Milano Quotidiano

Schlein gela le primarie e lascia Milano nel vuoto: per il dopo-Sala mancano ancora candidato e metodo

La segretaria liquida come "inutili e dannosi" i confronti sulla leadership del centrosinistra. Ma a Milano il tempo stringe

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“Abbiamo già perso abbastanza tempo in dibattiti inutili, dannosi e subalterni“. Elly Schlein prova a chiudere così il dossier delle primarie di coalizione e della sfida per la guida del centrosinistra. Ma la frase pronunciata alla Festa dell’Unità di Rivalta sul Mincio produce subito un effetto anche a Milano, dove il problema non riguarda una futura corsa a Palazzo Chigi bensì una scadenza molto più vicina: nel 2027 la città dovrà scegliere il successore di Giuseppe Sala e, al momento, il centrosinistra non ha né un candidato condiviso né una procedura per individuarlo. Se le primarie diventano un terreno da congelare, resta da capire quale sia l’alternativa.

Il dopo-Sala è aperto, ma manca la strada per arrivarci

La partita per Palazzo Marino è cominciata ben prima della campagna elettorale. Il Pd governa Milano con i suoi alleati da oltre quindici anni e sa che la successione a Sala sarà uno dei passaggi più delicati dell’intero ciclo amministrativo. Il punto non è soltanto trovare un nome competitivo: prima ancora bisogna stabilire chi dovrà sceglierlo. Per anni i gazebo sono stati lo strumento con cui il centrosinistra milanese ha costruito leadership e candidature; la frenata della segretaria rende meno scontata anche questa via e lascia aperta una domanda destinata a diventare presto inevitabile: candidatura decisa dai partiti, consultazione degli elettori o figura civica capace di tenere insieme l’intera coalizione?

A complicare il quadro ci sono le alleanze. Il perimetro del campo largo resta da definire e il rapporto con il Movimento 5 Stelle sarà decisivo. Sul piano nazionale Schlein può permettersi di rinviare il confronto; nelle città no, perché candidature, programmi e intese vanno costruiti con largo anticipo. Milano sarà così uno dei primi grandi banchi di prova: qui si misureranno insieme la capacità del Pd di mantenere la guida della coalizione, il rapporto con Giuseppe Conte e la tenuta dell’intesa con le altre forze progressiste.

Sui gazebo il partito resta diviso

La posizione della segretaria non chiude nemmeno il dibattito interno. Vincenzo De Luca prevede “un anno di psicodramma”, boccia le primarie come “demenzialità politica” e sostiene che la guida debba spettare alla forza con più voti. Sul fronte opposto Marco Furfaro difende lo strumento, respinge l’idea di ridurlo a un “contest come X Factor” e vi vede una possibile grande mobilitazione collettiva. Angelo Bonelli sposta invece l’attenzione sul programma e indica settembre come il limite oltre il quale non restare prigionieri degli “egocentrismi di qualcuno”. Posizioni distanti che a Milano rischiano di ripresentarsi con urgenza doppia, perché qui la scelta non potrà slittare fino alla vigilia del voto.

Le Feste incrociano Conte, ma saltano Milano

Anche il calendario della rentrée offre un’indicazione. A Genova la segretaria è attesa il primo settembre con Francesco Boccia, due giorni dopo toccherà al presidente del Movimento 5 Stelle con Andrea Orlando; nel programma compare anche Silvia Salis, figura destinata a pesare negli equilibri futuri dell’alleanza. A Bologna Conte interverrà il 5 settembre e Schlein il 20, mentre a Reggio Emilia tornerà il tema dell’unità, nello stesso luogo dove un anno fa i due leader insistevano sulla necessità di presentarsi insieme agli elettori. In questa geografia manca però una tappa: la segretaria non passerà dal capoluogo lombardo proprio mentre si apre la partita più delicata per il futuro del Pd locale.

Una città che non può aspettare Roma

Schlein può congelare la discussione nazionale e rimandarla a dopo l’estate delle Feste. Milano non ha lo stesso margine: il dopo-Sala andrà costruito molto prima delle Politiche, e il centrosinistra dovrà decidere non solo chi candidare, ma attraverso quale percorso arrivarci. Ad oggi, però, la città non ha un candidato per il 2027 e, con le primarie in discussione, rischia di non avere nemmeno il metodo per trovarlo.

 

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