Oggi il Corriere della Sera fa una bellissima intervista a monsignor Delpini, l’arcivescovo di Milano. Giampiero Rossi registra, nero su bianco, delle parole pesanti: “Ho avuto l’impressione di essere ascoltato dappertutto. Ho avuto anche l’impressione di essere irrilevante dappertutto. A volte ho avuto la sensazione che il senso di ciò che cerco di trasmettere non sia colto”. Io non penso che siano parole sofferenti, di finta umiltà. Io penso che siano forse il più evidente atto d’accusa dell’arcivescovo alla città di Milano. Beninteso: non solamente alla politica. Troppo semplice, dare la colpa alla politica. I politici passano, diventano più o meno impermeabili alle sollecitazioni della Chiesa.
Il problema è più profondo, e meriterebbe una riflessione assai maggiore. E’ un problema di corpi produttivi milanesi, di intellettuali milanesi, di borghesia milanese. Cioè di quello che ha sempre contraddistinto questa città, che forse – come dicono in molti – ha iniziato a perdere l’anima. In questa città la borghesia ha sempre avuto un nonsoche di calvinista: rigorosa, lontano dagli eccessi delle terrazze romane, lavoratrice. E poi, generosa con la città. Ne abbiamo un esempio, ultimo flebile bagliore del tempo che fu, con il nuovo Policlinico di Milano, finanziato certamente dalla Regione ma anche da molti donatori. Flebile bagliore perché oggi i grandi fondi, le grandi realtà spesso estere non mettono neppure nel loro orizzonte che non sono obbligate, ma è nello spirito di Milano restituire qualcosa alla città. Una città che è fatta in quota parte di ultimi, di meno fortunati. Io ritengo che l’arcivescovo abbia ragione. Le sue parole vengono ascoltate ma non comprese.
Ma che ci sia una ragione quasi demografica: se più del 50 per cento dei milanesi è cambiato negli ultimi 10 anni vuol dire che più di metà dei milanesi non è milanese nel senso più profondo del termine. E il fallimento della nostra società sta tutto qua: nel non aver trasmesso, nel non aver difeso, nel non aver insegnato quel calvinismo meneghino a chi milanese stava per diventarlo grazie non al lavoro, ma ai soldi.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


