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Siria Trezzi è stata per quasi venticinque anni una protagonista della politica e della sinistra milanese. A Cinisello Balsamo fu prima consigliera comunale, poi assessora e poi, dal 2013 al 2018, sindaca, eletta col Partito Democratico. Nel 2014 venne nominata vicepresidente di ANCI Lombardia ed eletta nel Consiglio della Città Metropolitana di Milano. Poi arrivò il 19 giugno 2020. Il giorno in cui la Procura dispose gli arresti domiciliari per lei e per il marito (ed ex vicesindaco) Roberto Imberti. L’accusa: corruzione a beneficio di un immobiliarista per la costruzione di un centro commerciale e di un parcheggio per la fermata della Metro Lilla in alcune aree del Parco Grugnotorto.
Ad ottobre 2022 il Tribunale di Monza emise la sentenza, condannando i due imputati a quattro anni di carcere ciascuno, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a versare 200mila euro di risarcimento al Comune di Cinisello Balsamo. Trezzi e Imberti fecero ricorso al secondo grado di giudizio e, dopo quattro anni di dibattimento, la Corte d’Appello di Milano ha recentemente ribaltato del tutto la condanna, assolvendoli con la motivazione più netta possibile: “Il fatto non sussiste”. Quasi a sconfessare il verdetto di primo grado, in appello è stata la Procura stessa a chiedere il proscioglimento per gli ex amministratori.
Trezzi: “Dieci anni con una spada di Damocle sulla testa”
“Io ho saputo dai giornali che era in corso un’indagine sul Comune di Cinisello e sui suoi atti – ricorda Siria Trezzi – Era il 2016, quindi in questi dieci anni, con un’intensità diversa, ovviamente, ho sempre avuto questa spada di Damocle sulla testa“. L’inchiesta, insomma, diventa una presenza sempre più pervasiva nella vita dell’indagato: “Tu sei ferma: riesci a gestire l’ordinario, la quotidianità, ma non puoi programmare – racconta Trezzi – E non riuscire a pensare al futuro, nella vita, è una grande menomazione. Era come sentirsi in gabbia”.
“Ho imparato che l’attesa è anche qualcosa di concreto. Perché ti condiziona. Diventa qualcosa di materiale: qualsiasi cosa tu stia facendo, la stai facendo in attesa. È proprio qualcosa che senti fisicamente”. In questo limbo quasi kafkiano, Trezzi rivendica la scelta di essersi dimessa da ogni carica ed di essersi totalmente allontanata dal dibattito politico, cercando deliberatamente di non creare fazioni a lei favorevoli o contrarie: “Non ho chiesto al PD o alla politica di esprimersi. Poi per quelle che sono le mie caratteristiche sono sicura che nel PD c’è chi mi apprezza e chi invece ha legittimamente sempre espresso delle critiche a cui io non mi sono mai sottratta”.
Siria Trezzi prova a rispondere alla domanda che viene quasi inevitabile farsi leggendo di questo caso: come si è spiegata lei questa differenza così netta tra il verdetto di primo grado e quello della Corte d’Appello? “Intanto, consideriamo il fatto che il sistema giudiziario, in qualche modo, ha dimostrato di funzionare, di non essere corporativo e di essere obiettivo”.
E prosegue: “La giustizia mi ha condannato, la giustizia mi ha assolto: non è proprio una cosa da poco. I diversi gradi di giudizio hanno dimostrato di essere davvero tali, non soltanto sulla carta. Quindi il sistema, in qualche modo, funziona, anche se non funziona nei tempi”. Trezzi riconosce che “si tratta di processi complicati, complessi, che, sulla base della documentazione disponibile, si prestano a interpretazioni diverse, anche alla luce delle motivazioni del processo precedente. Noi abbiamo presentato elementi e documentazione diversi, che hanno portato a un’altra interpretazione dei fatti”.
Il futuro e il rapporto con la politica: “Devo ancora elaborare”
Alla domanda su un suo eventuale desiderio di rientrare in politica, infine, Siria Trezzi ammette di avere cambiato il suo modo di approcciarsi alla vita amministrativa: “Non so da che parte prenderla – dice – Sono ancora troppo ferita, troppo esposta e devo ancora elaborare”. Per poi concludere: “La politica è stata tanta parte della mia vita e in questo momento tristemente, perché mi dispiace, non so se potrei stare meglio senza o con, non lo so davvero. E’ proprio qualcosa che mi addolora. E questo è uno degli effetti di questa vicenda”.
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