Milano Quotidiano

Ruby ter, l’infinito processo alle “cene eleganti” di Berlusconi riparte in appello con 40 testimoni

La Corte d’Appello di Milano riapre l’istruttoria dibattimentale. Le nuove udienze tra settembre e novembre

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Il processo Ruby ter torna al centro delle aule giudiziarie milanesi. La seconda sezione della Corte d’Appello di Milano ha disposto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale, accogliendo le richieste delle difese e ammettendo quaranta testimoni. Una decisione che allunga nuovamente i tempi di un procedimento già segnato da anni di passaggi processuali, sentenze e ricorsi. Al centro resta l’accusa di corruzione in atti giudiziari nei confronti di 22 imputati, tra cui Karima El Mahroug, nota come Ruby, l’ex legale Luca Giuliante e alcune delle donne indicate in passato come ospiti delle serate ad Arcore. La falsa testimonianza, altro punto chiave della vicenda, risulta prescritta, ma continua ad avere rilievo come presupposto dell’ipotesi di corruzione.

I testimoni saranno ascoltati in tre udienze già fissate: il 30 settembre, l’8 ottobre e il 29 ottobre. Successivamente, il processo proseguirà con la discussione delle parti, prevista nelle date del 3 e del 26 novembre.

La scelta della Corte punta a concentrare la nuova attività istruttoria in un arco temporale ristretto, pur riaprendo una fase delicata del procedimento. Le deposizioni dovranno aiutare i giudici a valutare se le dichiarazioni rese in passato sulle serate nella residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore siano state effettivamente condizionate o meno.

Il cuore del processo riguarda ancora una volta la ricostruzione delle serate di Villa San Martino. L’accusa, nel corso degli anni, ha sostenuto che alcune testimoni sarebbero state ricompensate per fornire una versione edulcorata di quegli incontri, descritti come semplici “cene eleganti”. Le difese, invece, contestano l’impianto accusatorio e rivendicano la necessità di ascoltare nuovamente diversi testi.

Il procedimento arriva dopo l’assoluzione pronunciata nel 2023 dal Tribunale di Milano, che aveva escluso la sussistenza dei fatti contestati. Dopo il ricorso della Procura e il passaggio in Cassazione, il caso è tornato davanti ai giudici d’appello, chiamati ora a riesaminare una parte centrale del materiale processuale.

Niente trasferimento a Siena, si va in appello a Milano

Nell’ordinanza letta in aula, la Corte ha respinto alcune questioni preliminari sollevate dalle difese. In particolare, è stata rigettata l’eccezione con cui si chiedeva di celebrare un nuovo processo di primo grado anziché procedere in appello. Respinta anche la richiesta di trasferire il procedimento a Siena per ragioni di competenza territoriale.

Resta invece rinviata alla conclusione del giudizio la valutazione su alcune questioni di legittimità costituzionale legate alla posizione giuridica delle donne che, nei precedenti processi sul caso Ruby, erano state chiamate a testimoniare sulle serate di Arcore.

In aula solo Miriam Loddo

Alla lettura dell’ordinanza era presente Miriam Loddo, ex showgirl e una delle imputate del procedimento. La sua presenza ha riportato in aula anche il peso mediatico di una vicenda che, a distanza di anni, continua a intrecciare cronaca giudiziaria, politica e memoria pubblica dell’epoca berlusconiana. L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, morto nel 2023, è ormai fuori dal processo: la sua assoluzione è definitiva. Il procedimento, però, prosegue nei confronti degli altri imputati. Con la riapertura del dibattimento, il caso Ruby ter entra così in una nuova fase, destinata a misurarsi ancora una volta con il confine tra memoria dei testimoni, ricostruzione giudiziaria e lunga durata dei processi.

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