E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Bisogna rendere atto a Cristina Tajani, combattiva parlamentare del Partito Democratico ed ex assessore al lavoro nella giunta Pisapia, di averci creduto, nella tassa ai super ricchi. E ora – complice anche la necessità del governo di sistemare alcune storture della flat tax per i super ricchi – la sua proposta potrebbe anche diventare realtà. Il voto è imminente (al momento in cui scriviamo), come emendamento alla delega fiscale del Governo.
Una tassa sui Paperoni per “sgonfiare la bolla”
Circa un anno fa non ero convintissimo della proposta di Cristina Tajani, lo ammetto. Che cosa dice la sua proposta? Di fatto è l’inserimento di una tassa addizionale comunale che “sgonfi la bolla” dei ricchi che sono approdati a Milano da mezzo mondo, e che adesso arrivano – non pochi, e con i portafogli gonfi – anche dagli Emirati Arabi e dal Qatar, a causa dell’instabilità dell’area.
Milano nel mirino, un milionario ogni dodici abitanti
Qualche numero: ad oggi i ricchi che arrivano in Italia, e che generalmente scelgono Milano perché è la città più europea, pagano una flat tax sostitutiva di 200mila euro (già raddoppiata rispetto ai 100mila di qualche tempo fa), ma sono esentati dalle addizionali sia comunali che regionali. Secondo le statistiche, anche se io ci credo poco, ci sarebbe un milionario ogni 12 abitanti – a Milano – considerando solo il portafoglio liquido.
Il paradosso dei Democratici, ribaltano una legge voluta dal Centrosinistra
La mia idea, sulla quale non cambio opinione, è che non è la cosa più corretta rendere meno conveniente trasferirsi a Milano così da abbassare i prezzi. Perché a livello internazionale serve stabilità, non cambio continuo di regole. E che di fatto la bizzarria è che due parlamentari Dem abbiano chiesto al governo di destra di ribaltare una legge voluta dal centrosinistra. Rimane per me un’altra la via maestra: quella di far “integrare” i super ricchi nella vita metropolitana, rendendoli partecipi dei bisogni della collettività. Non con le tasse, ma con la moral suasion che può anche essere – se fatta bene e se fatta in modo coerente – molto molto molto efficace.
Dov’è finito il ceto illuminato di Milano? Prendiamo spunto da New York
Da questo punto di vista si può suggerire un modo un po’ più furbo per “tassare” i ricchi. Che è quello che ha adottato New York da tempo immemore: fare in modo che i grandi capitali siano invogliati a spendere autonomamente per la città. A New York vendono le targhette sulle panchine di Central Park a carissimo prezzo. I mecenati hanno costruito addirittura isole artificiali che ora sono diventate attrazioni turistiche (come nel West End) o musei celebrati in tutto il mondo. Io credo che uno dei problemi di Milano sia questo, e che il sindaco Sala l’abbia detto, ma con troppa timidezza: dove è finito il ceto alto illuminato che si sentiva in dovere di dare alla città e non solo di prendere? Tajani e Misiani si applichino su come fare a invogliare a regalare alla città con meno burocrazia, meno lacci e soprattutto senza il rischio di essere pure indagati per questo. E i risultati potrebbero rivelarsi sorprendenti.
Questo scrivevo quasi un anno fa. Adesso il provvedimento Tajani (e Misiani) è in aula. Vedremo.
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