Lo scompenso cardiaco rappresenta una delle principali sfide per i sistemi sanitari contemporanei. Colpisce milioni di persone, genera un elevato numero di ricoveri e assorbe una quota crescente di risorse assistenziali. Per affrontare questa emergenza silenziosa non bastano più interventi frammentati: servono modelli organizzativi capaci di individuare precocemente i pazienti, seguirli nel tempo e prevenire il peggioramento della malattia.+
Il nuovo progetto di Next Beat
È proprio in questa direzione che si muove ATS Insubria attraverso un innovativo progetto di Population Health Management presentato nell’ambito di Next Beat, il percorso promosso da SDA Bocconi con il patrocinio di FADOI e la sponsorizzazione non condizionante di Bayer, dedicato al miglioramento della presa in carico dei pazienti con scompenso cardiaco e alla sostenibilità del sistema sanitario. A raccontare l’esperienza è un manager di lungo corso, direttore generale di ATS Insubria, Salvatore Gioia, che evidenzia come il vero valore del progetto risieda nella capacità di superare le tradizionali divisioni organizzative.
Gioia: “Il coinvolgimento multidisciplinare di professionisti con competenze differenti per costruire un modello condiviso”
«Il lavoro che abbiamo svolto è particolarmente innovativo perché ha previsto il coinvolgimento multidisciplinare di professionisti con competenze differenti», spiega Gioia. «Abbiamo messo attorno allo stesso tavolo figure che si occupano di organizzazione sanitaria, epidemiologia, gestione operativa e attività clinica. L’obiettivo era costruire un modello condiviso che consentisse di affrontare lo scompenso cardiaco in maniera più efficace e strutturata».
Utilizzo dei dati e pacchetti minimi di prestazioni per percorsi omogenei
Il punto di partenza è stato l’utilizzo dei dati per identificare i bisogni reali della popolazione e costruire percorsi assistenziali calibrati sui diversi livelli di complessità clinica. «Insieme ai clinici abbiamo individuato tre differenti livelli di pazienti affetti da scompenso cardiaco», racconta il direttore generale. «Successivamente abbiamo definito quali professionisti dovessero prendere in carico ciascun gruppo e quali prestazioni fossero necessarie per garantire un’assistenza appropriata. Abbiamo quindi costruito dei veri e propri pacchetti minimi di prestazioni che consentono di offrire ai pazienti percorsi omogenei e basati sull’appropriatezza clinica».
La medicina d’iniziativa, un cambio culturale nell’approccio alla sanità
Il modello si fonda sul concetto di medicina d’iniziativa, un approccio che ribalta la logica tradizionale della sanità. «Non dobbiamo aspettare che il paziente si aggravi e arrivi in ospedale», sottolinea Gioia. «Dobbiamo essere noi a individuarlo, a richiamarlo ai controlli necessari e ad accompagnarlo lungo il percorso assistenziale. È questo il cambiamento culturale più importante che siamo chiamati a realizzare».
Secondo il direttore generale, la necessità di intervenire nasce da una criticità emersa chiaramente dall’analisi dei dati disponibili. «Abbiamo osservato che molti pazienti identificati come scompensati non effettuavano controlli sufficienti rispetto alle loro condizioni cliniche. Da questa evidenza è nato il progetto. Vogliamo creare un sistema capace di intercettare questi bisogni e trasformarli in percorsi concreti di assistenza e monitoraggio».
Aspettative elevate e indicatori specifici per valutare i primi dati
I risultati definitivi richiederanno ancora alcuni mesi di osservazione, ma le aspettative sono elevate. «Le evidenze sono ancora in divenire e abbiamo previsto indicatori specifici per valutare l’impatto del progetto», afferma Gioia. «Ci attendiamo benefici importanti sia in termini di identificazione precoce dei pazienti sia nella capacità di garantire controlli più appropriati e continui. I primi dati significativi potranno essere valutati nell’arco di sei-dodici mesi».
Gli obiettivi alla base sono concreti ma la vera sfida è culturale
Tra gli obiettivi vi sono la riduzione dei ricoveri evitabili, il miglioramento degli esiti clinici e una gestione più sostenibile delle risorse sanitarie, elementi che rappresentano oggi una priorità per tutte le organizzazioni sanitarie. Ma la sfida più impegnativa non è tecnologica né organizzativa. È culturale. «La principale criticità è rappresentata dalla necessità di cambiare il modo di lavorare», osserva il direttore generale di ATS Insubria. «Occorre sviluppare una reale collaborazione multidisciplinare e costruire una continuità operativa tra ospedale e territorio. Questo richiede un cambiamento di mentalità che coinvolge tutti gli attori del sistema». Una difficoltà che, secondo Gioia, può trasformarsi in una grande opportunità.
Un salto di qualità per il sistema sanitario replicabile anche in altri contesti
«Quella che oggi appare una criticità è in realtà la leva che può consentire al sistema sanitario di compiere un salto di qualità. Quando professionisti diversi condividono obiettivi, informazioni e responsabilità, la risposta ai bisogni del paziente diventa più efficace». Per questo il progetto viene guardato con interesse anche oltre i confini territoriali di ATS Insubria.
«Ritengo che il modello sia assolutamente scalabile e replicabile», afferma. «Attraverso questa sperimentazione vogliamo dimostrare che la medicina d’iniziativa e la collaborazione tra i diversi livelli assistenziali possono produrre risultati concreti. Se i dati confermeranno le nostre aspettative, il modello potrà essere adottato anche in altri contesti territoriali».
Un modello adottabile anche in molte altre sfide sanitarie
Non solo. La metodologia sviluppata potrebbe trovare applicazione in molte altre aree della sanità. «L’aspetto più interessante è che questo approccio non riguarda esclusivamente lo scompenso cardiaco», conclude Gioia. «La vera forza del Population Health Management è la sua capacità di essere adattato ad altre patologie croniche. Se riusciremo a dimostrarne l’efficacia, potremo disporre di uno strumento prezioso per affrontare alcune delle principali sfide sanitarie dei prossimi anni».
Un progetto che guarda al futuro e che potrebbe contribuire a ridefinire il concetto stesso di presa in carico: non più una sanità che interviene quando la malattia si manifesta in tutta la sua gravità, ma un sistema capace di anticipare i bisogni, prevenire le complicanze e accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Salvatore Gioia


