Milano Quotidiano

Restaurato il toro della Galleria Vittorio Emanuele, ma scoppia la polemica: “Lo hanno castrato. Adesso sembra un bue”

Il post dell'assessore Granelli scatena l'ironia social: dopo l'intervento le parti intime del mosaico sembrano sparite. La Lega chiede l'intervento della Soprintendenza

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Il restauro del celebre mosaico del toro nella Galleria Vittorio Emanuele II è stato completato. Lo ha annunciato, sabato 30 maggio, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Milano Marco Granelli attraverso i suoi canali social. Il post si è però trasformato in un boomerang: centinaia di commenti e battute hanno invaso i social, con i milanesi che lamentano la sparizione delle parti intime dell’animale. Secondo numerosi utenti, il toro restaurato assomiglierebbe ora più a un bue.

Tessere di marmo rosa e forme “accennate”: cosa è cambiato

Il lavoro è stato realizzato con tessere di marmo rosa, lo stesso materiale utilizzato da sempre per il restauro del mosaico. Rispetto all’ultimo intervento del 2017, i colori appaiono però più delicati e la forma degli attributi dell’animale risulta più accennata e meno distinguibile. In nove anni le tessere erano state progressivamente polverizzate dai talloni dei turisti, rendendo necessario un nuovo intervento. A rendere la situazione ancora più grottesca, nel corso della giornata è stato posizionato un cartone sopra la parte interessata del mosaico: i turisti hanno iniziato a lanciarvi monetine sopra, quasi a voler ironizzare sull’accaduto.

La Lega attacca: “Il Comune ha castrato il toro, intervenga la Soprintendenza”

La polemica è rapidamente approdata in politica. I consiglieri della Lega Samuele Piscina, segretario cittadino e consigliere comunale, e Silvia Scurati, consigliere regionale in Lombardia, hanno attaccato duramente la giunta Sala. “L’approssimazione con cui viene trattata la storia di Milano ha superato il limite del ridicolo“, dichiarano in una nota congiunta, accusando il Comune di aver “di fatto eliminato i testicoli dell’animale, privando la città del suo più celebre rito scaramantico”.

I due esponenti del Carroccio contestano anche le dichiarazioni di Granelli, che in un video social avrebbe liquidato il rito come una semplice tradizione turistica. “Quel gesto non nasce per i turisti, ma affonda le radici nella storia della città e nella rivalità con Torino”, sottolineano Piscina e Scurati, chiedendo un intervento immediato della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per fare chiarezza sull’intervento e ripristinare il mosaico nella sua configurazione originaria.

 

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