Nuovo duro scontro giudiziario sul modello di business delle piattaforme di food delivery. La Procura di Milano ha espresso parere nettamente contrario alla revoca del controllo giudiziario richiesta da Foodinho-Glovo, il colosso spagnolo delle consegne a domicilio finito sotto inchiesta per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. La decisione finale spetta ora al GIP Roberto Crepaldi.
Secondo il pm Paolo Storari, le misure correttive introdotte dalla società non sanano la “situazione di illegalità” accertata dai carabinieri sulle retribuzioni corrisposte ai circa 40mila ciclofattorini attivi a livello nazionale, paghe ritenute “sotto la soglia di povertà”. Nonostante la sperimentazione di una tariffa minima oraria lorda di 14 euro e di 3 euro a consegna, le perizie tecniche della Procura evidenziano che ai lavoratori viene decurtato “ancora almeno il 30% dell’attività”: il calcolo aziendale considera esclusivamente il tempo della singola corsa e non l’intera disponibilità oraria del fattorino, lasciando il meccanismo di calcolo nelle mani di un “algoritmo completamente opaco”. Per i magistrati, chi opera con continuità deve essere inquadrato a tutti gli effetti come lavoratore subordinato, in linea con le tutele del decreto Primo Maggio.
La replica del colosso del delivery: “La nostra sostenibilità poggia sulla libertà del lavoro autonomo”
Dall’altro lato, Glovo rivendica la piena validità del proprio impianto organizzativo e assicura che “continuerà, come fatto finora, a collaborare pienamente con le autorità”, chiudendo però le porte all’assunzione diretta.
La società sottolinea che il proprio modello economico “e la relativa sostenibilità, si fondano sul lavoro autonomo e sulla libertà dei rider di scegliere se e quando collaborare con la piattaforma, nonché di accettare o rifiutare liberamente le singole proposte di consegna e di collaborare contemporaneamente con più piattaforme, senza obblighi di disponibilità”. Sull’altro fronte dell’indagine milanese, anche Deliveroo resta sottoposta a controllo giudiziario, non avendo ancora formalizzato un piano di risanamento.
I sindacati esultano: “Superare il falso lavoro autonomo con il CCNL Logistica”
La posizione assunta dai pm milanesi accoglie in pieno le istanze e gli esposti presentati dalle sigle di categoria, che tornano a chiedere l’applicazione dei contratti nazionali.
“Da tempo sosteniamo che chi svolge l’attività di rider con carattere di continuità debba essere inquadrato come lavoratrice o lavoratore subordinato, con un’organizzazione del lavoro coerente, turni e tutele già previste dal contratto logistica”, dichiara Nidil Cgil. Sulla stessa linea Slang Usb: “Il modello del falso lavoro autonomo dei rider non si corregge con qualche ritocco alle tariffe ma va superato. L’unico vero cambio di passo è il lavoro subordinato con applicazione del Ccnl logistica”. Netta anche la posizione del collettivo Deliverance Milano: “Subito un contratto, basta salari da fame”.
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


