Milano torna a chiedere maggiore autonomia sulla tassa di soggiorno. Il sindaco Giuseppe Sala, a margine della presentazione del progetto “Giardino Manifesto” alla Santeria di viale Toscana, ha ribadito la richiesta del Comune di poter applicare anche nel capoluogo lombardo l’aliquota massima prevista per altre grandi città turistiche italiane. Il tema è al centro delle interlocuzioni con il ministro del Turismo Alessandro Mazzi. L’obiettivo di Palazzo Marino è poter arrivare, anche a Milano, a una tassa fino a 10 euro a notte negli hotel di lusso, come già accade o può accadere in realtà come Firenze e Venezia.
“E’ profondamente ingiusto che Firenze e Venezia possano arrivare a 10 euro e Milano no”
Sala ha usato parole nette: “Trovo profondamente ingiusto che Firenze o Venezia possano arrivare a 10 euro a notte negli hotel di lusso e Milano no”. Secondo il sindaco, la richiesta non nasce da una logica punitiva verso il turismo, ma dalla necessità di riequilibrare i costi che una città internazionale deve sostenere per garantire accoglienza, servizi e qualità urbana. Milano, ha ricordato Sala, è ormai una destinazione con un turismo fortemente internazionale: “Milano ha un turismo che è sostanzialmente straniero al 70%, straniero ricco tendenzialmente”.
Servizi, pulizia e sicurezza: il contributo chiesto ai visitatori
Per il primo cittadino, chi visita Milano deve essere accolto nel modo migliore, ma deve anche contribuire ai costi che la città sostiene. “È giusto che chi venga in questa città sia accolto al meglio, ma contribuisca a pagare i servizi, la pulizia, la sicurezza”, ha spiegato. La tassa di soggiorno, dunque, viene presentata da Sala come uno strumento a vantaggio dei residenti, oltre che della qualità dell’offerta turistica. Per il sindaco, infatti, l’aumento dell’aliquota per le fasce più alte dell’ospitalità sarebbe “veramente nell’interesse dei milanesi”.
Il confronto in corso con il Governo per mantenere la misura anche oltre il 2026
Sul piano politico, il Comune sembra registrare qualche apertura. Sala ha riferito di avere spiegato al ministro Mazzi la logica della richiesta milanese e ha lasciato intendere che il confronto sia in corso. “A me pare che Mazzi abbia capito, ora vediamo”, ha detto il sindaco. L’auspicio è che la misura possa essere confermata anche oltre il 2026: “Io spero che oggi per il 2026 sia così. Speriamo che lo si possa mantenere anche per il 2027”.
Una città sempre più turistica: servono strumenti adeguati per sostenerla
La posizione di Sala si inserisce in una trasformazione ormai evidente del ruolo di Milano. Da capitale economica e città degli affari, il capoluogo lombardo è diventato negli anni anche una meta turistica internazionale, attrattiva per eventi, moda, design, cultura, shopping e grandi manifestazioni.
Proprio questa crescita, secondo Palazzo Marino, richiede strumenti adeguati per sostenere l’impatto dei flussi turistici sulla città. L’aumento della tassa di soggiorno per gli hotel di lusso viene così collegato alla possibilità di finanziare servizi essenziali e mantenere alta la qualità urbana.
L’interesse dei milanesi al centro della richiesta
Il punto politico della richiesta è chiaro: per Sala, Milano non può essere trattata diversamente da altre grandi destinazioni italiane. Se città come Venezia e Firenze possono applicare un’aliquota più alta negli alberghi di lusso, lo stesso dovrebbe valere per Milano, soprattutto alla luce della composizione del suo turismo. La partita, ora, passa dal confronto con il Governo. Palazzo Marino punta a ottenere una cornice che consenta alla città di trattenere più risorse dal turismo di fascia alta e di reinvestirle su ciò che, secondo il sindaco, incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti: servizi, pulizia e sicurezza.
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