader è trasformare le polemiche sul corteo in un boomerang per gli avversari, accreditandosi come bersaglio di una contestazione ideologica e insieme come interprete di una destra che vuole tornare a farsi vedere, senza chiedere permesso a nessuno.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


