Ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo e attesissimo decreto legge sulla sicurezza pubblica e sul contrasto alla criminalità minorile. Una mossa d’urgenza disposta dall’esecutivo per rispondere fermamente ai gravi atti di guerriglia urbana compiuti sabato, e proseguiti in parte anche nella giornata di domenica, tra le vie del centro e della periferia di Milano. Il provvedimento introduce misure severe, tra cui l’istituzione del nuovo reato di “partecipazione violenta a una manifestazione” e l’estensione del fermo preventivo fino a 24 ore anche per i soggetti minorenni. Misure nate per arginare i saccheggi e il teppismo di piazza che hanno sconvolto il capoluogo lombardo nel fine settimana.
Tuttavia, dietro il paravento della compattezza della maggioranza di centrodestra mostrata a Palazzo Chigi, si consuma un retroscena politico svelato da Milano Quotidiano. Mentre il testo governativo affronta l’iter formale, la Lega ha depositato una proposta di legge (PDL) destinata a spaccare il dibattito pubblico e a testare la tenuta degli stessi alleati. Il cuore pulsante del testo del Carroccio prevede una misura drastica: la revoca della cittadinanza italiana a chiunque venga condannato per reati gravi commessi in piazza contro le forze dell’ordine e contro il patrimonio, come la devastazione, il saccheggio e gli atti di teppismo urbano.
Portare la PdL sulla revoca della cittadinanza in Parlamento prima del termine del mandato
Secondo fonti qualificate, vicinissime all’entourage del vicepremier e segretario federale Matteo Salvini, non si tratta di una semplice bandiera ideologica o di una provocazione estemporanea da campagna elettorale. Salvini, forte di una leadership che si appresta a essere blindata e plebiscitata con la scontata e imminente rielezione al vertice del partito in occasione del congresso federale in programma sabato e domenica, intende trasformare questo provvedimento in un perno irrinunciabile dell’agenda politica di fine legislatura. Il mandato che il leader leghista riceverà formalmente dai suoi delegati nel fine settimana si tradurrà in un vero e proprio aut-aut politico rivolto ai partner di coalizione, nello specifico a Fratelli d’Italia e Forza Italia. Salvini chiederà con fermezza formale che la PDL sulla revoca della cittadinanza per i teppisti di piazza venga incardinata, discussa e approvata definitivamente in Parlamento prima del termine naturale del mandato governativo, fissato con le elezioni politiche del 2027 (quasi certamente a novembre).
La strategia del Carroccio mira a blindare a destra l’elettorato sensibile ai temi dell’ordine pubblico, cavalcando l’indignazione per i recenti disordini di Milano, dove le vetrine distrutte e le aggressioni agli agenti hanno riacceso i riflettori sui nodi irrisolti della sicurezza urbana. Con questo blitz legislativo, la Lega costringe di fatto Giorgia Meloni e Antonio Tajani a posizionarsi su un terreno scivoloso: rifiutare la proposta significherebbe apparire “morbidi” con chi distrugge le città, mentre accettarla aprirebbe fronti di discussione complessi sul piano del diritto costituzionale.
Il documento in anteprima rivela che la norma colpirebbe i cittadini che si macchiano di reati di devastazione e saccheggio in contesti di manifestazioni pubbliche. La Lega intende far valere il principio secondo cui chi attacca frontalmente lo Stato, le sue divise e i beni comuni non è degno di mantenere lo status di cittadino italiano.
La partita nel centrodestra è appena cominciata. Da domani, con le prime reazioni ufficiali delle altre forze politiche della maggioranza, si capirà fino a che punto Fratelli d’Italia e Forza Italia saranno disposte a spingersi per assecondare la forte accelerazione impressa da Salvini subito dopo la sua riconferma congressuale, in vista del decisivo traguardo delle elezioni politiche del 2027.
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